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:: Dio provvede dei Conduttori Lezione 8


“Pascete il gregge di Dio che è fra voi non forzatamente,
ma volenterosamente”. 1 Pietro 5:2

Testi di lettura: Numeri 27:12-23
    1. L’imperfezione di Mosè
Mosè nei tanti anni che stette alla guida d’Israele ha manifestato un amore sincero e una pazienza rimarcabile, specialmente quando consideriamo i lamenti, il mormorio e il “collo duro” del popolo. Il suo tempo come conduttore stava svolgendo al termine e l’unica amarezza per Mosè fu quella di non poter entrare di persona nella terra promessa. Dio chiese al suo servo di salire sul monte Abarima e lì gli ricordò l’episodio della contestazione a Cades e come egli si ribellò pubblicamente all’ordine divino Numeri 27:14 Mosè infatti, con le sue parole e le sue azioni, ha derubato Dio dell’onore che Gli spettava dinanzi al popolo Numeri 20:10.
Per questa dimostrazione pubblica di disubbidienza, Mosè non poté introdurre Israele in Canaan. La volontà di scegliere Giosuè non fu perché era “più perfetto” o più amato da Dio, ma probabilmente perchè agli occhi del popolo non fu associato con qualche atto di disubbidienza pubblica.
Il comportamento di Dio, apparentemente severo in questo caso, trova la sua piena spiegazione se consideriamo il suo significato tipologico. Mosè raffigura la debolezza della Legge mentre Giosuè, il suo successore, la potenza dell’Evangelo.
La Legge non rende nessuno perfetto, anzi serve per mettere in evidenza che l’uomo è mancante ed è peccatore Atti 13:38-39; Ebrei 7:19. Chi ci conduce in cielo non può essere dunque un legislatore com'era, per certi versi Mosè, ma un redentore. L’ingresso nella terra promessa è in virtù della grazia di Dio. La sostituzione di Mosè è dunque la dimostrazione che il primo patto aveva bisogna di essere superato da un patto più perfetto Ebrei 10:1,11-14. La Legge non conduce alla vita eterna, questo dono è in Gesù Giovanni 1:17.
Un altro aspetto tipologico consiste nel fatto che nessun uomo è “un conduttore perfetto”, nessun uomo è il “servo perfetto” e nessun uomo è una “figura perfetta” di Cristo. Un solo uomo non poteva adempiere fedelmente ogni aspetto della Legge e compiere da solo l’intera opera di salvezza. Per adempiere la promessa fatta ad Israele Dio ha usato due uomini imperfetti, solo Gesù è il “conduttore perfetto”, Colui che ha ubbidito appieno così da introdurre nel mondo una salvezza per ogni uomo Romani 5:19-21.
    2. La sottomissione di Mosè
Mosè è conosciuto come l’uomo più mansueto della terra , ma non per questo, qualche volta, provocato egli reagì con ira. Di fronte alla decisione da parte di Dio di non farlo entrare nella terra promessa la sua umiltà è evidenziata nella sua sottomissione. In Deut. 3:24-27 leggiamo come Mosè ha privatamente chiesto a Dio di farlo entrare ma quando Dio ha rifiutato egli non s’è ribellato. Talvolta, proprio perché il Signore ci ha chiamato a svolgere un ruolo spirituale nella comunità, sembra che questo ci sia stato affidato per sempre.
Quando Mosè lasciò l’incarico non mostrò amarezza o abbattimento, si preoccupò invece di chiedere a Dio di provvedere un conduttore al suo posto. Non pensò a sé stesso ma al bene del popolo. È importante che amiamo l’opera di Dio e umilmente ci preoccupiamo per essa, senza pensare a prestigi o onori umani. Sapendo di essere vicino alla morte, Mosè non volle lasciare Israele in difficoltà. Se il successore fosse stato deciso dopo la sua morte, si potevano creare dissensi fra il popolo, invece egli ha chiesto a Dio di provvederlo prima.
La sua umiltà e mansuetudine lo aiutò a prendere questa saggia decisione non permettendo al popolo di trovarsi smarrito. Mosè così facendo consegnò a Giosuè un popolo compatto e pronto per conquistare la terra promessa.
    3. Il successore di Mosè
La scelta di Giosuè fu fatta da Dio, non prima che Mosè pregasse che venisse costituito un uomo sulla comunità. La successione andava cercata in preghiera, Dio spinge degli operai quando si prega Matteo 9:37-38. Il ruolo di Giosuè non doveva essere frutto di un’elezione popolare ma di un’approvazione divina.
È importante ricordare che quando gli apostoli hanno chiesto al popolo di scegliere sette uomini per servire alle mense, il criterio fu stabilito dagli apostoli e l’incarico vero e proprio fu dato da loro Atti 6:3. Nelle scelte che riguardano responsabilità spirituali è fondamentale attenerci a quelle qualità spirituali indicate dalla Scrittura. Dobbiamo cercare chi approva Dio.
Dio riconobbe che in Giosuè c’era “lo Spirito”, ecco un motivo per cui fu scelto. Il successore scelto da Dio era un uomo già provato, che ha dato dimostrazione di fedeltà e lealtà, è stato al servizio di Mosé. Nel Nuovo Testamento Dio esige che chi ha un ruolo spirituale non sia un novizio nella fede, ma che sia un uomo che ha dato buona prova di sé stesso e che mostra esempio in famiglia, o in qualche compito, una capacità di amministrare bene 1 Timoteo 3:1-10.
Giosuè non cominciò a servire il Signore con l’incarico di conduttore del popolo, ma perché già serviva, divenne il sostituto di Mosé voluto da Dio. Nella Scrittura ci sono diversi esempi di uomini che Dio usò per un compito specifico, i quali furono prima al servizio di chi hanno dovuto succedere (Saul e Davide; Elia e Eliseo; Paolo e Timoteo).
L’imposizione delle mani di Mosé su Giosuè indicava la preghiera specifica per colui che sarebbe divenuto il conduttore di Israele e, inoltre, servì ad identificare Giosuè con Mosé, per far sì che il popolo accettasse il nuovo conduttore e lo seguisse. Mosè con questo gesto simbolico non trasferì “il suo spirito” su Giosuè ma gli conferì pubblicamente parte della sua dignità e autorità Numeri 27:18-20. Il pensiero di Dio nell’assicurare ad Israele un conduttore, come chiese Mosé, era affinché il popolo non fosse come un gregge senza pastore Numeri 27:17. Queste parole sono quasi identiche a quelle che Gesù applicò a sé stesso Giovanni 10:2-4,9.
    La consolazione per Mosè
Dio permise a Mosè di vedere, forse anche in modo soprannaturale, la terra promessa. Il suo cuore fu sicuramente ristorato nel contemplare il buon paese che Israele avrebbe avuto come eredità. Prima di morire ebbe la certezza che la sua fatica non è stata vana ma che Dio avrebbe, sotto la guida di Giosuè portato a termine il tragitto dall’Egitto a Canaan.
Mosè fu consolato anche da una morte priva di sofferenze e dolori, fisicamente stava ancora in buona salute al momento della sua dipartenza. Dio stesso lo seppellì difendendo il suo corpo dal diavolo. Dopo secoli e secoli Mosè ebbe il privilegio che Giosuè non ebbe, quello di vedere insieme ad Elia Gesù faccia a faccia sul monte della trasfigurazione. Ha potuto conoscere direttamente il “Giosuè per eccellenza”, il condottiero dei condottieri, Javé che Salva. Egli lasciò un retaggio indimenticabile fra il suo popolo Israele Deut. 34:5-12.

Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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