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:: La fede - II Parte
“Cos’è?”

Testo: Ebrei 11

L’epistola agli Ebrei fu scritta ad un gruppo di cristiani giudei, i quali, come noi non avevano visto Gesù direttamente né sentito di persona la sua voce. Dopo un cammino iniziale promettente sembra che il loro progresso si sia fermato e in alcuni casi addirittura stia tornando al giudaismo.
A volte essere cristiani è più difficile che non esserlo. Come per gli ebrei anche noi siamo tentati in alcuni momenti di arrenderci o forse semplicemente fermarci e non spingerci in avanti.
Ci possiamo trovare con un entusiasmo spento e un’energia scarica. Avere fede è difficile quando si è di fronte alla persecuzione o quando dobbiamo fare delle scelte non facili. La nostra fede viene sfidata quando personalmente attraversiamo una malattia o quando qualcuno che ci è caro soffre.
Il cap. 11 degli ebrei ci ricorda che “gli eroi della fede” elencati non hanno avuto vita facile e neanche a noi ci è stata promessa una vita senza avversità.
Capita chiedersi: “perché questa cosa doveva capitare a me e alla mia famiglia?” forse sarebbe opportuno chiederci invece :” per quale motivo non doveva succedere?”. La domanda: “ perché a me?” è quella di chi fa la parte della vittima.
Non dimentichiamo che Gesù ci ha promesso tribolazioni Giovanni 16:33, però non ci scoraggiamo,perchè come le persone del cap. 11 hanno vinto anche noi in Dio possiamo farcela. Loro non erano dei superuomini ma persone ordinarie che hanno rifiutato di arrendersi.
    Una considerazione su cos’è la fede
La fede è essere certi e sicuri di ciò che ancora non abbiamo o vediamo Ebrei 11:1; Romani 8:24-25.
Fede significa possedere delle convinzioni, sentirsi assicurati che una cosa è vera anche se non si può vedere. Fede non è l’assenza totale di dubbi; è continuare a credere e avere fiducia nonostante qualche dubbio che può emergere.
Fede è soprattutto come reagiamo alla rivelazione di Dio e nel cap. 11 degli Ebrei vediamo proprio questo. Noè, Abramo, Mosè e cosi via hanno sentito Dio e hanno ricevuto da Lui delle direttive ben specifiche e di conseguenza hanno agito.
La fede è troppo spesso vista come la capacità di causare il miracoloso. Alcuni fanno capire, con i loro insegnamenti, che la fede è qualcosa con la quale si può manipolare Dio.
La fede non è, noi che prendiamo l’iniziativa o noi che spingiamo dei pulsanti in modo che Dio risponde ai nostri comandi, è, invece, tutt’altro; è: noi che rispondiamo, che abbiamo fiducia e crediamo a ciò che Egli ha detto.
Il cristianesimo si basa su una fede rivelata in cui il credente risponde con ubbidienza e convinzione alla rivelazione divina.
    La fede coinvolge la nostra mente
Le persone hanno l’idea che la fede sia qualcosa del tutto separata dalla logica, dal pensare e dalla comprensione, come se si trattasse di un salto nel buio.
Nel considerare invece le parole di Gesù vediamo che, per incoraggiare chi ha poca fede, li sprona a pensare e considerare Matteo 6:25-30; Matteo 8:26; Matteo 16:6-11.. Possiamo affermare dunque che non solo la fede è come reagiamo alla rivelazione di Dio ma è il risultato dei nostri pensieri e il modo che ragioniamo una volta ricevuta la rivelazione divina.
Nell’agire per fede non abbandoniamo la ragione, anzi il nostro modo di pensare è vitale per la fede. Se vogliamo che la fede cresca occorre immergerci nella Scrittura perché solo la Parola di Dio può cambiare il nostro modo di pensare così da edificare la nostra fede Romani 10.17.
    La fede è più di un’adesione dottrinale
È indispensabile affermare che la fede non è semplicemente il recitare un credo religioso o conformarsi ad un insieme di linee dottrinali. La fede non si limita a dire io credo in questa verità e quest’altra verità. È anche impossibile condividere che si possa credere una cosa ma vivere diversamente Giacomo 1:21-25.. Giacomo ci dice che pure i demoni credono e tremano.
Dimostriamo fede non solo quando confessiamo una verità ma quando ci appoggiamo su di essa, dipendiamo da essa e lasciamo che essa diriga la nostra vita.
Paolo enfatizza la salvezza per fede mentre Giacomo ci ricorda che la fede vera è operante. L’apostolo dei gentili combatteva nei suoi scritti contro un legalismo giudaico che insisteva sulla giustificazione per mezzo delle opere, Giacomo invece insisteva sulla necessità delle opere presenti nella vita di chi è già giustificato.
Ambedue rispecchiano l’insegnamento di Gesù, Paolo è un’eco di Matteo 5:3; mentre Giacomo sottolinea le parole del Maestro in Matteo 7:21 e Luca 6:46. Quest’ultimo passo affronta il concetto errato di una fede passiva priva dei frutti di salvezza.
Dunque, la fede non è qualcosa di arido che si limita al teorico ma è una realtà coinvolgente e operante; chi crede è trasformato e vive una vita di azione Giacomo 2:17,26.

Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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