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:: L'ambizione


E dissero: "Il Signore ha parlato soltanto per mezzo di Mosè? non ha parlato
anche per mezzo nostro? "
E il Signore lo udì. (Num. 12:2)

Dio condanna l'ambizione, infatti, è scritto: "Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perché l'uno non capisca la lingua dell'altro". (Gen. 11:7)
Maria, in ebraico Miriam, significa «ribellione o amaritudine». Era la primo-genita di tre figli e aveva circa dodici anni più di Mosè. Maria ed Aronne mormorarono contro Mosè; nella fine del versetto è scritto: «E il Signore udì queste parole!»
Prima di mettere in evidenza l'errore di Maria, cioè la sua ambizione, facciamo un passo indietro: quando il suo fratellino Mosè fu messo in una cesta, chi rischiò la vita? Maria seguì la cesta sul fiume! E quando la figlia di faraone vide il bambino ebbe compassione, Maria con coraggio le disse: "Devo andare a chiamarti una balia tra le donne ebree che ti allatti questo bambino?" (Es. 2:7) Un altro attaccamento positivo di Maria fu quello che ebbe dopo avere attraversato il mar Rosso, quando prese un tamburo, e tutte le sue donne uscirono dietro a lei, con timpani e danze. Maria rispose a Mosè dicendo: "Cantate al Signore, perché Egli si è sommamente magnificato; Egli ha precipitato in mare il cavallo e chi lo cavalcava". (Es. 15:21)
Sicuramente il Signore guidò quella cesta e guardò con favore il coraggio di Miriam. Il Signore ascoltò il canto di lode di Miriam e come fu sommamente magnificato.
Il Signore vede e ascolta proprio tutto, ascolta anche i mormorii…
Forse Miriam si sentiva molto importante nel piano Divino è buono essere consapevoli del fatto che tutti sono utili nell'opera del Signore, ma nessuno è indispensabile; bisogna servire il Signore con fede, in umiltà; nonostante Miriam avesse al suo fianco un esempio di fede autentica e d'umiltà, non imparò l'abnegazione e la mansuetudine di Mosè.
"Mosè era molto mansueto, più che ogni altro uomo che fosse sulla terra". (Lev. 12:3) Nonostante questo, Miriam mormorò, si ribellò, voleva anch'essa una porzione di gloria; e si, tante volte se non abbiamo le «stellette» sulla giacca non possiamo servire il Signore! Abbiamo bisogno per forza di un titolo o di un ruolo; ecco come deve essere il credente: "Signore il mio cuore non è elevato e gonfio di superbia, e i miei occhi non sono altieri, non attendo a cose troppo alte per me". (Sal. 131:1)

Tante volte assomigliamo ai discepoli, quando chiesero a Gesù, chi tra loro deve essere il primo; e Gesù rispose che tutti potevano essere «primi», ma non bisognava darsi tanta importanza, questo intendeva Gesù, quando disse: "Chi vuole essere il primo tra voi, sia l'ultimo e servitore di tutti". (Mr. 9:35)
Ancora i discepoli chiesero a Gesù: "Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?" (Mt.18:1)
Povero Gesù! tra tutte le altre cose ha dovuto sopportare anche i suoi discepoli. Gesù rispose: "Se volete entrare nel regno di Dio, dovete convertirvi, è necessario un cambiamento della mente e di conseguenza del comportamento". Gesù li avverte, e così avverte ciascuno di noi «se non cambiate»; Gesù scoprì nei discepoli troppa ambizione e poca umiltà! E quando manca l'umiltà regna l'orgoglio: tutto questo è dimostrato dal loro innalzamento di se stessi.
Gesù continua «e non diventate», e fa l'esempio di un fanciullo. Il fanciullo non si considera importante, non ricerca cariche importanti in chiesa, non siede su un piedistallo, ma per ogni cosa si rivolge con fiducia al Padre; quindi bisogna cambiare la nostra natura ambiziosa e diventare umili e semplici come i fanciulli. Sembra quasi essere un paradosso: «essere grandi bisogna diventare piccoli…» Gesù, nei Vangeli, racconta la parabola del fariseo e del pubblicano: due uomini salirono al tempio; un fariseo e un pubblicano. Gesù non a caso, sceglie il fariseo perché era una figura religiosa vista come un esempio in quel tempo, e un pubblicano, che era tutto il contrario del fariseo, un peccatore, un emarginato, un uomo ripudiato da tutti.
Il fariseo è in piedi in evidenza, il pubblicano si metta da parte, ritenendosi indegno; il fariseo innalza se stesso, sembra non aver bisogno di Dio, infatti, non prega, non confessa i suoi peccati, non loda il Signore, non chiede il suo perdono, si sente giusto; invece il pubblicano, fa una richiesta, si riconosce peccatore e chiede il perdono di Dio: "Signore sii placato verso di me peccatore!" (Lc.18:13)

Con la parabola del fariseo e del pubblicano, il Signore mette l'accento sulla vera giustificazione, ci dice che il pubblicano tornò a casa sua giustificato, e nello stesso tempo condanna l'ambizione, l'esaltazione di se stessi. Gesù conclude, «chi s'innalza sarà abbassato; ma che si abbassa sarà innalzato». (Mt.23:12)
Il versetto termina con la frase: «Il Signore udì», dopodiché il Signore disse: "ascoltate le mie parole: se v'è fra voi alcun profeta, io, il Signore, mi do a conoscere a lui in visione, o parlo a lui in sogno. Ma non fo così inverso il mio servitore Mosè, il quale è fedele in tutta la mia casa. Io parlo a bocca a bocca con lui, e a veduta, e non con maniere oscure; ed egli vede la sembianza del Signore; perché dunque non avete voi temuto di parlar contro al mio servitore, contro a Mosè? E l'ira del Signore si accese contro a loro, ed Egli se ne andò" E la nuvola si partì d'in sul Tabernacolo; ed ecco, Miriam era lebbrosa, bianca come la neve: e Aronne riguardò Miriam; ed ecco, era lebbrosa". (Num. 12:6-10)
Mosè è innalzato direttamente dal Signore e tutti noi dobbiamo ricercare l'approvazione del Signore, non quella degli uomini. Mosè era mansueto e umile di cuore, ecco perché il Signore lo innalza, Egli dice: "Io faccio grazia agli umili" (1 Pietro 5:5) Miriam invece fu rimproverata per la sua ambizione, quasi a voler dire: "…perché non hai temuto di parlare contro il mio servitore Mosè?" (Num.12:8) e come Miriam s'innalzò, così il Signore l'abbassò dandole la lebbra.
Ricordiamo un'altra Maria, la mamma di Gesù, perché è stata un modello esemplare di umiltà, quando l'angelo del Signore le apparve e le disse: "Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù". (Lc. 1:31) Maria disse: "Ecco, io sono la serva del mio Signore, mi sia fatto secondo la tua parola". (Lc. 1:38) e ancora quando disse: "L'anima mia magnifica il Signore e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore perché Egli ha guardato alla bassezza della sua serva" (Lc. 1:46-48)
Ecco il «segreto» per ottenere la Sua approvazione: «essere dei servi umili, accomodandoci alle cose basse, senza sventolare la bandiera dell'ambizione, che è la radice dell'orgoglio».
Lavoriamo in silenzio, senza pretese, senza ambire, sicuramente non riceveremo gli applausi della gente, ma certamente saremo graditi al Signore. Come il pubblicano tornò a casa sua giustificato, così noi saremo accolti da Gesù che dirà: "Vieni mio buono e fedele servitore; sei stato fedele in poca cosa, io ti costituirò sopra molte cose". (Mt. 25:21) E. Mobilia




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