Tutto l'evangelo Adi 8x1000 - 2015
Home | Forum | Newsletter | Audio mp3 | Scuola Domenicale | Eventi | Foto | Link
Inserisci il tuo indirizzo Iscrivimi Cancellami Leggi arretrati Leggi arretrati
L'angolo del Pastore
Nato di nuovo
Letture
Studi biblici
Meditazioni
Pensieri
Attualità
Pionieri
Bibbia online

Emittenti TV Cristiani Oggi

Il messaggio della settimana in mp3

Le frequenze di radio evangelo

La nostra comunità

Testimonianza PentecostaĆ²e

Chi siamo

Le nostre attività

Turno campeggio 2017


:: LA LIBERTÀ CRISTIANA — Lezione 13
(1 Corinzi 9:19-23; 10:14-11:1, 17-22; Galati 5:13)

L’apostolo Paolo era cresciuto e vissuto sotto la rigida legge di Mosè, ma quando incontrò Cristo Gesù trovò la libertà dal peccato e da ogni legame della legge. Egli in maniera decisa invita i Corinzi di non abusare della libertà cristiana, la quale comporta grande responsabilità ed equilibrio, nel rispetto della mentalità e dei sentimenti del prossimo.
La vita della comunità era condizionata, seppure di riflesso, dalla realtà licenziosa circostante della città di Corinto.
    1. LIBERTÀ E RESPONSABILITÀ (1 Corinzi 10:23-11:1)
La grazia di Cristo ci ha liberati da ogni legalismo religioso; tuttavia essa insegna a “rinunciare all ‘empietà e alle passioni mondane per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo” (Tito 2:12). Non possiamo, dunque, vivere come ci pare, dato che il Signore ci ha chiamati a santificazione (1 Tessalonicesi 4:7).
  1. I limiti della libertà (ciò che è lecito e ciò che è utile)
    Prima del versetto 23 del capitolo 10 in cui è riportata l’espressione “ogni cosa” riferita in particolare ai cibi e alle bevande, l’apostolo Paolo, ordina di fuggire l’idolatria (v. 14), l’idolatria di Israele doveva essere un ammonimento (Esodo 32) e un esempio per i cristiani, desidera inoltre precisare che le carni che i pagani sacrificano le sacrificano ai demoni e non a Dio (v. 20), quindi è idolatria e io non voglio che abbiate comunione con i demoni. Una definizione di idolatria è: “mettere qualcosa o qualcuno al posto e prima di Dio”. L’apostolo Paolo, ispirato dallo Spirito Santo aveva richiamato l’attenzione dei Corinzi su un fatto importante della fede cristiana: la logica della dottrina evangelica e biblica. Quanto afferma ai versetti dal 16 al 20 è accettabile con il solo semplice buon senso, lui afferma al v. 15: “io parlo come a persone intelligenti”. È illogico, dunque, avere comunione con il sangue e con il corpo di Cristo (siamo uno con Lui) e poi “partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni “. E conclude: “Vogliamo provocare il Signore a gelosia? Siamo noi più forti di lui?” (v. 22). La conclusione appare evidente: è impossibile per coloro che sono partecipi della comunione con il sangue e con il corpo di Cristo avere comunione con i demoni, perché il nostro Dio è un Dio geloso (Esodo 20:5). Egli non ammette rivali, desidera l’esclusività dei Suoi figli. Paolo, continua il discorso sulle vivande sacrificate agli idoli, egli probabilmente si stava riferendo ad alcuni Corinzi che sostenevano di poter mangiare e bere di qualsiasi cosa, anche i cibi sacrificati agli idoli. Per la grazia di Dio, essi si sentivano finalmente liberi dai rigorosi divieti della legge, così l’Apostolo volle precisare che non ogni cosa è utile e non ogni cosa edifica!
    I principi da seguire per il credente sono i seguenti: è lecita? È utile? Edifica? Mi domina (1 Corinzi 6:12)? Se quanto ci è lecito o ci è permesso dalla Parola non è utile e non edifica la nostra fede, pur non essendo peccato, deve essere abbandonato. Ogni pensiero, ogni parola, ogni gesto, ogni scelta devono sempre essere conformi alla volontà di Dio. Affinché questo avvenga, è necessario acquisire il modo di pensare di Dio, mediante la Sua Parola. Nelle scelte, anche in quelle semplici e quotidiane, sarebbe sempre buono chiedersi: Gesù lo farebbe? Gesù ci andrebbe? Mi edifica, edifica gli altri? Onora il Signore? È di buona testimonianza o risulta scandalosa per il prossimo, sia credente o meno? Tale azione porterà alla gloria di Dio? Posso contare sull’approvazione di Dio in quello che sto compiendo? Ogni azione deve essere dettata dal buon senso cristiano, che è caratteristica propria dei credenti maturi, i quali distinguono le cose da ricercare e quelle da evitare. La Parola di Dio ci esorta a vigilare sulla nostra condotta e sulle nostre opinioni, affinché non siano di intoppo per nessuno. Non bisogna perseguire mai unicamente i propri interessi, ma prestare attenzione anche alle esigenze altrui (Romani 14:15; Filippesi 2:4).
    La Scrittura ci invita sempre a imitare Gesù, il quale non si è curato dei propri interessi o del proprio tornaconto, ma ha offerto la propria vita per il bene degli altri. Nella Parola di Dio troviamo la guida per la nostra condotta di vita (Filippesi 1:9-11; Ebrei 5:13, 14; Matteo 16:23).
  2. La sensibilità verso il prossimo
    Paolo in questa sezione da delle indicazioni sul comportamento dei credenti verso il prossimo:
    Non scandalizzate la coscienza altrui (“Per motivo di coscienza”). Nel v. 27 Paolo affronta il caso in cui un credente venisse invitato da un non credente. Egli avrebbe dovuto mangiare tutto quello che gli era posto davanti senza fare domande sulla provenienza; gli animali, infatti, servono per l’alimentazione dell’uomo (vv. 25, 26). Se, però, il non credente avesse fatto notare che si trattava di carne proveniente da sacrifici a idoli, allora era il caso per il credente di non mangiarne, al fine di non scandalizzare la coscienza del non credente. Secondo il pagano. infatti, mangiarla significava partecipare alla pratica idolatra.
    Agire alla gloria di Dio (“Fate tutto alla gloria di Dio”). Bisogna agire facendo ogni cosa secondo il volere di Dio. Paolo anticipa la possibile domanda dei suoi lettori: “è giusto privarsi della propria libertà a causa della coscienza di un altro?” (vv. 29. 30). Nel v. 31, egli offre la risposta. Fare qualcosa, sia pure lecita, che provochi dei danni a qualcun altro, non glorifica certamente il Signore. La Bibbia non è un elenco di divieti, (1 Giovanni 5:3). ma fornisce dei principi generali, validi in ogni tempo e circostanza, per valutare le cose giuste e quelle sbagliate, poi il credente ha la presenza dello Spirito Santo che lo guida in ciò che è buono e ciò che è sbagliato (Giovanni 16:13). Attenzione però a non contristarLo (Efesini 4:30).
    Impegnarsi ad essere di buona testimonianza (“Compiaccio a tutti”). Il v. 33 non vuoi dire che Paolo scendesse a compromessi per compiacere gli altri, anzi, nell’esercizio della sua libertà cristiana, egli si preoccupava degli altri più di sé stesso. Paolo fu pronto in qualsiasi circostanza, a rinunciare alla propria libertà e abitudini, pur di non mettere gli altri in difficoltà, ma guadagnarli a Cristo. “Non cercando l’utile mio, ma quello dei molti”…
    2. LIBERTÀ DEGENERATA IN LIBERTINAGGIO (1 Corinzi 11:17-22)
Quando Gesù istituì la Cena del Signore per conservare il ricordo della Sua opera verso la Chiesa, gli apostoli si preoccuparono di trasmetterne il valore, onde preservare la devozione dei partecipanti (Atti 2:42). Tra i Corinzi, però, il sentimento era degenerato, così l’agape, che si accompagnava alla Cena dei Signore, era un’occasione per manifestare egoismo e disunione.
  1. Divisioni
    Paolo al versetto 17 non loda i Corinzi come aveva fatto al v. 2, perché alcuni insegnamenti essi non li ascoltavano affatto! Egli denuncia un grave problema: i Corinzi si radunavano non per essere di edificazione, ma per essere motivo di contrasto l’uno verso l’altro… all’origine di tale problema, vi erano le divisioni interne che laceravano la comunione fraterna. Il termine originale tradotto con ‘divisioni” (v. 19) indica i “gruppi divisi”, i quali generalmente trovano la loro origine nelle false dottrine. I Corinzi, invece, erano divisi in gruppi per altre ragioni. La Cena del Signore doveva essere (come deve essere) il punto culminante della comunione con il Signore e con la Chiesa, invece, per i Corinzi era motivo di discordia… L’Apostolo trovò l’unica nota positiva delle divisioni (v.19): proprio in mezzo alle divisioni i veri discepoli del Signore si sarebbero distinti dagli altri!
  2. Disprezzo
    I credenti di Corinto avevano travisato il senso della Cena del Signore, che spesso, nella Chiesa dell’era apostolica, era celebrata dopo una riunione chiamata “agape”, una sorta di pasto comune, una cena fraterna, dove ogni famiglia portava del cibo, tutti mangiavano insieme per poi partecipare alla Santa Cena (Atti 2:46 cfr Giuda 12). Il momento solenne del ricordo del sacrificio di Gesù era degenerato fino al punto di non meritare di essere chiamato “Cena del Signore” (v. 20). Non tutti avevano le stesse possibilità economiche (v. 21), i più benestanti portavano molto cibo, mentre i più poveri avevano poco. La cosa più grave, però, era il fatto che non soltanto i ricchi non condividevano il cibo con i più poveri, ma si lasciavano andare a gozzoviglie, mangiando eccessivamente e bevendo fino ad ubriacarsi. La riunione di “agape” era diventata una vera e propria occasione mondana più che di adorazione. Paolo dovette rimproverare i Corinzi e consigliò loro di mangiare a casa propria piuttosto che disprezzare la Chiesa di Dio. Quando poi la Chiesa si raccoglieva assieme per consumare il pasto comune, i ricchi non aspettavano alcuni fratelli più poveri che stavano ancora lavorando (v. 33). Regnava la mancanza di sensibilità verso i propri fratelli e il senso dell’unità! Paolo dovette nuovamente istruire i credenti sul significato e lo svolgimento della Cena del Signore, avvertendoli di eventuali conseguenze di una scorretta celebrazione (vv. 29-32). Tutti i credenti sono uguali agli occhi di Dio, non ha importanza il livello sociale o economico (1 Timoteo 6:17-19). Tutti devono ricordare che sono peccatori salvati per grazia di Dio.
    La Cena del Signore è per noi credenti una preziosa opportunità per rendere l’onore e il rispetto al nostro Salvatore e Signore Cristo Gesù. Tutte le volte che ci accostiamo alla mensa del Signore, siamo di fronte ad un simbolo commovente nel ricordo della morte e della resurrezione di Gesù, nella consapevolezza della Sua maestà e del Suo potere, aspettando il Suo ritorno.
    3. LIBERTÀ E AMORE (1 Corinzi 9:19-23)
Paolo nel cap. 9 tratta alcuni diritti che erano propri di sé stesso, ma che fu disposto a rinunciare, per evitare delle discussioni all’interno della Chiesa! Alcuni membri della comunità di Corinto avevano più volte messo in discussione l’autorità apostolica di Paolo ed egli si rammarica di doversi difendere… Al v. 19 proclama la sua libertà, ma dichiara di essere diventato servo di tutti con lo scopo di conquistare nuove anime a Cristo. Egli mette in pratica il principio già espresso da Gesù: “Il Figlio dell ‘uomo non è venuto per essere servito ma per servire” (Matteo 20:28). È vero che Paolo era l’apostolo dei Gentili, ma aveva predicato anche ai Giudei; aveva operato tra credenti spiritualmente maturi e credenti immaturi e, in qualsiasi circostanza, aveva rispettato la cultura e le opinioni della gente, a patto di non compromettere la sua fedeltà a Dio e alla predicazione del Vangelo. Paolo agiva in modo da non scandalizzare le persone che, altrimenti, si sarebbero allontanate da lui e dal messaggio di Cristo. Egli spiega di aver imparato a tener conto delle altre culture, a meno che ciò avesse compromesso la sua fedeltà a Cristo (v. 21). Il riferimento ai deboli (v. 22) si ricollega indubbiamente ai credenti spiritualmente immaturi, di cui l’Apostolo parla al cap. 8, e per rispetto dei quali, egli non esercitava il suo diritto di mangiare qualsiasi cosa. Il comportamento di Paolo viene motivato dal fatto che egli desidera la salvezza di più anime possibili. Egli insegna che non bisogna associarsi a usanze di dubbia moralità praticate dai non credenti, per rendere buona testimonianza e condurli a Cristo; dimostra, bensì, con il suo comportamento, che possiamo condividere con i non credenti tutto ciò che non è contrario alla volontà di Dio, allo scopo di portarli a Cristo! Se siamo in comu nione con il Signore, sensibili all’azione dello Spirito Santo, avremo saggezza sufficiente per capire fin dove sia possibile camminare insieme con i non credenti, senza venir meno alla nostra testimonianza di fede, ma, al contrario, per condurre il più grande numero possibile di persone a Cristo.

Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.


Formato pdf
Visualizza libro animato da sfogliare




Chi siamo | Dove siamo | Mappa del sito | Diritti d'autore

© www.tuttolevangelo.com 2002 - 2017 - Tutti i diritti sono riservati. È vietata ogni riproduzione anche parziale.
WEBMASTER - Direttore direttore@tuttolevangelo.com
Powered by FareSviluppo.it