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Dalla serie di sermoni “GEMME DI GRAZIA”
di Alessandro McLaren

“Mettendoci da parte vostra ogni impegno aggiungete… all’autocontrollo la pazienza”. (2 Pietro 1:5, 6)

Abbiamo già tracciato lo sviluppo di questa serie di grazie cristiane, dalla fede, attraverso la potenza che conduce alla percezione chiara del dovere, le quali, a loro volta, convergono nella continenza o meglio nell’autocontrollo. Sono quelle grazie che definiamo combattive perché presuppongono una resistenza. Il mondo presenta molte difficoltà, perciò abbiamo bisogno del vigore che viene dal cielo; è saturo di illusioni perciò è necessario che siamo saggi per discernere tra il bene ed il male; è zeppo di tentazioni, perciò abbiamo bisogno di autocontrollo.
Lo stesso ordine in cui questa “collana di grazie” è connessa nei suoi vari elementi, ci fornisce la lezione che le più marcate e le più pure qualità del carattere sono necessarie per lo sviluppo delle grazie più dolci e più preziose. L’affetto fraterno e l’amore” concludono la serie, ma la potenza spirituale, la capacità di discriminazione e l’autocontrollo la introducono. Il guscio duro o spinoso è necessario per preservare all’interno il frutto gustoso.
Ora dobbiamo aggiungere un altro anello: la pazienza, che praticamente non è altro che l’autocontrollo utilizzato in una particolare direzione. Generalmente usiamo il termine autocontrollo per riferirci alla repressione delle nostre inclinazioni verso tutto ciò che ha un certo potere d’attrazione verso di noi; la pazienza invece regola la nostra riluttanza rispetto a tutto ciò che è spiacevole. L’equipaggio di Ulisse che si chiuse le orecchie con la cera per non udire il canto delle sirene è un esempio di autocontrollo. Lo stesso Ulisse che combatté contro la tempesta è un esempio di quella virtù che il nostro testo definisce pazienza.
Nella terminologia biblica il termine pazienza assume un significato molto più vasto di quello che usiamo nel nostro linguaggio quotidiano. La pazienza cristiana non è “un monumento che sorride al dolore”, ma una instancabile virtù all’opera.
La pazienza
Infatti, include una mite sopportazione, ma anche molto di più. V’è un elemento di attività, di persistenza piuttosto che di pazienza, nel senso comune del termine. Vuol dire continuare a tenere una posizione che sappiamo essere giusta, nonostante che tutto ci appaia contrario. È simile all’attitudine di un viaggiatore che per nulla intimorito si stringe nel proprio mantello e avanza contro la furia del vento che sibila dall’altipiano, anche se è colpito al volto dal nevischio come da frecce velenose.
Nel concetto di pazienza cristiana, oltre a questi due elementi: la mite sopportazione e la decisa persistenza, ve n’è un altro che consiste in una calma anticipazione, in una serena speranza.
Se teniamo presente questi tre elementi come aspetti diversi del significato di questa parola, riusciremo a comprendere la forza di questa ingiunzione.
      1. Considereremo, quindi, prima di tutto l’attitudine cristiana in riferimento a tutto ciò che è doloroso e poco gradevole.
Questo è il segreto della pace per tutti coloro che soffrono. “Supplite il vostro autocontrollo con la pazienza”. Chi sono coloro che soffrono? V’è un uomo, una donna, un bimbo tra noi che manca di qualche bene di prima necessità, grande o piccolo, e che con gratitudine vorrebbe possederlo? V’è qualcuno tra noi che non sia cosciente di qualcuno “storto tra i tanti” che ci fa soffrire? Bene, allora, questa è vera sapienza, accettalo serenamente, e opera come si conviene. Esistono tanti mali nel mondo, che non debbono essere sopportati pazientemente. Dolori e sofferenze di ogni tipo, sono campanelli d’allarme che suonano per far intervenire i vigili del fuoco ed il nostro primo dovere è quello di scoprire se possiamo liberaci dei dolori. Soltanto quando ci troviamo faccia a faccia con un dolore irrevocabile ed inevitabile, così grande che sembra schiacciarci, o sia esso tanto piccino che ci disturba come un moscerino, allora l’esortazione del nostro testo deve essere applicata.
È la pazienza cristiana che deve essere goduta, non una sterile sottomissione stoica verso l’inevitabile, una vana superbia che ci impone di non palesare i nostri sentimenti, non uno sciocco tentativo di apparire insensibile a quanto ci pesa e ci ferisce. Tutti questi vari metodi di trattare i dolori e le sofferenze sono praticati da molti nel mondo e tutti sono considerati come aspetti di nobiltà e di virtù, mentre sono insufficienti, irreali e poco saggi.
Tuttavia, alcuni di noi si agitano disordinatamente nel proprio dolore, come un polipo nella rete, sdegnato di essere stato pescato, illudendosi che con tale agitazione riesca a spezzare le maglie.
“Supplite al vostro autocontrollo con la pazienza”.
Questa pazienza cristiana ha come primo elemento la consapevolezza che la coppa che dobbiamo bere è amara. “Figliuole di Gerusalemme,… piangete per voi stesse…” (Luca 23:28) - questa non è soltanto una constatazione, ma un ordine. Compia il dolore la sua azione nel cuore e nella vita.
      2. Il secondo elemento nella pazienza cristiana è la quieta sopportazione, con una volontà sottomessa ed acquiescente, del dolore o della sofferenza che viene a noi. Consideriamo dove, nella nostra serie di “Gemme della Grazia”, è elencata questa saggia sopportazione delle sofferenze inevitabili e permesse da Dio. Viene dopo l’autodisciplina. Tale ordine ci insegna che occorre un grande sforzo di autocontrollo per tenere immobili le membra tremanti dinanzi al bagliore del bisturi, se non sono addormentate da un anestetico. Ma possiamo riuscirci se abbiamo imparato l’autosopportazione che, quando necessaria, disprezza il piacere. Non ci mancherà l’autosopportazione, che, quando necessaria, subisce il dolore e, se possiamo esercitare il controllo sulle nostre inclinazioni passionali e sui vari mormorii e sulle ferite del cuore, riusciremo così a contenere il fiume in piena nel suo proprio letto. Non permetteremo mai alle nostre sofferenze di fare due passi fatali, cioè di renderci ciechi rispetto alle benedizioni e paralizzarci nell’attuazione dei nostri doveri. Così avremo scoperto il modo di rendere il dolore una benedizione e le tenebre una luce brillante.
Ricordiamo altresì che questa ingiunzione di possedere la pazienza cristiana appartiene ad una serie che è totalmente collegata alla “fede”. Questa è la cerniera da cui dipende tutta la catena, o con una migliore metafora, è la fonte dell’energia che passa da un anello all’altro così come essi sono legati in successione. La fede passa mediante la potenza virtuosa, la conoscenza, l’autocontrollo per giungere fino alla pazienza, la quale si sviluppa dalle precedenti grazie e da queste ne è prodotta. La possibilità di una vera sopportazione della sofferenza dipende dal possesso deciso delle verità che la Fede ci comunica. Questo avviene in due modi, ai quali posso soltanto accennare. La pazienza è possibile quando a sostegno di tutti i nostri dolori, siano essi grandi o piccoli, riconosciamo la volontà di Dio. Qualunque altro appoggio, meno questo, sul quale il cuore cerca di fondarsi nella propria desolazione, viene meno e cede. “È il Signore! Faccia Egli quello che Gli parrà bene”. “Supplite alla vostra fede con la pazienza”
La fede, però, opera nella pazienza in un altro modo, ci insegna a comprendere e a riconoscere il significato del dolore.
Se una saggia guardia forestale desidera che un albero cresca diritto, taglierà i rami laterali affinché il tronco centrale possa crescere diritto verso l’alto e tutte le energie della pianta possano tendere verso questa crescita ascendente.
Così Dio opera con noi, recide i rami laterali affinché quello centrale possa superare il bosco circostante ed elevarsi ed essere coronato dal cielo.
Così ci allontana dalla terra; così ci insegna la vanità dei desideri mondani; così ci avvicina a Lui col nostro spirito purificato; così prepara per noi dei doni più preziosi del Suo dolce ed incommensurabile amore. Una placca di marmo viene prima incisa profondamente con delle parole di encomio e poi lucidata ad arte. Perché? Perché nell’incisione si possano incastonare delle gemme e si possano riempire i vuoti con oro martellato.
Così Dio incide profondamente i nostri cuori per poter inserire Se stesso negli spazi che si creano, affinché nel finito che passa possa incastonare l’infinito che dimora per sempre. Così la nostra fede discerne la mano che permette tutto questo e lo scopo del messaggio, può accettare quanto accade e supplire l’autocontrollo con la pazienza.
  da: “Cristiani Oggi” settembre 1994
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