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Cristo, la Vita del Credente — Lezione 7


“corro verso la mèta per ottenere
il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.”

Filippesi 3:14

Lettura biblica: Filippesi 3:7-21; 4:1-13
Paolo scrive ai Filippesi ricordando loro del traguardo che ogni credente deve raggiungere; siamo destinati per il cielo e non possiamo fermare la nostra corsa. In questo brano biblico, l’intento dell’apostolo è quello di evidenziare l’assoluta sufficienza di Cristo e di come Egli sia per il credente giustizia, speranza e gioia.
Nella comunità di Filippi erano sorti alcuni problemi che minacciavano l’unità e la serenità dei credenti. Paolo parla chiaramente ai giudaizzanti e legalisti, due gruppi che professavano di credere in Gesù, ma che possedevano concetti errati riguardo al cammino cristiano. I giudaizzanti confondevano la legge mosaica con il messaggio della grazia, mentre i legalisti sostenevano la possibilità di arrivare ad uno stato di perfetta assenza di peccato in questa vita. Oltre a queste eresie, c’erano altri falsi insegnanti che promuovevano una condotta caratterizzata dal peccato più grossolano e dal paganesimo, sulla base di una mal compresa “libertà” in Cristo.
    1. Cristo nostra giustizia
Paolo usando la luce della Parola di Dio e forte dell’esperienza personale, ricorda che la legge delle opere non può fare dell’uomo un essere giusto davanti al Signore Romani 3:20, ma ciò è possibile soltanto per la fede nell’opera della Sua grazia Galati 3:22-25.
Egli testimoniò come la giustizia che si era guadagnato attraverso l’osservanza della legge era stata totalmente inadeguata, perciò l’aveva lasciata ed aveva accettato la perfetta giustizia, quella ricevuta gratuitamente per la fede in Cristo Filippesi 3:4-9.
Siamo stati resi giusti a causa di Cristo a motivo del Suo sacrificio vicario Isaia 53:5. Morendo sulla croce, il Figlio di Dio ha portato su di sé, sul suo corpo, la pena del peccato dell’uomo. In questo modo egli poté diventare il sostituto di ogni peccatore, perché era l’Unico senza peccato.
Questa giustizia ricevuta non implica perfezione assoluta. Paolo si rende conto di non essere perfetto e che non lo sarebbe diventato fino al momento del ritorno di Cristo Filippesi 3:12; 1Giovanni 3:2,3. La Scrittura ci insegna la possibilità di perfezionarci ma non di essere perfetti qui sulla terra 2 Corinzi 13:11; Giacomo 3:2; 1Corinzi 13:9-12.
Facciamo attenzione ad accettare certi insegnamenti sull’eradicazione della natura del peccato. Secondo la teoria dell’ “eradicazione,” la vecchia natura sarebbe definitivamente estirpata, come una mala radice, al momento della conversione. La Bibbia invece insegna che anche dopo aver ricevuto la nuova natura spirituale, la vecchia, decaduta, owero la “carne”, continua ad essere presente nell’uomo. Questa deve essere mortificata Romani 8:13, cioè non alimentata, soddisfatta, dando spazio soltanto alle sante aspirazioni Colossesi 3:1-5.
    2. Cristo nostra speranza
Gli amici di Cristo sono tali perché vivono in attesa del suo ritorno. Per contrasto, i nemici di Cristo sono quelli che pongono enfasi sulle cose di questa vita terrena Filippesi 3:18-20. Paolo desidera che i credenti aspettino la venuta del Signore e che vivano in funzione di essa. La speranza che Cristo ci da, abbraccia la consapevolezza di essere al presente cittadini del cielo. Il termine “cittadinanza” implica “agire come un cittadino”, quindi sebbene i credenti vivono nel mondo, la loro cittadinanza (l’autorità principale cui devono ubbidienza) è nel cielo. La chiesa del Signore Gesù è una “colonia del cielo” e quindi dovrebbe agire e parlare conformemente a questa straordinaria realtà Ebrei 13:14; Tito 2:11-13.
Nell’impero Romano era possibile ottenere la cittadinanza in tre modi:
    Per nascita. Riservato in un primo tempo agli abitanti di Roma e a delle colonie romane. Il diritto di cittadinanza romana fu poi esteso a quasi tutta la penisola italica.
    In dono: il governatore della provincia poteva conferire la cittadinanza a chiunque si distinguesse per qualche merito particolare.
    Acquistandola Atti 22:28
Il credente ha ottenuto la cittadinanza celeste in tutti e tre i modi: è nato dallo Spirito, ha ricevuto la cittadinanza in dono dal Re dei re ed è stata anche acquistata da Cristo sulla croce Ebrei 9:12.
    3. Cristo nostra gioia
Ogni credente ricorda l’espressione di Paolo ai filippesi sul tema della gioia Filippesi 4:4. Non ogni gioia porta a Dio, ma Dio porta sempre gioia! Perciò la vera gioia è quella “nel Signore”. La gioia può avere natura e origine diverse: c’è l’allegria più superficiale, spensierata e gaudente. C’è poi la gioia legata alle circostanze liete della vita, quali il matrimonio, la nascita di un bambino … Ma la vera gioia, quella più profonda e durevole, è qualcosa che non viene né da noi né dalle circostanze esterne: è il frutto dello Spirito.
Il credente che non ha gioia è un cristiano senza forza Neemia 8:10. Rallegriamoci, quindi, per la salvezza, per la comunione con Lui. La gioia è una qualità della vita cristiana e una caratteristica del regno di Dio Atti 2:46; 2Corinzi 6:10; Romani 14:17. Il credente offre il suo culto a Dio con gioia, come anche il suo servizio Efesini 5:18-19; Salmo 100:2; Romani 12:6-8. È con gioia che si affrontano anche le persecuzioni e le tribolazioni Matteo 5:11-12.
Questa gioia potrebbe disperdersi quando i nostri pensieri lasciano spazio a cose spiacevoli ed impure. Se si vuole sperimentare la pace di Dio e la gioia del Signore, il credente deve fare attenzione a ciò che lascia entrare nella sua mente e pertanto disciplinare ogni suo pensiero Filippesi 4:8,9; 2Corinzi 10:5.

Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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