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:: Una divergenza d’opinione
   Giovanni 11:1-16

Questa sera, per la nostra meditazione prendiamo spunto dalle parole di Tommaso. Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: "Andiamo anche noi, per morire con lui!". Il contesto è ben conosciuto. Gesù e i discepoli avevano ricevuto notizie che Lazzaro era malato.
Il Signore non si dirige subito verso la Giudea ma si trattiene dov’era ancora per due giorni. Nel frattempo il suo amico muore. A questo punto, Gesù annuncia la sua intenzione di andare a svegliare il fratello di Marta e Maria.
Il testo ci descrive Gesù come allegro, perché sapeva che andando in Giudea avrebbe operato un grande miracolo, dando occasione a tanti di credere e manifestare la gloria di Dio.
Ma Didimo aveva un’opinione diversa. Tornare in Giudea, solo dopo pochi giorni e dopo che i giudei volevano lapidare Gesù sarebbe stato una follia, perché non riusciva a vedere né il miracolo, né anime benedette e né la manifestazione della gloria di Dio. Tommaso non era per niente allegro, ma piuttosto lugubre e pessimista; infatti disse: "Andiamo anche noi, per morire con lui". Povero Gesù, avere con sé un discepolo come Tommaso, c’era poco da sperare di ricevere qualche incoraggiamento da uno come lui.
Da questo, possiamo vedere in modo evidente il contrasto che esiste tra la fede e l’incredulità.

1. La fede affronta la vita con gioia, di fronte alle sfide e alle prove riesce a rimanere ottimista: Giacomo 1:3 "Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza". Guarda in avanti e vede nella circostanza avversa una possibilità di vedere manifestata la gloria di Dio in lui ed intorno a lui. Luca 6:22 "Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno da loro, e vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande nei cieli".
L’incredulità non vuole accettare le sfide, evita i rischi, odia fare sacrifici, non vuole impegni. Pensa sempre al peggio e non riesce ad intravedere nulla di positivo. Per Tommaso tornare in Giuda era la fine, per Gesù un’opportunità gloriosa per raggiungere anime.
La fede ci porta a dire imparerò qualcosa dal Signore, sperimenterò cosa vuole dire la provvidenza di Dio, la consolazione del Signore, il soccorso dell’Eterno… L’incredulo invece parte dal presupposto che Dio non può aiutare e né dare la vittoria; tutto ciò che si fa, le energie o le risorse impegnate sono solo uno spreco. A volte non lo dice ma il suo atteggiamento lo dimostra.
Chi ha fede vive in modo gioioso, lavora, si impegna è realizza le benedizioni di Dio; è spiritualmente ricco; perché vede la gloria del Signore. L’incredulo non ottiene nulla, non avverte niente e non realizza nulla sia per sé stesso che per l’opera di Dio. La sua vita è segnata da tristezza e povertà spirituale.
Chi ha fede gusta e vede quanto è buono il Signore. Chi non ha fede non vuole assaggiare perché è convinto che il sapore non è buono e perde un’occasione.

2. La fede ha fiducia anche nella sapienza di Dio, crede che Dio sa quello che sta facendo.
Non sempre riesce a comprendere il programma di Dio, ma sa che è un piano giusto che porterà frutto. L’incredulo invece vede la persona che ha fede come uno stolto o un povero deluso. Vede Dio anche come uno di cui non bisogna fidarsi del tutto.
Tommaso con questa sua espressione in realtà diceva: Gesù vuole andare in Giudea per risuscitare Lazzaro ma non riuscirà, invece, vedrai che i giudei lo faranno morire.
Quindi la fede dice si, con il Signore lo faremo, l’incredulo invece dice i programmi ed i progetti falliranno. Invece, noi sappiamo che i disegni di Dio non saranno frustrati. Né Dio e né l’uomo, che confida in Lui, sarà svergognato, mentre l’incredulo lo sarà e dovrà ricredersi, se avrà la possibilità. È successo a Tommaso, specialmente in un’occasione dopo questa.
Nel 2° libro dei Re invece ci parla di un uomo che non ha avuto tempo di ricredere alle sue parole: per la sua incredulità ha visto ciò che credeva non fosse possibile senza esserne partecipe 2 Re 7:1-2. Allora Eliseo disse: "Ascoltate la parola del SIGNORE! Così dice il SIGNORE: Domani, a quest’ora, alla porta di Samaria, la misura di fior di farina si avrà per un siclo, e le due misure d’orzo si avranno per un siclo". Ma il capitano sul cui braccio il re si appoggiava, rispose all’uomo di Dio: "Ecco, anche se il SIGNORE facesse delle finestre in cielo, potrebbe mai avvenire una cosa simile?" Eliseo rispose: "Ebbene, lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai". Giovanni 11:19-20 Ma quel capitano aveva risposto all’uomo di Dio, e gli aveva detto: "Ecco, anche se il SIGNORE facesse delle finestre in cielo, potrebbe mai avvenire una cosa simile?" Ed Eliseo gli aveva detto: "Ebbene, lo vedrai con i tuoi occhi, ma non ne mangerai". E così avvenne: fu calpestato dalla folla presso la porta della città, e morì.

3. Infine, la fede produce la vita, conduce verso la vita. Al contrario l’incredulità ha come esodo la morte. Gesù andava in Giudea per ridare vita a Lazzaro, per Tommaso invece il rientro in Giudea doveva condurre alla morte.
Chi crede in Gesù ha vita eterna, è passato dalla morte alla vita. La fede dà al cuore dell’uomo una voglia di vivere, produce vitalità ad esuberanza. Dove la fede è assente, lì noti pesantezza ed inattività.
Giacomo ci dà un metodo eccellente per misurare la fede. Una fede viva è uno che agisce, una fede morte è uno che è privo di movimento.
Dove c’è fede lì si sperimenta prosperità, si gode della gloria di Dio, s’avverte la sua presenza, ma per chi come Tommaso soffre d’incredulità non vede un avvenire, vede solo una fine triste e buia.
Possa il Signore concederci una fede che esplode in gioia, in fiducia e in vita esuberante.





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