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:: Solitudine

La solitudine è un sentimento che Dio può usare per portare conseguenze molto profonde nella nostra vita. Quando cadiamo nella disperazione della solitudine e soffriamo la tristezza che ne consegue, riusciamo a vedere noi stessi in modo diverso.
Quest’emozione può dimostrare che abbiamo bisogno di un Dio personale che sia amico, consigliere e partner intimo che cammini vicino a noi. Se permettiamo alla solitudine di disciplinarci possiamo camminare nei momenti difficili più vicino a Dio ed essere soddisfatti  nell’animo come mai prima.
Nel principio Dio Padre ha abitato in uno stato di unica entità con Dio, il Figlio e Dio lo Spirito Santo. Non possiamo immaginare una cosa simile, ma Dio nella Sua grande potenza scelse di avere comunione anche con l’uomo. La creazione del mondo non poteva dirsi completa senza quest’ultimo, perché l’uomo era lo scopo di tutta l’opera compiuta da Dio.
Non fu, infatti, compito dell’uomo, sin dall’inizio, avere comunione con Dio? Sembra che Dio abbia desiderato stare con l’uomo e goderne un’intima comunione. Dio trovò un amico in Abrahamo e desiderò la presenza e l’affetto di Enoc che infine non vide la morte ma fu trasportato su in cielo. Davide era vicino al cuore di Dio più di qualsiasi altra personalità del vecchio Testamento e Dio espresse il Suo grande piacere nel parlare con lui. Mosè ebbe l’opportunità di dialogare con Lui e di ascoltare direttamente la Sua voce che parlava. Nel Nuovo Testamento vediamo Gesù che chiama Suoi amici alcuni uomini, e vediamo un Dio che vuole radunare intorno a Sé un popolo che Lo ami.
Quando non camminiamo nella presenza di Dio soffriamo una profonda solitudine. Molte volte pensiamo che questa sia solo un’emozione che viene e che va per la perdita di qualcuno, o che sia una sensazione di vuoto momentanea, ma, invece,è un’insidiosa condizione che uccide spiritualmente e fisicamente se non le prestiamo la dovuta attenzione. È un problema, una piaga nella nostra società occidentale. La solitudine è un soggetto che richiede a gran voce la nostra attenzione, ma le cure che le vengono prestate non sono pari. Abbiamo imparato a cliccare sul telecomando della televisione per avere compagnia, o a soffermarci a guardare un reality (che poi è lontano dalla realtà), o possiamo collegarci a internet e incontrare virtualmente delle persone. Viviamo in una società che soffre di solitudine e la cosa più triste è che lo abbiamo scelto. La breve esistenza che noi chiamiamo vita è determinata dalle scelte che compiamo. La solitudine è, a volte, il frutto di scelte sbagliate. Una sorella poco tempo fa mi diceva di tenere la TV accesa per avere compagnia. Molte persone spendono non ore ma la loro vita davanti a un computer alla ricerca di compagnia. Questi sono segni sinistri di ciò che sta rendendo zoppicante la Chiesa e distruggendo individui e famiglie. Un insegnante di scienze commerciali mi ha detto poco tempo fa, che molte persone soffrono di cancro al cervello a causa delle radiazioni sprigionate a casa e in ufficio dai monitor dei computer. Certamente questo è un azzardo alla salute fisica, ma è anche un azzardo alla salute spirituale ed emotiva degli utenti indisciplinati. Ho appena parlato con un’altra sorella il cui marito ha divorziato perché la sua relazione via internet si è tramutata in adulterio. La sorella era distrutta emotivamente mentre mi confidava queste cose e diceva di essersi chiesta più volte perché avesse gettato via l’intera sua vita per nulla. Dopo un momento di riflessione ha ammesso di essere caduta nel peccato a causa della solitudine, un terribile peccato che ha condizionato il resto della sua vita, Il pastore di una grande assemblea mi ha raccontato di dover gestire situazioni simili praticamente ogni giorno e che la vita di tante persone viene distrutta da peccati come questo. La solitudine può essere mortale, viene fuori dalla sensazione di non aver speranza. La speranza è l’ingrediente fondamentale per tirarci fuori dalla fossa della solitudine.
L’apostolo Paolo ha detto che la speranza che si vede non è speranza e ancora, che se speriamo per ciò che non abbiamo, riceveremo come frutto la pazienza. La pazienza ha in sé la speranza perché sa che le promesse di Dio ci porteranno a un livello di vita. Se il nostro futuro ha in serbo per noi solo giudizio allora la depressione e la solitudine non finiranno mai, né qui, né per l’eternità. Quando capiremo che un altro giorno di vita e impareremo ad apprezzarlo? La nostra solitudine, allora, sarà cambiata in un tempo di speranza e attesa per le cose che Dio ha preparato per noi. Calpestati e soli bisogna continuare ad andare avanti e, dopo ogni offesa e attacco di solitudine trovare una nuova fresca ragione per cui sperare. Ogni fratello e ogni sorella deve credere che non sarà sempre difficile come il presente. La speranza per ogni credente che soffre è sapere che il problema della solitudine presto sarà solo un ricordo lontano.
Perché c’è così tanta solitudine? Perché il suicidio a causa della solitudine è arrivato alle stelle nella nostra società? Un sondaggio negli USA ha mostrato che le donne di mezza età divorziate sono coloro che più soffrono di grande solitudine e povertà le quali, oltretutto, portano all’alcolismo, all’uso di stupefacenti e a tutte le malattie che derivano da un tale stile di vita. Problemi secondari come lo stress, l’insonnia, l’ansia, la depressione, la paura e il cancro sono comuni tra queste persone. Problemi di cuore, emicranie e problemi digestivi sono dilaganti, ma la diagnosi reale per questi casi è stata ignorata. L’obesità e l’anoressia con piaghe sono anche su questa lista di disordini che derivano dalla solitudine. Si è notato che le persone muoiono giovani quando soffrono di estremi attacchi di solitudine.

Fino ad ora abbiamo visto i danni fisici ad essa connessi, ora vogliamo esaminare alcuni altri problemi direttamente derivanti.
C’è un aumento nella frequentazione delle linee “chat” su internet che sta creando nuove vie di accesso all’infedeltà coniugale. La Chiesa sta soffrendo a causa delle famiglie distrutte da questo peccato. Ero recentemente in Connecticut dove mi trovavo a pranzo con un pastore che mi ha raccontato una storia molto triste.
Una giovane coppia con due piccoli bambini frequentava la sua adunanza. Erano una tipica famiglia americana e sembravano molto felici. Il marito aveva un discreto successo lavorativo e la moglie era a casa impegnata nel crescere i bambini. Aveva molto tempo libero e cominciò a chattare con un uomo in Francia. Entrambi aprirono l’uno all’altro la propria vita privata rivelando quanto entrambi si sentissero molto soli nei rispettivi matrimoni. Lei concluse la cosa lasciando suo marito e i bambini e andando a vivere in Francia con quest’uomo. Il marito soffrì una pena insopportabile e la grande solitudine che ne seguì, ma la Chiesa lo ha circondato con supporti sia morali che spirituali aiutandolo ad occuparsi dei bambini e dunque standogli vicino. Dopo due anni, la moglie è tornata e la chiesa ha gioito. Il marito l’ha perdonata e un nuovo proposito e impegno è ritornato nella loro vita. Dopo aver ascoltato la storia fino qui, ho detto al pastore che si trattava di una meravigliosa testimonianza e di quanta speranza mi desse nella mia presente situazione.
Il pastore mi ha guardato seriamente, poi mi ha detto: “Lo pensi davvero? Non dimenticare che ci sono conseguenze difficili da fronteggiare. Questa donna ha trascorso due anni nella consapevolezza, lo stress e la solitudine di vivere con uno straniero che a malapena capiva, in una società incomprensibile per lei, e senza la comunione con i credenti.
Pensava continuamente ai suoi piccoli bambini e la consapevolezza di aver abbandonato la propria famiglia l’ha schiacciata così tanto da gettarla nella depressione e in una profonda solitudine che fu estremamente difficile da sopportare. L’ho sepolta non molto tempo fa.” Questa fu la risposta del pastore. Come può essere! Sì, si è ravveduta, è tornata al Signore, ma poco dopo essere ritornata a casa, si lamentava per alcuni piccoli dolori. Una visita dal dottore ha rivelato che aveva metastasi in varie parti del corpo. Poco tempo dopo, a soli ventisette anni, è morta. Il marito, confidandosi più tardi con il pastore, disse che la solitudine della morte era più facile da accettare che la solitudine causata dall’adulterio.
Alcuni non saranno d’accordo su questo, tuttavia alla morte di questa donna può aver contribuito la solitudine che il suo peccato aveva portato con sé. Alti livelli di stress e profondi livelli di depressione producono effetti negativi sui nostri organi. Un dottore mi ha detto che il novanta percento dei casi di cancro sono causati da stress mentale, depressione e solitudine e che se questi elementi venissero curati molti ospedali sarebbero vuoti. Fratelli, è una questione seria e abbiamo bisogno di prenderla a cuore. Rifiutare di accettare la disciplina di Dio, trasformerà la nostra solitudine in peccato e quest’ultimo può essere purificato solo tramite il sangue di Gesù se ci rivolgiamo a Lui per essere perdonati e restaurati.
Quelli che sono logorati in uno stato di solitudine hanno distolto il loro sguardo da Dio, da chi Lui è e dalla consapevolezza del Suo totale controllo su ogni cosa nella loro vita. Finché non arrenderanno le loro menti a Cristo in obbedienza, resteranno nel buio più profondo della loro anima. La nostra anima ha un disperato bisogno della presenza di qualcun’altro, e c’è Uno che è più vicino di un amico. Siamo stati creati per essere amati e accettati e in ciò vediamo il desiderio del nostro Creatore. Quando viviamo come se non fossimo amati, lontani da Dio, la nostra anima paga un prezzo altissimo, quello della separazione dal nostro Creatore.
Ho parlato con un fratello che ha camminato con il Signore ed è stato nel ministerio per molti anni. Si trovava in una condizione di sviamento molto profondo e aveva più o meno girato le spalle a ciò che Dio gli aveva mostrato cadendo nel peccato. Aveva tentato di giustificarsi mostrando un aspetto religioso agli altri e continuando a ministrare verità spirituali, ma per tutto il tempo sapeva di essere nel peccato e aveva vissuto sotto la convinzione negativa della verità che conosceva bene. Guardava indietro a quel tempo e si rendeva conto di quanti anni della sua vita fossero andati perduti.
Mentre parlavamo, guardava al pavimento e i suoi occhi divennero grandi, ricordava l’ansietà che aveva stretto la sua anima ogni giorno aspettando il giudizio che stava per arrivare. Si sentiva vuoto. Avrebbe voluto spingere fuori la convinzione del peccato, o razionalizzarla o lavorare o giocare qualunque cosa che potesse aiutarlo a distrarsi per un momento, ma poi, come un mostro, la realtà del suo peccato, faceva risorgere la sua  orribile testa e distruggeva la sua pace.
Ancora una volta avrebbe dovuto combattere il senso di colpa per essersi allontanato da quel Gesù, che un tempo aveva amato e con cui aveva avuto comunione. La solitudine della sua anima era così forte che non sentiva più la conferma dallo Spirito Santo della sua salvezza. Si sentiva separato da Dio e terrorizzato dall’eternità che lo ossessionava. La solitudine del peccato si presenta quando siamo lontani da Dio. Questo fratello si è ravveduto e ha lasciato il peccato senza cui pensava non avrebbe mai potuto vivere. Dio lo ha restaurato e adesso ha un ministerio potente per il Signore. Ha detto che ora non si sente mai solo perché può comunicare giornalmente con il suo Salvatore.
John Bunyan fu imprigionato per la sua fede in Inghilterra nel 1660. Fu lasciato in cella in mezzo ai suoi rifiuti ed escrementi e gli venne fatta questa offerta dai suoi aguzzini: “Rinnega la tua fede e ti lasceremo tornare tra le amorevoli braccia di tua moglie e dei tuoi figli.” Egli rispose: “Perché dovrei rinnegare Colui che mi ha sempre accettato e che non ha mai fatto niente altro che bene verso di me, Colui che è proprio qui vicino a me in questo buco puzzolente? lo vorrei piuttosto stare qui e gioire alla Sua presenza che essere in qualunque altro posto.” Fu rilasciato dodici anni dopo e durante la sua prigionia usò la sua profonda solitudine per scrivere uno dei più grandi libri della letteratura cristiana: “IL PELLEGRINAGGIO DEL CRISTIANO”. Fu sollevato nella sua solitudine dalla presenza di Cristo. Molti Padri della fede divennero grandi soffrendo la solitudine dell’anima.
Mentre ci avviciniamo giorno dopo giorno alla nostra dimora celeste, dobbiamo focalizzare i valori eterni e vedere quale grande tesoro è in serbo per noi. La nostra solitudine può portarci verso Cristo, oppure tirarci negli abissi più profondi dell’inferno, torturando la nostra vita egoistica quotidianamente. Se poniamo la nostra fiducia in Cristo, possiamo essere liberati dalla solitudine e far sì che il carattere di Cristo e la Sua immagine siano formati in noi. Abbiamo bisogno di assumere la consapevolezza che la solitudine può produrre qualcosa di prezioso in noi. Una persona saggia userà questi momenti per guardarsi dentro ed esaminare la reale condizione del proprio cuore davanti al Signore. Nella solitudine c’è la paura, infatti è in questa condizione che essa prospera, ma la presenza di Cristo la distrugge, il Suo amore perfetto caccia via ogni tipo di paura.
“Hai trascurato la Roccia che ti ha generato e hai dimenticato il Dio che ti ha formato.” Deut. 32:18 costituisce il punto di riferimento che io definisco: ”l’Iddio solo”. Questo passaggio non è l’esempio di Dio che ci lascia, tuttavia ciò avviene quando noi gli giriamo le spalle e lo lasciamo a causa della nostra ribellione, del peccato e della disobbedienza alla Sua parola.
Dio non ci lascia mai, ma il nostro peccato interpone un muro tra noi e Lui. Il vuoto e la solitudine spirituale ne sono il risultato. Un esempio di ciò si trova in Deuteronomio 29:24-25, dove Dio dice: “Perché il Signore ha trattato così questo paese? Perché mai l’ardore di questa grande ira? Allora risponderanno: “Poiché hanno abbandonato il patto dell’Eterno, il Dio dei loro padri che Egli stabilì con loro quando li fece uscire dal paese d’Egitto”.  Davide bramò Dio nella sua solitudine dopo aver desiderato il peccato. Quando gridò a Dio per ricevere il perdono nel Salmo 51, sapeva che nessuno nel regno di questa terra, neppure Batsceba avrebbe potuto riempire la solitudine della sua anima ed è lo stesso anche per noi. Passare attraverso gli abissi della solitudine non è il segno che Dio sta combattendo contro di noi, Lui è al nostro fianco e Paolo scrive in 2 Corinzi 1:3: “Benedetto sia Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordia e il Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione ...”. Egli enfatizza il fatto che Dio è l’Iddio di ogni consolazione che è ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno quando affrontiamo la solitudine, nonostante tendiamo ad ignorarlo.
La solitudine è il forte grido interiore che afferma il nostro bisogno di qualcun’altro.
Non esiste una cura magica per la solitudine. Tutti noi abbiamo bisogno di amore e della presenza di coloro che ci amano e con cui vogliamo essere, ma quando questo non si realizza, a volte crea in noi un fedele impegno verso Dio, che attraverso la Sua presenza può tirarci fuori dal buio della solitudine. Così possiamo realizzare che non c’è niente di cui aver paura quando il nostro cuore è puro davanti a Lui che ci ha creati. É il timore di Dio che effettivamente ci libera dalla solitudine avendo trasformato il nostro cuore per amare e stare più vicini al Creatore.
Dio, diversamente da noi, è più impressionato dal nostro carattere che dai nostri talenti o dalla nostra posizione, questo è il motivo per cui usa cose davvero non convenzionali, come la solitudine, per plasmarci secondo la Sua immagine. Mosè, Davide e Abrahamo erano uomini formati nel deserto della solitudine. Ciascuno di loro era dotato e non mancava di talenti, tuttavia ognuno di essi ha sofferto le conseguenze della debolezza del proprio carattere. Dio ha dovuto gestire i loro fallimenti e umiliarli, prima di poterli usare.
Nessuna caratteristica è maggiormente indispensabile per Dio che l’umiltà per la salvezza della nostra anima; Egli deve romperci per renderci umili. La scuola della solitudine è uno strumento che forma in un modo grandioso coloro che si sottomettono e obbediscono a Dio attraverso questo test. Durante i nostri momenti di tribolazione, possiamo maledire Dio e girare le spalle alla Sua giustizia, oppure possiamo cadere ai Suoi piedi e chiedere misericordia, allora la Sua presenza riempirà il vuoto del nostro cuore e potremo di nuovo essere portati fuori da Lui. Per coloro che scelgono l’umiltà, il ravvedimento e possedere un cuore tenero, ci sarà sempre vita e luce in ogni situazione che affronteranno. Dio opererà per il loro bene e il loro futuro sarà benedetto, anche se il momento presente può portare agitazione e solitudine. Coloro che scelgono di vivere nell’orgoglio, nella ribellione e nella mancanza di ravvedimento mieteranno morte e tenebre e rimarrà loro solo di soffrire la solitudine per l’eternità. Coloro che scelgono di fare la volontà di Dio scoprono che la risposta alla solitudine non è in una persona ma nel perseguire uno scopo, perché la solitudine non è l’assenza di affetto, è piuttosto la mancanza di un obiettivo da raggiungere.

da: Grido di Battaglia 6/08 Formato pdf




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