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:: “L’ipocrisia punita”Lezione 3


“Ma non c’è niente di nascosto che non sarà svelato,
né di segreto che non sarà conosciuto.”
Luca 12:2

Testo di lettura: Atti 5:1-11
Erroneamente si pensa alla prima comunità cristiana come ad una chiesa perfetta, ma l’episodio da noi letto mostra che non è così. La Scrittura ci rivela la presenza del peccato d’ipocrisia, che riuscì ad infiltrarsi fin dai tempi apostolici.
Il termine ipocrita veniva dato all’attore che recitava la sua parte al teatro. Ora è utilizzato per descrivere una persona che “recita una parte”, comportandosi diversamente da come è in realtà; un simulatore di atteggiamenti o di presunti sentimenti Matteo 23:23.
    I. Ipocrisia accordata Atti 5:1-2
Anania e Saffira, probabilmente dopo essere stati testimoni del gesto sincero e spontaneo di Barnaba, volevano anche essi un loro “momento di gloria” (cfr. Matteo 6:2; l’ipocrisia può a volte nascondere il desiderio di essere approvato e applaudito dagli uomini). La loro azione di vendere una proprietà, a differenza, di Barnaba, figlio di consolazione, non era mossa né dall’amore, né dall’interesse per i bisogni altrui. Non furono per nulla consapevoli di essere amministratori di quanto Dio aveva loro concesso.
Paradossalmente c’era anche una nota di ipocrisia presente nel significato dei loro nomi. Anania vuol dire: “il Signore è grazia”, Saffira: “bellezza” è ovvio che entrambi non furono all’altezza del significato dei loro nomi. Siamo noi all’altezza del nome datoci in Cristo, cioè, figli di Dio? Anania e Saffira non erano obbligati a versare l’intero ricavato. Potevano benissimo darne soltanto una parte e sicuramente il Signore e i fratelli avrebbero apprezzato la loro offerta. Essi, però, pensavano erroneamente che nessuno si sarebbe accorto della loro menzogna.
Abbiamo in questa storia una brutta miscela tra ipocrisia e l’amore per il denaro. La Bibbia dichiara che “l’amore del denaro è la radice d’ogni sorta di mali” I Timoteo 6:10. Quest’atteggiamento crea all’uomo molti problemi, tra i quali l’avarizia che è idolatria Luca 12:15; Efesini 5:5.
    II. Ipocrisia rivelata Atti 5:3-4
Deposto il denaro ai piedi degli apostoli, Anania sicuramente attendeva delle parole di approvazione e di plauso per il presunto gesto di generosità. Lo Spirito Santo invece, rivelò a Pietro che il nemico tentava di attaccare la chiesa dall’interno. Mediante il carisma della parola di conoscenza 1 Corinzi 12:8 lo Spirito Santo comunicò a Pietro la natura del peccato di Anania, la menzogna. L’inventore di questo inganno era stato Satana ma non per questo Anania è da considerare una vittima innocente, egli poteva evitare di peccare (Genesi 4:7; Giacomo 4:7). Con avidità ed egoismo egli aveva accettato il suggerimento di satana e volutamente Anania gli aveva permesso di “riempire” il proprio cuore.
Satana è bugiardo dal principio Giovanni 8:44 ed è stato anche il primo ipocrita. Egli avvicinò Eva sotto forma di serpente, ai credenti si presenta come angelo di luce 2 Corinzi 11:14. Anania assunse le sue caratteristiche e divenne a sua volta un ingannatore mentendo allo Spirito Santo.
Mentire allo Spirito Santo significa mentire a Dio, perché lo Spirito Santo è la terza Persona della Trinità. Gesù non ha sopportato la menzogna. Egli è stato paziente e comprensivo nei riguardi di Marta, Maria Maddalena, di Pietro, dei peccatori e dei pubblicani, ma per gli ipocriti ebbe soltanto parole di condanna. Egli sapeva che il loro atteggiamento e il loro esempio conducevano gli uomini alla rovina Matteo 23: 13-15, 27,28,33.
    III. Ipocrisia giudicata Atti 5:5-11
Quando Anania e Saffira peccarono, il giudizio di Dio cadde immediatamente su loro, causandone la morte. Indubbiamente, se gli fosse riuscito quell’inganno, il prossimo sarebbe stato peggiore. Dio, però, lo fermò. Quel giudizio fu forse troppo severo? La chiesa doveva sapere che Dio non scusa l’ipocrisia. L’egoismo e il peccato privano il credente della sua ricompensa nel servizio cristiano e producono rovine e giudizio. Questo può anche non avvenire così rapidamente e tragicamente, come avvenne per Anania, ma il peccato ripaga con il giudizio Romani 6:23; Matteo 12:36.
Quando Saffira giunse dagli apostoli, la domanda che Pietro le fece servì come stimolo per la confessione, invece la sua risposta mostrò come era complice con il marito nelle cose sbagliate. Da quel triste episodio la chiesa non ha subì un danno, anzi ciò ha prodotto dei risultati positivi.
  • I giovani furono usati dal Signore per portare via i corpi di Anania e Saffira, imparando così a perseverare nella purezza e guardarsi da ciò che nella comunione fraterna può essere qualcosa di poco onorevole e corrotto.
  • Un santo timore invase tutti i credenti e lì spinse a camminare in umiltà e riverenza davanti al Signore. Sui non credenti cadde anche il timore di Dio poiché realizzarono che aggregarsi alla chiesa di Dio è una cosa seria.
  • La chiesa ha progredito, molti si sono salvati e grandi prodigi e miracoli si manifestavano in mezzo al popolo di Dio.
  • Tutto ciò ci insegna che l’opera di Dio non subirà mai dei danni irreversibili per causa del comportamento di alcuni e per quanti scono disposti a permettere allo Spirito Santo di purificare il proprio cuore.

    Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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