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Nel capitolo 21 del Vangelo secondo Matteo è narrato l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, l’adempimento della profezia di Zaccaria che dice: “Dite alla figlia di Sion: Ecco il tuo Re viene a te, mansueto”. Gesù non è entrato baldanzoso e arrogante in Gerusalemme ma ha mostrato la sua mansuetudine nel corso della Sua vita e fino alla morte in croce. Geremia profetizzò di Lui come di un agnello umile con queste parole: “Io ero come un agnello mansueto, condotto al macello e non sapevo che ordivano macchinazioni contro di me, dicendo: Distruggiamo l’albero col suo frutto, eliminiamolo dalla terra dei viventi, affinché il suo nome non sia più ricordato” (Ger.19:11). Questa profezia risale a secoli prima che Gesù apparisse sulla terra. Egli si presentò al mondo come uomo mansueto e da imitare per avere il Suo stesso sentimento, come l’apostolo Pietro ci esorta nella sua lettera: “A questo infatti siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per noi, lasciandoci un esempio, affinché seguitate le sue orme… Oltraggiato, non rispondeva con oltraggi; soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di colui che giudica giustamente” (1 Pietro 2:21, 23).
Notiamo nelle Scritture che Egli soffrì oltraggi senza minacciare alcuno ma piuttosto intercedendo presso il Padre e chiedendo il loro perdono (Luca 23:34). Impariamo da Gesù la mansuetudine. La richiesta che fu fatta al tempo di Geremia 19:11, sembra avverarsi: si voleva distruggere l’albero, quel legno verde di cui parlava Gesù riferendosi alla Sua vita (Luca 23:31) il cui frutto Egli maturò nella Sua vita. Gesù ha dimostrato di possedere tutti i frutti descritti in Galati 5:22 e li manifestò palesemente.
Gesù desidera che il Suo insegnamento sia messo in pratica da tutti coloro che si ritengono Suoi discepoli.
Qual è il privilegio dell’ubbidire al comando del Signore? Sicuramente una crescita spirituale e poi un beneficio. Se vuoi avere riposo nell’anima — quel riposo che ti porta ad affrontare tutte le prove con pazienza e mansuetudine — hai bisogno d’imparare questa lezione da Gesù. Quando si appartò con i suoi discepoli, ammaestrandoli, Egli pronunciò questa beatitudine: “Beati i mansueti, perché essi erediteranno la terra”. Gesù ha detto che i mansueti erediteranno la terra. Alcune sette religiose pensano ed insegnano che si debba ereditare questa terra. Ma la nostra terra è un’altra; il luogo di riposo in cui Dio vuole portarci è un altro. Il luogo dove possiamo godere la serenità non è la terra, anche se il Signore farà nuovi cieli e nuova terra dove abiterà la giustizia. Ma dice la Scrittura che i mansueti erediteranno la terra. Allora c’è un’eredità da godere quando si è mansueti, si può godere una grande pace quando si cammina tranquillamente. Nel libro dei Salmi 37:11, il salmista dice a proposito della mansuetudine: “Beati i mansueti, perché godranno di grande pace”. Come è bello avere pace nelle famiglie! Tra moglie e marito a volte ci possono essere delle incomprensioni, e c’è necessità di essere affinati l’uno all’altro. A volte non c’è mansuetudine, non c’è sopportazione, ci sono sempre battibecchi, non c’è pace quando - come dice la Bibbia — le liti sono come un gocciolar continuo!
Cosa farà Dio ai mansueti? Quello che si legge nel Salmo 25:9 “Egli (Dio) guiderà i mansueti nella giustizia, e insegnerà la sua via agli umili”. Bella soluzione! Dio guiderà i mansueti nella giustizia e insegnerà la sua via agli umili. San Giacomo dice a tal proposito, che è necessario che la parola di Dio sia ricevuta con mansuetudine, che sia piantata in noi perché salvi le anime nostre (Gm. 1:21). Quando Dio punta il dito verso il nostro peccato, verso i nostri errori, ci ribelliamo. Ce l’abbiamo con chi ci annuncia l’evangelo perché parla contro il peccato e le ingiustizie, criticando il nostro comportamento malsano e da non cristiano. Non possiamo avercela contro il predicatore: è Dio che sta parlando al nostro cuore, e quando noi riceviamo la parola con mansuetudine, avremo un grande premio, perché la parola produce il frutto che Dio desidera.
Qual è la nostra attitudine come figli di Dio? Si legge in Efesini nei capitoli 4 e 5 quale deve essere il comportamento del credente e come dovrebbe camminare: nella pace, nella lode e nell’armonia; deve avere nel cuore la serenità che Dio brama. Il capitolo 4 di Efesini inizia con una bella frase: “Io dunque, il prigioniero per il Signore, vi esorto a camminare nel modo degno della vocazione a cui siete stati chiamati, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri nell’amore” (Ef.4:1-2). La scrittura c’insegna il modo in cui camminare, cioè studiandoci di camminare con umiltà, con mansuetudine, con pazienza, e sopportandoci gl’uni gl’altri nel timore del Signore. Questa è un’attitudine che dobbiamo prendere come cristiani. La mansuetudine è un vestito da indossare; ci sono diversi vestiti da eliminare dal nostro guardaroba, altri ancora da bruciare. Ce ne parla il capitolo 3 di Colossesi: “Vestitevi dunque come eletti di Dio, santi e diletti, di viscere e di misericordia, di benignità, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza”.
È un’esortazione che Paolo fa alla chiesa, quindi anche a noi oggi. La chiesa di Colosse aveva tanti problemi, e tante teorie cercavano in qualche modo di distrarre queste persone dalla retta via. Paolo desiderava che queste persone facessero un cammino glorioso. “Vestitevi come eletti di Dio”, come persone elette di Dio.
Voglio sottolineare un particolare. Quando Dio ordinò il sacerdozio, non strutturò soltanto i metodi del servizio, e gli animali da usare per i vari sacrifici. Egli ordinò anche che i Suoi servi nel tabernacolo fossero vestiti come eletti di Dio! Questo rispecchiava la loro identità di fronte a tutto il resto del popolo. I sacerdoti del Signore erano vestiti in “santa magnificenza”. La tunica del Sommo Sacerdote Aronne serviva a conferirgli la dignità di servo del Signore. Noi siamo dei servi del Signore; non solo chi sale sul pulpito, ma tutti siamo servi del Signore. Un servo fedele deve essere vestito appropriatamente per seguire le orme del Signore.
Ancora nella prima epistola di 1 Timoteo 6:11, l’apostolo Paolo parla della mansuetudine, dicendo: “Ma tu, o uomo di Dio, fuggi queste cose e procaccia la giustizia, la pietà, la fede, l‘amore, la pazienza e la mansuetudine”. La mansuetudine qui è messa come ultimo elemento da procacciare, ma noi dobbiamo sforzarci continuamente di avere la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la pazienza e la mansuetudine nella nostra vita che rispecchino chi siamo e in cosa crediamo. Dobbiamo essere una chiesa mansueta, non chiesa ribelle! Dio non vuole capre nella chiesa ma pecore, perché nel giorno del giudizio, Egli farà la separazione dei capri dalle pecore. Le pecore hanno un privilegio particolare.
Nella Bibbia c’è un personaggio eccelso in mansuetudine: Mosè, definito l’uomo più mansueto della terra. Mosè nel suo ministero ebbe dei problemi derivanti dal popolo al suo seguito. Israele era un popolo che creava continuamente problemi, ma Mosè era un uomo mansueto! Quando Dio si adirò perché vide un popolo ribelle, di collo duro, disse a Mosè: “Or dunque, lasciami fare, affinché la mia ira si accenda contro di loro e li consumi; ma di te io farò una grande nazione” (Es. 32:10). Dio era stufo di un popolo che si ribellava continuamente al Suo servo, ma Mosè mostrò mansuetudine e compassione per il popolo intercedendo per loro. Egli chiese a Dio: “Ti prego, perdona il loro peccato; se no deh, cancellami dal tuo libro che hai scritto!” (Es. 32:32). Mosè desiderava che questa sua mansuetudine fosse rispecchiata anche in chi gli stava attorno, perché nel popolo non vi era mansuetudine. Se Dio ha usato Mosè, un uomo mansueto, Egli può usare anche te, se ti renderai mansueto.
Se vogliamo vedere la gloria di Dio, dobbiamo imparare l’umiltà. Se vogliamo che la gloria di Dio sia manifestata nella nostra vita, abbiamo bisogno di queste due caratteristiche nella nostra vita: la mansuetudine e l’umiltà. O Signore, fammi più fedele e mansueto!

Il premio dell’umiltÀ È il timore dell’Eterno,
la ricchezza, la gloria e la vita.
Proverbi 22:4
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