:: La Guida di Dio — Lezione 3 — II Parte
“Giosuè disse al popolo: “Santificatevi, poiché domani
il SIGNORE farà meraviglie in mezzo a voi” (Giosuè 3:5) |
Testo di Lettura:
Giosuè 3:5-17
Due elementi spirituali misero il popolo di Israele in grado di passare il Giordano: la consacrazione e la fiducia. Si erano preparati spiritualmente, lavandosi e purificandosi secondo la legge di Dio, mettendo poi tutta la loro fiducia nel fatto che il Signore li avrebbe ben condotti.
Se lasciamo che la Parola di Dio e lo Spirito Santo ci purificano, se confidiamo in Dio, anche noi possiamo superare gli ostacoli più grandi ed essere vittoriosi.
La consacrazione v. 5
È indispensabile iniziare un’impresa insieme a Dio consacrandosi a Lui. Prima che Dio operasse un grande miracolo esigeva che il popolo si fosse santificato. A Israele necessitava ricordare il tipo di popolo che Dio li aveva chiamati ad essere, un popolo che avrebbe evidenziato a tutte le nazioni il carattere di Dio e la sua volontà. La presenza di Dio in mezzo a loro li distingueva e li separava da altri popoli nella loro qualità di vita, nelle espressioni morali e nei costumi sociali
1° Pietro 2:9.
Occorre dunque devozione a Dio,
- Onorare il Signore volendo realizzare tutto ciò che contribuisce alla sua gloria; in parole (Tito 2:8), in azioni (Giovanni 3:21),
- Essere suoi imitatori (2° Corinzi 3:18), condividere il suo piano di salvezza con altri; aiutare chi soffre, vivere umilmente Michea 6:8.
C’è bisogno di purificarsi
Salmo 119:9
- Non permettere alla proprie azioni di gettare vergogna sul nome del Signore Giacomo 1:21. Purezza fisica e spirituale
- Fare spesso un inventario personale, lasciando allo Spirito Santo di indicare quelle aree che necessitano di purificazione. La disponibilità di confessare e abbandonare il proprio peccato Salmo 32:5; 51:5-7.
Il Ravvedimento “davanti a Dio”
Una vita consacrata trova origine in un ravvedimento sincero
Atti 20:21. Per comprendere meglio il significato di
“un ravvedimento davanti a Dio” sottolineiamo cosa non è.
Esiste un tipo di ravvedimento che si fonda su un senso di vergogna per un atto commesso. Si ha dispiacere perché si è stati visti fare qualcosa che non si doveva. La vergogna non è ravvedimento davanti a Dio, in quanto non è il male in sé che turba ma il fatto di essere stati visti da qualcuno.
Altri si ravvedono semplicemente per timore di affrontare le terribili conseguenze del peccato. Ci si cerca di abbandonare il peccato non perché lo si detesta ma solo a motivo di una punizione futura. Un vero ravvedimento non è soltanto dispiacere per il salario del peccato ma un’avversità contro il peccato che produce il salario della morte. È la comprensione di aver offeso Dio e di essersi ribellati contro le sue leggi
Luca 15:21.
Non possiamo misurarci con altri uomini, un tale atteggiamento non procura un cuore pentito ma, quando ci confrontiamo direttamente con la santità di Dio, gridiamo per il suo perdono e bramiamo di essere trasformati dalla sua grazia
Isaia 6:1-7. Il ravvedimento davanti a Dio è mettere l’ascia alla radice dell’albero e non semplicemente potare qualche ramo.
Tre “espressioni di Santità”nell’Antico Testamento
Visto nel sacerdozio: Esisteva nei rituali e cerimonie religiose una santità, dovevano cioè distinguersi dell’adorazione idolatra delle culture pagane.
Visto nei conduttori del popolo: I punti riferimento del popolo dovevano possedere un’integrità interiore ed essere giusti nelle loro azioni morali.
Visto nei Profeti: Si doveva parlare in verità e difendere la moralità e la giustizia in mezzo al popolo.
La santità del credente si esprime con una vita dedicata al servizio di Dio, siamo adoratori in spirito e verità offrendo come sacrifico le nostre stesse vite. La nostra devozione religiosa è ben nota:
Leggiamo la Bibbia per ottenere cibo spirituale; preghiamo per comunicare spiritualmente; spendiamo tempo nella meditazione e riflessione per ricevere direzione spirituale; mettiamo da parte una somma delle nostre finanze per Dio manifestando delle priorità spirituali. Ci coinvolgiamo in opere per il beneficio di altri come espressione di servizio spirituale; frequentiamo la comunità perché abbiamo bisogno di comunione spirituale.
Un’integrità interiore che ci distingue in questa società. Vivere come se fossimo integri è una cosa, vivere con integrità è un’altra. Vivere come se fossimo integri è: cercare di conservare una facciata o una certa immagine.., fare attenzione di fare delle cose giuste così le persone possono vedere “quanto siamo bravi”. Essere integri invece è fare ciò che è giusto perché si è sinceri, “fare” o “non fare” anche quando nessuno ci vede.
Matteo 6:1; Colossesi 3:22.
Dio non farà mai delle grandi cose se non siamo dedicati ad una causa sacra e se non ci purifichiamo. Dobbiamo decidere di vivere delle vite devote e dedicate. Questo senso di impegno significa ubbidire a Dio anche quando ciò richiede un cambiamento nel nostro stile di vita cfr.
Giosuè 1:10-17. A volte Dio ci chiama ad uscire da una certa area di comodità personale per fare delle cose non facili per noi (es. nuotare dove non si tocca).
C’è bisogno di momenti per dedicarci nuovamente al Signore
Deut. 8:28-35; Giosuè 24:14-27. In questa fase capita scoprire delle influenze negative che vanno eliminate dalla nostra vita
v.23. In una casa vi sono diversi tipi di vasi per soddisfare vari esigenze, dobbiamo scegliere noi quale vaso essere, in base al vaso che scegliamo di essere Dio ci potrà usare
2° Timoteo 2:20-21.
Come guida:
Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.