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:: La chiamata di Filippo
   Giovanni 1:43-46

Il nome Filippo è un nome greco che significa: amante di cavalli. Egli veniva dallo stesso villaggio di Andrea e Pietro. Betsaida si trovava sulla riva nord del mare di Galilea ed era un centro di pesca. È nel vangelo che leggiamo di Filippo, sia in questo capitolo che nei capitoli Giovanni 6; 12; 14.
    I. Un incontro voluto dal Signore (Giov. 1:43)
Gesù è descritto come volendo partire per Galilea; c’è una determinazione nella sua azione. Parte avendo un piano, uno scopo e una motivazione ben precisa. Gesù ha trovato Filippo per primo. L’uomo è smarrito e Dio è alla ricerca di chi è perduto per salvarlo Luca 19:10.
La nostra conversione e da attribuire all’opera dello Spirito Santo che per mezzo di Gesù ci ha raggiunti con la Sua grazia e misericordia. È stato lui a farci sentire il bisogno del perdono e di un Salvatore Giovanni 16:7-8. Quando il Maestro cerca un’anima da salvare l’opera Sua è efficace. Egli disse a Filippo "Seguimi".
    II. Un comando fatto dal Signore "Seguimi" (Giov. 1:43)
Non ci viene detto nulla se Gesù ha detto a Filippo altre parole prima di dirgli seguimi, viene ricordato soltanto il comando. Il credente può essere chiamato in un modo diverso, ma tutti siamo chiamati alla stessa cosa: "seguire Gesù".
Dio ci ha chiamati durante un culto, allo studio biblico, durante una riunione numerosa o fra pochi credenti, magari quando eravamo da soli, ma Egli ci ha chiamati a seguire Lui. Se non sappiamo la via Gesù ci dice: seguimi; vorresti qualcuno che ti indica la strada e ti conduca, Lui ti dice: seguimi. Ti necessita un rifugio o una compagnia, Lui ti dice: seguimi.
    III. Una scoperta fatta da Filippo…"Abbiamo trovato Colui…" (Giov. 1:45)
Essere salvati vuole dire trovare Cristo. Scoprire la Sua persona è come l’uomo che ha trovato un grande tesoro Matteo 13:44. Trovare Gesù significa riceverlo nella propria vita, credere nel Suo nome. Chi l’ha trovato in questo senso Lo seguirà e Lo ubbidirà Giovanni 14:15,21; 1Giovanni 2:3,4; 3:22,24. La nostra fede è radicata profondamente nei nostri cuori e non può essere vista direttamente, ciò che si può vedere però e il frutto della nostra fede manifestata palesemente nella nostra vita. Giacomo 2:17,18.
Filippo fa riferimento alle Scritture, il Messia si può conoscere perché rivelato dalla Parola di Dio. Se una persona vuole trovare Cristo occorre investigare le Scritture, esse testimoniano di Lui.
La maggiore parte delle persone che non conoscono Gesù è perché non hanno mai letto la Bibbia, o se la leggono è semplicemente per soddisfare una loro curiosità e per placare la propria coscienza. Ma chi scava nella Parola di Dio scoprirà ben presto Gesù.
    IV. Il titolo usato da Filippo "…Gesù da Nazaret". (Giov. 1:45)
Giovanni descrive Gesù come l’agnello di Dio per indicare il sacrifico sublime, Andrea vede Gesù come il Messia, l’unto di Dio che libera il Suo popolo. Filippo lo presenta come il figlio incarnato di Dio. Per poter adempiere la sua missione come agnello di Dio e per essere il messia liberatore ha dovuto per forza prendere la forma di un uomo. Un uomo senza peccato che può pagare il debito del nostro peccato Filippesi 2:7; Ebrei 4:15; 2Corinzi 5:21.
    V. Filippo testimonia di Gesù (Giovanni 1:44-46).
Filippo condivide la sua gioia con Natanaele e di fronte alla perplessità di questo ultimo non offre nessuna spiegazione particolare, ma un semplice invito di conoscere Gesù per se stesso. In questo abbiamo un’importante lezione spirituale, non è possibile convincere gli uomini con discorsi basati sulla ragione e logica umana. Alla base è una fede personale in una persona reale.





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