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:: Il rimedio divino al peccato — Lezione 7



«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il figliuol dell’uomo sia innalzato,
affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna»
Giovanni 3:14-15


Testi di lettura: Numeri 21:1-9; Giovanni 3:14-21

Per 39 anni il popolo d’Israele, dopo aver perso l’opportunità di entrare nella terra promessa, a motivo della loro incredulità, avevano vagabondato nel deserto di Parana. Uno dopo l’altro un’intera generazione di Israeliti ribelli morirono, però la nuova generazione risultò essere simile ai loro padri.
Il testo biblico descrive il popolo in questo periodo come impaziente, un popolo che si è perso d’animo (Numeri 21:4), infatti questo popolo “di collo duro” assomiglia ai mormoratori della generazione precedente e cominciò anche a lamentarsi contro Dio e Mosè (Numeri 21:5).
    La realtà del peccato Numeri 21:6
In risposta a quest’atteggiamento blasfemo il Signore mandò nell’accampamento dei serpenti velenosi che mordevano ed uccidevano molti fra il popolo. Probabilmente questi serpenti velenosi fossero chiamati “ardenti” per il bruciore e l’infiammazione, causati dal loro morso. Il morso era mortale.
La bibbia afferma che il morso del peccato produce la morte spirituale. Romani 6:23. Dio non considera il colpevole innocente Esodo 34:6,7, purtroppo per mezzo del peccato il diavolo cerca di uccidere, rubare e distruggere quanto più possibile.
    Il ravvedimento del popolo Numeri 21:7
In quel momento di grave urgenza e disperazione Israele corre a Mosè e confessa il loro peccato. La punizione inflitta ha portato a chiedere aiuto in suppliche e preghiera indicando così un profondo ravvedimento da parte del popolo.
Nel ricevere perdono per i peccati il ravvedimento gioca un ruolo indispensabile. È un terapia spirituale che include vari componenti.
   1. Vedere il proprio peccato. Il ravvedimento, in primo luogo è rendersi conto di essere un peccatore. Gli occhi spirituali vengano aperti e ci si vede bisognosi del perdono di Dio. Luca 15:17. Nel momento in cui l’uomo realizza la piaga del suo cuore egli in seguito ne è addolorato e cerca un rimedio.
   2. Tristezza per il peccato. Il ravvedimento porta con sè una certa misura di tristezza. La Scrittura parla di due tipi: una secondo Dio e l’altra secondo il mondo. 2 Corinzi 7:9-10.
Analizziamo quella secondo Dio. Intanto, è una realtà interiore e sincera, un dolore che si concretizza profondamente nell’intimo. Atti 2:37. La consapevolezza di avere offeso Dio produce un’afflizione palpabile. Per quanto questa tristezza, secondo Dio produce sofferenza, non fa annegare il cuore, in quanto è accompagnata da fiducia nel Signore, una fiducia che soccorre un cuore che si sente sprofondare nella disperazione.
   3. Vergognarsi del proprio peccato. Oltre ad una tristezza interiore ci si vergogna dell’atto compiuto. Esdra 9:6; Luca 18:13. Pensando a ciò che Cristo ha dovuto subire e quanto ha sofferto a causa delle nostre iniquità, peccando ci si vergogna perché ci si rende conto che è come se non apprezzassimo l’amore di Dio per noi. Subentra simultaneamente un’antipatia o odio verso il peccato, non si vuole dispiacere al Signore Ezechiele 36:31.
   4. Confessare il peccato. La confessione dei peccati è una forma di autoaccusa. 2 Samuele 24:17. Il vero pentimento porta ad una confessione spontanea e volontaria. Nel confessarsi, l’anima si umilia alla presenza di Dio e esalta la misericordia del Signore. È un mezzo per permettere alla grazia di Dio ad essere efficace in noi. 1 Pietro 5:5. Raccontare tutto a Dio libera l’anima dal peso schiacciante del peccato, fa da pompa che espelle acqua entrata da una falla.
   5. Abbandono del peccato. Il ravvedimento non può permettersi dei ripensamenti e delle riserve, c’è il solo desiderio di allontanarsi dal peccato e avvicinarsi al Signore. Isaia 55:7, Ezechiele 33:11, 1Tessalonicesi 1:9. Quando il ravvedimento è sincero ci saranno “dei frutti”. Luca 3:8.
    Il rimedio divino Numeri 21:8-9.
Più di un avvenimento della vita di Mosè si collega a Cristo, ma poche figure sono più chiare e significative del serpente di rame. Il collegamento nella Scrittura tra il serpente di rame e Gesù è specifico e illustra chiaramente come il Signore fu fatto “peccato per noi”. Giovanni 3:14-21; 2Corinzi 5:21.
Tutti gli uomini sono stati morsi mortalmente dal “serpente antico”, ma mediante l’opera di Cristo, la sua morte e risurrezione, ci è stato provveduto l’antidoto. Cristo sulla croce non solo ha manifestato il suo amore per l’umanità ma ha espiato il nostro peccato pagando per esso con la Sua vita. Romani 5:18-21; Galati 3:13; Ebrei 9:11-14.
Per Israele rifiutare di guardare al serpente di rame sarebbe stato una morte sicura; oggi al peccatore è richiesto di guardare a Gesù così da poter ricevere il dono della vita eterna. Il peccatore può essere consolato nel Signore.
    I peccati sono perdonati. Alla donna che ha versato molte lacrime fu detto da Gesù che i suoi molti peccati sono stati perdonati Luca 7:47.
    I tuoi peccati sono stati dimenticati. Quando Dio perdona non ti chiederà mai più di rendere conto di quello che sei e di quello che hai fatto. Dopo che Pietro pianse amaramente Gesù non lo rimproverò per ciò che ha fatto. Dio non si ricorda più Michea 7:19.
    Subentra una pace nella propria coscienza. Romani 5:1; 8:1; Ebrei 9:13-14.

Il serpente di rame nel tempo divenne un oggetto di culto, ai tempi di re Ezechia fu distrutto. È servito in una sola occasione, questo ci ricorda che Cristo è morto una sola volta, quell'unico sacrifico è sufficiente per tutti i tempi.
Non solo, Cristo non è rimasto in Croce ma Egli è risorto e vive nei secoli dei secoli alla destra del Padre, coronato di gloria e Maestà.

Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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