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:: Il Pericolo dell’idolatria — Lezione 4


«Consacratevi oggi al SIGNORE… e il SIGNORE vi conceda oggi una benedizione»
Esodo 32:29


Testi principali: Esodo 32; 33:1-6.
    Il peccato dell’idolatria Esodo 32:1-6
Dio, il Creatore e Liberatore di Israele, aveva insegnato al popolo di non rappresentare la sua persona con materiale corruttibile ma dovevano riconoscere la Sua presenza dalla nuvola e dalla colonna di fuoco. Solo due settimane dopo che il popolo promise di ubbidire a Dio, cadde nell’idolatria: fece un vitello d’oro, che in realtà era una copia dell’idolo egizio Apis, e lo adora.
Questa disubbidienza ha dimostrato che, non solo loro, ma che c’è una realtà che riguarda tutti gli uomini: una fragilità umana. Nonostante Israele fosse stato tolto dall’Egitto è rimasto in loro ancora un bel po’ di Egitto.
Grande sarà sempre la tentazione per il credente di dimenticare Dio e permettere ad altro di prendere il giusto posto che Lui deve occupare nel cuore. Dobbiamo stare sempre in guardia contro ogni forma di Idolatria I° Giovanni 5:21.
L’idolatria non si limita all’atto di prostrarsi davanti a statue o quadri. “Idolo” è “tutto ciò che prende il posto di Dio”. Può sembrare una cosa inoffensiva in sé, ma se intorno gravita tutto il nostro affetto ed ogni nostro pensiero, esso diventa un vero e proprio oggetto di culto, che Dio, per amor nostro, dovrà abbattere.
    Il motivo dell’idolatria del popolo
Vogliamo cercare di capire le ragioni per cui il popolo arriva a commettere questo peccato. Credo si possano individuare due motivi essenziali: la mancanza di fiducia da parte del popolo e la mancanza di fermezza da parte di Aaronne.
Israele, non vedendo scendere Mosè dal Monte, cominciò a credere che fosse morto e quindi di essere rimasto senza una guida. Questa loro supposizione errata li portò al panico e a sentire il bisogno di porre la loro fiducia in qualcosa o qualcuno. Invece di risolvere la loro ansia invocando l’Eterno, chiedono ad Aaronne di fare per loro un dio.
Cuori in difficoltà che cercano di soddisfare un vuoto a modo loro. In effetti, questo è alla base dell’idolatria, cioè la necessità che l’uomo ha di credere in qualcosa o di affezionarsi a qualcuno per sentirsi protetto e sicuro. Una volta che ci si è dato a qualche idolo, materiale, invisibile o sentimentale, ci si comincia a comportarsi in una certa maniera. Per Israele l’adorare il vitello d’oro lo porta a pratiche licenziose e sfrenate Esodo 32:6,7,18. In altre parole viviamo secondo le qualità, le virtù, o i vizi e i “difetti” di ciò che adoriamo. Si comincia ad imitare e assomigliare ciò che adoriamo.
L’idolatria per l’uomo e anche un modo per sentirsi sempre in controllo della propria vita, certamente è più facile avere un dio da formare che adorare un Dio che ci forma. Però c’è un inganno dietro l’idolatria, per quanto uno può sembrare libero vivendo secondo ciò che gli sta bene, questa libertà apparente produce una tremenda schiavitù.
Si diventa schiavi del peccato, delle superstizioni e delle tradizioni, in alcuni casi si diventa legati anche da potenze demoniache. La Bibbia parla di idoli che sono in realtà dei demoni 1 Corinzi 10:19-21. Chi ha come dio il denaro diventa avaro e diventa schiavo del male Efesini 5.5; 1Timoteo 6:10. Chi ha come dio sé stesso è schiavo dell’egoismo ed è vittima della superbia della vita. Chi ha come dio il divertimento diventa schiavo del gozzovigliare, dell’ubriachezza, della fornicazione 1 Pietro 4:1-3. Solo chi ha Gesù è veramente libero.
Non possiamo non menzionare la responsabilità di Aaronne, egli è diventato complice del peccato del popolo. Il popolo se voleva poteva scavalcare il sommo sacerdote, essi però volevano un riconoscimento ufficiale a ciò che facevano, e Aaronne asseconda. Ha agito erroneamente andando contro l’insegnamento di Dio. Mostrò debolezza non avendo il coraggio di resistere alla richiesta del popolo, non prese una posizione ferma e netta. Mostrò di fronte a Mosè una puerilità e leggerezza spaventosa Esodo 32:22-24. Egli crollò davanti alle pressioni assurde del popolo, ma non volle ammetterlo.
Una mia riflessione; esistono persone che soffrono la sindrome del secondo, cioè non accettano il fatto di non essere alla guida di un popolo o a capo di qualcosa, ma che vorrebbero esserci. Tali persone hanno la tendenza di cedere spesso alle richieste perché ritengono che la cosa più importante non è tanto guidare nella giusta direzione quanto essere considerati una guida e il “capo” di qualcosa.
    La reazione all’idolatria
L’ira di Dio si accese contro il Suo popolo Esodo 32:7-10. Mosè mentre era ancora sul monte forse non si rese conto della gravità della situazione, l’estensione dell’idolatria fra il popolo. Scendendo nell’accampamento invece realizza quanto il popolo s’è corrotto Esodo 32:19-21. Le reazioni immediate sono severe è ciò indica quanto profondamente feriti e dispiaciuti sono Dio e Mosè nel vedere come la trasgressione sia generale, contagiosa e dilagante, non fu un peccato commesso da pochi.
Mosè fa bere al popolo la polvere rimasta dal vitello d’oro bruciato nel fuoco. Sicuramente era di un sapore orrendo, un modo per fare capire al popolo l’amarezza del loro peccato.
Al peccato dell’idolatria come d’altronde a qualsiasi peccato la reazione del cuore deve esprimere una certa sofferenza. Il calice che Gesù ha dovuto bere a motivo delle nostre trasgressioni non credo ebbe un sapore molto invitante Luca 22:41-44.
Il ravvedimento dal peccato è una scelta che implica di non identificarsi più con il peccato ma di unirsi al Signore. Mosè chiama il popolo a decidere con chi stare. Esodo 32:25-28. Sebbene il popolo si pentì del proprio peccato, esso fu giudicato da Dio, infatti perirono tremila persone. Il peccato produce sempre delle ripercussioni, ma il ravvedimento fa evitare le conseguenze eterne
    L’intercessione di Mosè per l’idolatria commessa Esodo 32:11-13,30-32
I versi che abbiamo letto indicano due momenti diversi in cui Mosè intercede per il popolo. Inizialmente prega senza aver visto personalmente il comportamento del popolo, la seconda volta prega consapevole di ciò ch’è successo. In ambedue i casi, anche la seconda volta con un’amarezza e umiliazione maggiore, egli mostra di aver cura del popolo e di sentirsi unito ad esso. In questo è un esempio di come “vegliare per le anime” 1 Pietro 4:10.
Mosè si frappone fra il giusto giudizio di Dio ed il popolo di Israele. Quest’uomo non usò il suo rapporto privilegiato con Dio per il proprio interesse, se voleva poteva in quell’occasione eliminare i suoi nemici, invece cercò unicamente il bene del popolo. Desiderava la riabilitazione dei figli d’Israele e se c’era da pagare per la loro ribellione a tale punto, era disposto anche di persona, che il suo nome fosse cancellato dal libro di Dio.
Mosè è figura di quali sentimenti debbono essere presenti nei nostri cuori Romani 12:19-21; ed è pure esempio di come il Signore Gesù fu pronto a dare in cambio la sua vita per noi Romani 5:7-8; 2Corinzi 5:21.
    Una preghiera per essere liberati dall’idolatria
Senza che ci accorgiamo si installano nel nostro cuore degli idoli a cui offriamo “dei sacrifici”, sono il nostro tempo, i nostri affetti e le nostre risorse. Scopriamo all’improvviso di non avere nulla da offrire al Signore sul Suo altare. Si interrompe all’improvviso la linea di comunicazione con Dio e siamo immersi e soffocati da tanti legami spirituali e pesi terreni. Chiediamo al Signore di aiutarci a demolire gli altari che si ergono nel nostro cuore e che brucia con il fuoco del Suo Spirito ogni idolo spirituale.

Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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