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Grazie alla Sua resurrezione Gesù Cristo ha liberato dalla morte il corpo dell’uomo, e solo Lui poteva farlo. L’uomo può sopprimere la sofferenza, almeno certe sofferenze, ma la morte, mai! Può lottare contro di lei, ritardarne la scadenza, ma non farla scomparire.
Anche se potesse, grazie al progresso della scienza e della medicina, farne indietreggiare i termini, giungerebbe solo a prolungare una vita morta. Infatti, è evidente che non bisogna immaginare l’immortalità come un’assenza di morte, che consisterebbe in un prolungamento continuo e, indefinito della vita presente. Questo è inammissibile, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche secondo l’insegnamento della Sacra Scrittura.
Infatti se Adamo avesse dovuto continuare indefinitivamente una esistenza in un corpo carnale, avrebbe continuato a vivere, spiritualmente parlando, della semplice vita di fede che allora egli viveva, e mai avrebbe acceduto alla visione di Dio faccia a faccia.
Infatti il primo uomo, a meno di una grazia straordinaria che lo avesse innalzato al di sopra della sua natura, era incapace di sopportare questa visione. E si può dire che concerneva prima di tutti Adamo quella risposta di Dio a Mosè, il quale gli domanda di mostrargli il suo volto: “Tu non puoi vedere la mia faccia. per ché l’uomo non mi può vedere e vivere” (Esodo 33:20). L’apostolo Paolo afferma: ”Carne e sangue non possono eredare il regno di Dio: né la corruzione può eredare l’incorruttibilità... Poiché bisogna che questo corruttibile rivesta l’incorruttibilità, e che questo mortale rivesta  l’immortalità” (1 Corinzi 15:50.53). Questo era anche vero per Gesù Cristo stesso. Ecco perché alla vigilia della sua morte che doveva essere seguita dalla risurrezione e dal Suo ingresso in gloria Egli dice ai suoi discepoli: “Se voi m’amaste, vi rallegrereste ch’io vo al Padre” (Giovanni 14:28). C’è dunque per Adamo una necessità non solo biologica, ma anche metafisica e teologica di morire alla vita animale, carnale di quaggiù.
Ma allora che significa l’immortalità perduta dai primi uomini e restituita da Gesù Cristo?
La morte nella quale sono incorsi Adamo ed Eva è la morte spirituale, cioè la separazione, della loro anima da Dio ed anche la morte fisica. Questa morte consiste nella separazione dell’anima dal corpo, ma precisando bene che, mentre il corpo cessa di vivere e si decompone, l’anima essendo spirituale continua a vivere la sua vita personale, anche se in modo del tutto diverso. Detto questo, penso che l’immortalità significa non assenza di morte nella vita presente, esenzione dalla morte biologica, ma ripresa definitiva della vita corporale da parte dell’anima nell’aldilà, e con un corpo liberato dalla sua condizione terrestre, carnale, che lo sottometteva alle leggi fisiche.
Infatti, la resurrezione di Gesù Cristo non fu una rianimazione, un ritorno alla condizione primitiva, come fu quella operata al figlio della vedova di Nain o a Lazzaro, ma la nascita ad una vita nuova liberata dalle condizioni della carne, tutta spiritualizzata, perché penetrata dallo Spirito di gloria; una vita immortale secondo le parole di San Paolo: “Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non lo signoreggia più. Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio” (Romani 6:9-10).
Dunque, la risurrezione del nostro Salvatore ci ha reso immortali. Grazie alla sua ubbidienza amorosa al Padre, spinta sino alla morte della croce, il Signore Gesù Cristo, capo della chiesa che egli è venuto a salvare, ha riparato la disubbidienza di Adamo che ci aveva fatto perdere il dono dell’immortalità. Ecco le parole dell’apostolo Paolo: “Siccome per mezzo di un sol uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato v’è entrata la morte…, la grazia di Dio e il dono fattoci dalla grazia dell’unico uomo Gesù Cristo, hanno abbondato verso i molti. E riguardo al dono non avviene quel che è avvenuto nel caso dell’uomo che ha peccato; poiché il giudizio da un unico fallo ha fatto capo alla condanna; mentre la grazia, da molti falli, ha fatto capo alla giustificazione” (Romani 5:12-16). E ancora: “Ma ora Cristo è risuscitato dai morti, prima di quelli che dormono. Infatti poiché per mezzo di un sol uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la resurrezione dai morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati” (1 Corinzi 15:20-22).
Cosicché il Signore Gesù Cristo può dire: “Io son la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà mai” (Giovanni 11:25-26).
Angelo Gargano

da: “Cristiani Oggi”21/89




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