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Ezechia: Rinnovamento Spirituale - Lezione 12


“Maledetto colui che fa l’opera dell’Eterno fiaccamente…”
Geremia 48:10

Lettura biblica: 2 Cronache 29; 30:1-20
Ezechia è uno dei più grandi re di Giuda ed il suo successo è da attribuire alla “sua fiducia nel Signore”. Il carattere e la condotta esemplare di quest’uomo sono ancor più significativi se si considera che Acaz suo padre fu un re malvagio. Egli pagava al re d’Assiria una forma di tangente usando i tesori della casa del tempio. Prendeva gli utensili sacri e gli altri ornamenti della casa del Signore per costruire degli altari in favore di dèi pagani. Diede alle fiamme alcuni dei suoi figli. In mezzo a quest’idolatria divampante il tempio stesso venne profanato e poi chiuso e abbandonato. Nonostante questo pessimo esempio ed un’eredità spirituale caratterizzata dal peccato e dalla follia, Ezechia si mise nel cuore di servire il Signore.
    Un richiamo alla consacrazione. 2 Cronache 29:1-5
Appena salito al potere, Ezechia, comprese che se non avesse cercato il Signore, non avrebbe potuto governare bene il Suo popolo. Giuda aveva separato sé stesso da Dio, trascurando l’adorazione dell’Eterno, aveva abbandonato il tempio e il popolo e stava così raccogliendo ciò che aveva seminato. Il nuovo re sapeva bene che i problemi non erano di natura politica, né economica, né militare, si trattava di una questione spirituale. Egli agisce per richiamare la nazione al pentimento e alla fedeltà per risolvere il problema del peccato in mezzo a loro. Di conseguenza egli dà inizio ad un grande risveglio.
Questa consacrazione o santificazione del popolo doveva realizzasi in due modi: rimuovere la contaminazione e ripristinare l’adorazione. Tutto questo avrebbe avuto un risultato benefico.
  • Rimuovere la contaminazione.
Ezechia intraprende da subito le riforme necessarie 2 Cronache 29:3. Non c’era segno d’apostasia più grande che l’abbandono della casa del Signore. La restaurazione del Tempio rivestiva un’opera di grande urgenza ed importanza. L’esortazione del Re era duplice: la santificazione e la diligenza; “Non siate negligenti”! La negligenza è un termine che denota svogliatezza, descrive chi è sciatto, cioè una persona che trascura i propri compiti e doveri, che non da molta cura alle cose. Giuda si è lasciato travolgere la mente ed il cuore da sentimenti, attitudini e comportamenti che hanno prodotto la chiusura delle porte del tempio. Com’è successo? Un po’ alla volta! La negligenza in questo caso è sinonimo di mancanza di consacrazione e santificazione.
Prima di poter santificare la casa del Signore era necessario che coloro che dovevano occuparsi di questo compito si santificassero 2 Cronache 29:5. La chiesa del Signore è santa quando i membri lo sono 1 Pietro 2:9, ogni credente è chiamato ad essere il tempio di Dio 1 Cor. 6:19. Il risveglio è frutto di una consacrazione individuale e collettiva, la fedeltà a Dio presuppone un legame l’uno all’altro. Tutti si sono dati a Dio e insieme si sono dati da fare per Dio 2 Cronache 29:15. Il Nuovo testamento ci ricorda che la comunione fraterna, il radunarsi insieme come chiesa è indispensabile per edificarci, esortarci e spronarci a vicenda per poter servire il Signore ed altri Ebrei 10:24-25; 1Cor. 12:7-11; 14:26.
  • Ripristinare l’adorazione.
Ogni rinnovamento spirituale include, da un lato, una demolizione e, dall’altro una ricostruzione. Ezechia ripristina tutti gli aspetti dell’adorazione del tempio, partendo dai sacrifici per concludere con il canto 2 Cronache 29:21-30. Sottolineo un punto importante dell’adorazione: essa inizia con un impegno che prendiamo davanti a Dio 2 Cronache 29:10. Il re e i responsabili del tempio, quindi i sacerdoti e i leviti diedero l’esempio, fecero un patto con Dio dando dimostrazione che Dio era per loro una priorità. Molti pensando all’adorazione credono che si tratti della ricerca di una sensazione che li faccia felici, invece si adora per ricercare non la felicità ma la santità. Non si tratta di ciò che io ricevo ma ciò che Dio riceve dall’adorazione. Occorre focalizzare l’attenzione su Dio, solo quando questo avviene succederà ciò ch’è successo in Giuda, il popolo esplose in celebrazione di gioia. Siamo fedeli adoratori?
  • Risultato della. consacrazione.
Il popolo sperimentò risveglio 2 Cronache 29:31-36. Abbondanza, entusiasmo, aumento di lavoro, tanti impegnati nel servizio, sono tutti questi dei segni di risveglio. Quando un popolo dà, lavora, agisce sta realizzando vera adorazione a Dio. Chi cerca scuse per non venire in chiesa, o per non essere attivo in chiesa, o vuole solo ricevere qualcosa dalla chiesa, o essere al centro dell’attenzione della chiesa, ha bisogno di un risveglio. (Lettera ricevuta di un “fedele” membro comunicante inviata al proprio pastore). Un popolo risvegliato non riesce ad essere frenato dal venire in chiesa, lavorare per il Signore, offrire per l’opera di Dio. Ecco un elenco che ho letto di alcune caratteristiche di una chiesa risvegliata:
  • Una chiesa viva sperimenta continui cambiamenti a livello di programmi, una chiesa morta non ne ha bisogno.
  • Una chiesa viva ha spesso tanti bambini rumorosi in giro, una chiesa morta è piuttosto silenziosa.
  • Una chiesa viva impegna molti fondi per l’opera di Dio e cerca di raccogliere di più e spendere di più, una morta non riesce a pagare le spese o al contrario ha un enorme conto in banca o degli edifici di proprietà belli ma vuoti.
  • Una chiesa viva pensa al futuro e si prepara per esso, una chiesa morta è nostalgica del passato glorificando esso
  • Una chiesa viva agisce per fede, una morta agisce solo in base ad una visione umana.
  • Una chiesa viva dà al Signore le decime e le offerte, una chiesa morta mette nel cestino una somma che sembra una mancia data a chi ti pulisce il parabrezza al semaforo.
  • Una chiesa viva ha tanti sogni futuri per Dio, una chiesa morta parla sempre degli incubi del passato.
  • Una chiesa viva evangelizza, una chiesa morta si fossilizza.
Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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