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:: Credenti esemplari — Lezione 8

“Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene…”
Romani 12:21

Testo di lettura: Romani 12:17-21; 13:1-14
Questa porzione dell’epistola ai Romani riprende il Sermone sul Monte pronunciato da Gesù nel vangelo di Matteo (capp. 5-7), che pone l’enfasi sul come vivere diversamente, distinguendoci nel carattere, nello stile di vita, nelle nostre relazioni con gli altri e, soprattutto, nel nostro approccio con l’essere degli esempi.
La nostra influenza sugli altri si mostra in due modi: come il sale, dobbiamo dare “sapore” a questo mondo, mantenendo vivi i valori spirituali e morali che altrimenti presto scomparirebbero; come la luce, dobbiamo brillare in un mondo pieno di tenebre, riflettendo la grazia e l’amore di Dio in Cristo.
    I. Credenti esemplari nei rapporti sociali Romani 12:17-21.
Il vero cristianesimo, oltre alla relazione personale con Dio, implica qualche cosa in più, perché esso interessa anche la sfera sociale. I credenti subiscono spesso dei torti e delle ingiustizie, tuttavia, essi sono figli di luce Efesini 5:8. Nel sermone sul monte Gesù attirò l’attenzione sull’insegnamento dell’Antico Testamento “occhio per occhio” Matteo 5:38-42. La “legge del taglione” è stata spesso fraintesa e male interpretata, come se Dio avesse incoraggiato ogni singolo individuo alla vendetta e a ripagare le offese con la stessa moneta. Lo scopo principale di quella legge, invece, era porre un limite alla punizione dei crimini e delle offese. I giudici, nell’emettere il loro verdetto, potevano assegnare una punizione proporzionale al danno. Una persona, per esempio, non doveva essere messa a morte per avere semplicemente ferito qualcun altro.
Paolo in più occasioni esorta i figli di Dio a vivere rettamente davanti a tutti gli uomini Romani 12:17; 2Corinzi 4:2; 8:21, ma allo stesso tempo le richieste di Dio sono anche realistiche, come ci suggerisce Romani 12:18. Alcune persone persistono nell’essere ostili verso i credenti; in tali situazioni, non dobbiamo sentirci colpevoli se non possiamo instaurare una relazione armoniosa e cordiale con costoro. In ogni caso la Bibbia è chiara nei suoi avvertimenti contro il sentimento di vendetta: dobbiamo cedere “il posto all’ira di Dio” (Romani 12:19). Ciò sta per significare che il Signore interviene a favore del Suo popolo e gli fa giustizia del male ricevuto. Questa vendetta può non essere così istantanea come vorremmo, ma ci sarà un giorno in cui Dio mostrerà la Sua indignazione verso coloro che non si sono pentiti.
L’esempio del credente non si limita ad evitare di essere vendicativo, ma deve anche fare qualcosa di positivo verso i nemici Romani 12:20. L’immagine dei carboni accesi è tratta da Proverbi 25:21,22 e rappresenta un senso di colpa e di vergogna, che certamente proverà la persona verso cui è stata manifestata, inaspettatamente, la gentilezza.
    II. Credenti cittadini esemplari Romani 13:1-7
Sebbene il credente sia cittadino del cielo, egli è anche cittadino in questo mondo e come tale deve comportarsi con saggezza, vivendo con il timore di Dio e rispettando le autorità costituite Tito 3:1.
Questo argomento fu molto relativo ai tempi di Paolo. Nella mente delle autorità il cristianesimo era associato con al giudaismo, quest’ultimo guadagnò la reputazione di essere parecchio ribelle causando numerosi problemi alle autorità governative, I cristiani dovevano quindi fardi una reputazione diversa. L’apostolo, inoltre, non voleva che si infiltrassero nella comunità cristiana delle nozioni distorte di libertà. La verità di Cristo come re dei re e signore dei signori non doveva incoraggiare i credenti all’insubordinazione verso i governanti.
L’attitudine del credente è di sottomissione e non di ribellione. C’è da dire che fin dai giorni di Adamo ed Eva l’uomo ha avuto difficoltà nel sottomettersi all’autorità. Paolo invece da delle motivazioni per le quali bisogna sottomettersi:
  • Il ruolo del governo è un’istituzione divina Romani 13:1. Dio lo stabilisce per dissuadere l’empietà, senza un governo ci sarebbe anarchia e una malvagità ancora più diffusa. E’ importante comprendere che mentre l’ufficio di chi governa è approvato da Dio non sono sempre da Lui approvati quelli che lo occupano.
  • La disubbidienza va punita Romani 13:2. Dio esige che chi governa punisca quelli che trasgrediscono la legge. Il concetto di legalità va rinforzato con scrupolosità 1 Pietro 2:14. Il perdono di Dio non esenta l’uomo dalle sue responsabilità nei confronti della società cfr. Luca 23:39-41.
  • Ubbidire e fare del bene fa guadagnare la stima delle autorità Romani 13:3. È positivo coltivare una buona testimonianza presso coloro che ci governano, non per catturare dei favori politici ma per onorare e glorificare Dio 1 Pietro 2:12. È naturale pensare che una comunità cristiana stimata da chi governa sarà incoraggiata da quella stessa autorità.
  • La disubbidienza conduce ad una coscienza colpevole Romani 13:5. È importante che l’uomo sviluppi non solo la sua intelligenza, ma soprattutto la sua coscienza. Un regalo preziosissimo che dei genitori possono fare ai propri figli è una coscienza che funzioni. In altre parole lo sviluppo di un senso di moralità interiore, esso è più efficace del semplice timore dovuto ad una punizione. Occorre ricordare che tutto va fatto come senso di obbligo nei confronti del Signore 1 Pietro 2:13. Senza questa “legge interiore” non basteranno, per il futuro, il numero degli agenti delle forze dell’ordine a garantire la legalità.

  • L’obbligo del credente va al di là del rispetto per lo Stato e per le istituzioni, perché egli deve anche dimostrare “amore”, che è un obbligo verso tutti Romani 13:8-12. Una persona “sana” rispetta sé stessa e gli altri. Paolo conclude questa sezione richiamando i credenti a prepararsi per il ritorno del Signore. Niente più indifferenza, negligenza o superficialità ma cercare sinceramente di essere un esempio, una luce in mezzo alle tenebre.

    Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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