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:: VITTORIA SULLE TENTAZIONI  — Lezione 12 - prima parte
(1 Corinzi 9:24-10:13)

La tentazione è una realtà, nessun credente può pensare di aver raggiunto un tale livello spirituale da essere invulnerabile e libero da qualsiasi tentazione. Dio non è l’autore della tentazione, ma a volte la permette, non per danneggiarci, ma perché vuole farci sperimentare la vittoria. La tentazione è un incitamento al male che diventa peccato soltanto se si cede ad essa. Si può resistere alla tentazione perché Dio ci dà la forza per vincerla e, dopo averla superata, diventiamo più forti di prima, pronti ad ottenere altre vittorie!
    L’USO DEL TERMINE NELLA SCRITTURA:
L’idea biblica di tentazione non è in primo luogo quella di seduzione, di incitamento a peccare, come la intendiamo noi, bensì quella di “vagliare una persona”, “metterla alla prova”, “esaminare”, “investigare”. “raffinare” (Salmo 26:2); il che può essere fatto tanto a scopo benevolo per provare e migliorare le qualità del credente, quanto con il motivo malvagio di mettere in mostra le sue debolezze o intrappolarlo in un’azione sbagliata.
I verbi ebraici nasah, massah, bahan che generalmente si traducono «tentare» hanno primariamente i significati precedenti.
Nel Nuovo Testamento abbiamo il corrispondente sostantivo peirasmos e i verbi (ek)peirazo e dokimao: possono avere lo stesso senso dell’A.T. (provare, mettere alla prova, esaminare, investigare), ma può anche significare ciò che normalmente si intende per «tentare», cioè indurre al peccato. È il contesto che decide fra i due significati!

    L’idea di mettere alla prova, tentare una persona appare diverse volte nella Bibbia, il termine viene utilizzato:
  1. Per indicare gli uomini che mettono alla prova i propri simili: 1 Re 10:1. È lo stesso verbo utilizzato in 1 Samuele 17:39.

  2. Per indicare come gli scribi e i Farisei, avversari di Gesù, con risentito scetticismo, lo “mettono alla prova”: Marco 8:11; Luca 10:25 (Vedi Versione Diodati). Marco 12:13, 15: cercavano di poterlo incastrare con qualche affermazione con la quale poteva compromettersi…

  3. Per i credenti che dovrebbero mettere alla prova sé stessi (il loro stato spirituale):
    a) prima della Cena del Signore (1 Corinzi 11:28);
    b) in altre circostanze (2 Corinzi 13:5) per non diventare presuntuosi e illusi sul proprio stato spirituale;
    c) l’ “opera”  propria, affinché non vadano fuori strada (Galati 6:1-4).

  4. Per indicare gli uomini che tentano Dio: quando lo sfidano, provocandolo per mettere alla prova il Suo potere, la verità delle sue parole, la bontà e la giustizia delle sue vie, il che comporta gravissima mancanza di fede e fiducia: Esodo 17:2; Numeri 14:22; Salmo 78:18, 41, 56; 95:9; 106:14; Malachia 3:15; Atti 5:9; 15:10.
    Massah (tentazione), nome di una località, conservava la memoria permanente di tale tentazione: Esodo 17:7; Deuteronomio 6:16.
    L’azione di provocare Dio, mettendolo alla prova, rivela una estrema irriverenza e Dio stesso lo vieta: Deuteronomio 6:16 cfr Matteo 4:7; 1Corinzi 10:9, 10.
    Gli Israeliti tentarono Dio col mettere a dura prova la sua pazienza, mostrandosi scontenti di quel che Egli dava loro ed irritati per i Suoi consigli e comandi!
    I Corinzi potevano farlo col mostrarsi non soddisfatti dei privilegi procurati dal Vangelo e restii di fronte alle rinunce richieste dal Signore. Quando non si vive una vita consacrata a Dio, una vita di comunione con Dio, i Suoi consigli e i Suoi comandamenti risultano essere gravosi, pesanti da praticare, ma quando si vive in stretta comunione con Dio, ciò che il Signore ci chiede di fare, per noi è una gioia attuarlo, e scopriamo quanto i suoi comandamenti non sono gravosi (1 Giovanni 5:3)! Egli ci da la forza e le capacità di fare la Sua volontà!
    In qualsiasi afflizione si possa trovare, il popolo di Dio dovrebbe confidare in Lui con pazienza, fiducioso che a suo tempo egli risponderà alle necessità secondo la sua promessa: cfr. Salmo 27:7-14; 37:7; 37:40; 130:5-8; Lamentazioni 3:25-33.

  5. Per indicare Dio che “tenta” l’uomo, cioè mette alla prova il Suo popolo ponendolo in situazioni che svelano la qualità della fede, della fedeltà e della devozione, in modo che tutti possano vedere che cosa c’è nei loro cuori (Genesi 22:1. 12). Esodo 16:4; 20:20 Deuteronomio 8:2, 16; 13:3 Giudici 2:22; 2Cronache 32:31.
    Mettendo alla prova coloro che gli appartengono, li purifica, proprio come si fa con il metallo che viene purificato nel crogiuolo: Salmo 66:10; Isaia 48:10 ; Zaccaria 13:9; 1Pietro 1:6-9 cfr Salmo 119:67, 71.
    La prova mandata da Dio ha lo scopo di rafforzare la pazienza del credente, far crescere nella fede, edificare l’uomo interiore e il carattere cristiano diviene più maturo (Giacomo 1:2-4, 12 cfr: 1 Pietro 5:10), e li conduce a maggior sicurezza sull’amore che nutre per loro: Genesi 22:15-18; Romani 5:3-11.
    Mediante La fedeltà nei momenti di difficoltà gli uomini diventano dokimoi, “approvati” agli occhi di Dio:
    Giacomo 1:12; 1Corinzi 11:18, 19.
    Le parole “Non ci indurre a tentazione”, “non ci esporre a tentazione” (Matteo 6: 13), cosa significano dal momento che Iddio non può spingerci al male? Qui la preghiera è quella del fedele che chiede di non essere messo in una posizione in cui egli possa essere adescato e attirato dalla sua propria volontà e per opera di Satana cadere in tentazione. Era questa la preghiera che Pietro avrebbe dovuto fare, ma che non fece, per non essere adescato dalla tentazione, e lo portò a rinnegare il Maestro: Matteo 26:58, 69-75; Giacomo 1:13-15.
    La tentazione può essere permessa da Dio, ma proviene dal diavolo, dalla nostra carnalità e dal sistema malvagio circostante. Attraverso di essa, i nemici della nostra anima tentano di abbattere la nostra fede, di indebolirci e di distoglierci dalla verità. Dio la permette perché desidera farci realizzare la vittoria per mezzo della nostra fede in Lui!
    Dio può avere delle ragioni per metterci alla prova, mettendoci davanti ad una scelta, ad esempio, che rivelerà il fondo del nostro cuore.

  6. Per indicare le macchinazioni di Satana che mette alla prova, tenta i figli di Dio manipolando le circostanze, nei limiti permessi da Dio: Giobbe 1:12; 2:6; 1Corinzi 10:13.
    Il N.T. parla di Satana come il “tentatore” (ho peirazon: Matteo 4:3; 1Tessalonicesi 3:5.), il nemico dichiarato e implacabile di Dio e dei Suoi figli: 1 Pietro 5:8; Apocalisse 12.
    I credenti devono stare sempre all’erta: Marco 14:38; Galati 6:1; 2Corinzi 2:11.
    Devono stare vigili contro il diavolo (Efesini 6:10-18; Giacomo 4:7; 1Pietro 5:9), perché egli è sempre all’opera cercando di farli cadere usando varie macchinazioni:
    a. Tenterà a schiacciarli sotto il peso della privazione e della sofferenza (Giobbe 1:11-2:7; 1Pietro 5:9; Apocalisse 2:10 Cfr. Apocalisse 3:10; Ebrei 2:18);
    b) Li spingerà alla soddisfazione dei desideri naturali (Matteo 4:3-11; 1Corinzi 7:5);
    c) Proverà a renderli pieni di sé, orgogliosi (Galati 6:1; Efesini 4:27);
    d) Traviserà Dio e genererà false idee sulla verità e sulla Sua volontà (Genesi 3:1-5 cfr. 2Corinzi 11:3; Matteo 4:5-7; 2Corinzi 11:14; Efesini 6:11).
    Matteo 4:5-7 dimostra che Satana può perfino citare (a sproposito) la Scrittura per i propri fini; ma Dio promette che quando consentirà a Satana di mettere alla prova i credenti, offrirà una via per sfuggire alla tentazione: 1 Corinzi 10:13; 2Pietro 2:9; 2Corinzi 12:7-10.
    Il diavolo usa la tentazione per far cadere, per sedurre il credente, per farlo volgere verso il male e non verso il bene cfr. Giobbe 1:11, 12; Giobbe 2:5, 6, ma tutto è sotto il controllo di Dio (Matteo 4:1).
    Il diavolo tenta gli uomini ed opera nei figlioli della disubbidienza. Gesù fu tentato. Ciò non significa che Egli fosse attratto ed adescato dalle proprie concupiscenze come un altro uomo: bensì ch’egli fu messo alla prova, ed assalito con la massima astuzia dall’avversario, per indurlo a peccare.
    La tentazione del Salvatore era necessaria affinché egli potesse sovvenire «a coloro che sono tentati».
    Il primo Adamo, essendo tentato, cadde; ma il secondo Adamo entrò per volere divino nell’arena delle tentazioni, per dimostrare la sua fermezza e la sua superiorità sul primo. «In ogni cosa egli è stato tentato come noi, però senza peccato» (Ebrei 2:18; 4:15 Matteo 6:13).
    Comunque anche se gli uomini non sono tentati senza che Dio non lo permetta, bisogna ricordare che l’incitamento a fare il male non viene da Dio, né esprime la sua volontà: (Giacomo 1:12-15). Il desiderio che spinge a peccare non viene da Dio, ma è proprio dell’individuo, ed è fatale cedergli (Giacomo 1:14, 15).
    Gesù insegnò ai Suoi discepoli a chiedere a Dio di non esporli alla tentazione (Matteo 6:13) e a stare all’erta e a pregare, affinché non “cadessero” in tentazione (cioè, non cedere alla sua pressione): Matteo 26:41.
    La tentazione non è ancora peccato, in quanto Cristo fu tentato come noi, ma non peccò: Ebrei 4:15 cfr. Luca 22:28; diventa peccato solo quando la si accoglie e si cede al suggerimento di Satana di fare ciò che è male.
Come guida: Manuale di Studio per le Scuole Domenicali A.D.I.

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