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Avremo mai il coraggio di compiere alcune delle scelte fatte da Gesù?

Se dovessi scegliere un termine soltanto per descrivere la sostanza della vera fede, sceglierei la parola Cristiano, con la “C” maiuscola però. Certo, perché la parola Cristiano è tra le tante che, per un uso eccessivo, ha perso il suo vero significato; ovvero, è molto distante da ciò che intendevano gli abitanti di Antiochia quando per la prima volta chiamarono Cristiani, Paolo, Barnaba ed altri discepoli.
Questa parola oggi definisce la religione di intere popolazioni della terra, la loro collocazione geografica, la loro cultura; è una definizione dalla portata mondiale, ma se ne perde il vero significato rispetto all’individuo.
Essere cristiano significa essere simile a Cristo, seguirLo in tutto e per tutto, significa vivere come Lui, permettere che la Sua persona trasparisca dalla nostra vita, inequivocabilmente, allo stesso modo in cui i religiosi di allora riconobbero che gli apostoli Pietro e Giovanni, benché popolani senza istruzione, erano stati con Gesù (cfr. Atti 4:13).
Non fu facile per Pietro e Giovanni predicare Cristo con franchezza a quella folla che poco tempo prima aveva crocifisso il Signore. Prima ancora, non fu facile per Giovanni Battista annunciare un messaggio di giustizia ad un potente della terra che conosceva bene le proprie colpe… prendere cioè decisioni “controcorrente”, umanamente scomode, senza compromessi con “l’andazzo del mondo”.
Ma quali sono le decisioni che determinano la nostra vita di Cristiani, con la “C” maiuscola, secondo lo stile di Cristo?
    1. La scelta della rinuncia
Filippesi 2:7 ci parla di Gesù che lasciò la gloria del cielo per divenire come uno di noi: “Annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini”. Il Signore lasciò la Sua gloria, un mondo perfetto per entrare in uno ostile; rinunciò alla gioia perfetta che godeva per protendersi verso un mondo che Gli avrebbe offerto il calice della sofferenza. In un altro brano della Scrittura leggiamo: “Essendo ricco, s’è fatto povero per amor vostro” (2 Corinzi 8:9). Assumiamo la stessa attitudine del Signore, prendiamo individualmente la stessa decisione di sottometterci a Dio, di non voler primeggiare, di manifestare umiltà nella nostra vita quotidiana.
“Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù…” (Fili. 2:5).
    2. La scelta dell’ubbidienza
È indubbiamente interessante notare come la Scrittura sorvoli, a parte qualche riferimento sporadico, il periodo relativo alla vita di Gesù negli anni che precedono il Suo ministerio pubblico. Non disponiamo di particolari aspetti se non una mirabile affermazione concernente il Suo carattere: “Gesù cresceva in sapienza e in statura e in grazia” (Luca 2:52).
Non riusciamo ad immaginarLo un adolescente scontroso e scalpitante, un giovane ribelle pronto ad andare “in un paese lontano a spendere tutti i suoi beni”.
Lo vediamo ricoprire il proprio ruolo nella famiglia, ubbidire ai genitori, contribuire al bene della famiglia. La Parola di Dio ci autorizza a vederLo, nei Suoi primi trent’anni, alla luce degli insegnamenti biblici che riguardano il rapporto figli-genitori: “Figliuoli, ubbidite ai vostri genitori” (Efesini 6:1), e non come qualcuno che, alla prima occasione, è pronto a dare un calcio a tutto, all’insegna dell’ingratitudine.
Lo stile di Gesù non è inimitabile, anche in questo aspetto!
    3. La scelta dell’uditorio
A noi, indubbiamente, piace circondarci della “crema” delle amicizie, di intraprendere relazioni personali dalle quali trarre, perché no, anche qualche vantaggio. Anche in questo Gesù ci insegna quali decisioni prendere a riguardo. All’inizio del Suo ministerio, alla Sua prima apparizione pubblica, Lo vediamo insieme ai comuni peccatori essere battezzato nel fiume Giordano; Lo sentiamo predicare messaggi tutt’altro che volti a favorire il Suo successo personale - valga per tutti l’esempio del Sermone sul Monte. Non Lo scorgiamo seduto ai primi posti nelle Sinagoghe, ne viene piuttosto allontanato in malo modo. Non Lo vediamo frequentare le regge dei potenti, ma percorrere le strade della Palestina accompagnato da pubblicani, gente comune, malati e bisognosi che in Lui hanno trovato salvezza, redenzione, guarigione.
    4. La scelta dei discepoli
Basta stilare un po’ la lista degli stretti collaboratori del Maestro: grandi predicatori, organizzatori, eccellenti teologi, trascinatori di folle, campioni di fede!?!… Avremmo fatto anche noi la stessa scelta fatta da Gesù per circondarci di persone che avrebbero dovuto accompagnarci per tre anni di servizio tra l’ostilità di tutti? Noi forse no, ma Gesù sì!
Gesù lo ha fatto perché le Sue scelte non sono mai state ispirate da un criterio che tenesse conto soltanto dell’apparenza delle persone. Egli era consapevole della mancanza d’istruzione rabbinica dei Suoi discepoli, ma ne conosceva altresì i sentimenti, la disponibilità; rappresentavano del “materiale grezzo” che si sarebbe lasciato plasmare dal Signore. E questo non è poco!
    5. La scelta del messaggio
In una cultura dove i religiosi contemporanei di Gesù spendevano ore per discutere sulle più elaborate interpretazioni della Legge giudaica, si affannavano in complesse cerimonie formali, ormai prive di ogni valore spirituale, Gesù sceglie di annunciare il più semplice e, allo stesso tempo, efficace dei messaggi: “Ravvedetevi, il Regno di Dio è giunto fino a voi! Perdonate affinché siate perdonati, prendete la vostra croce e seguitemi, chi ha sete venga a Me e beva dell’acqua della vita…!”. Il messaggio di Gesù era semplice, diretto, efficace - difatti non è mai stato invitato a predicare in grandi conferenze mondiali. Tutto sommato il Suo messaggio era scomodo!
    6. La scelta dell’arrendimento
Sappiamo che, per almeno tre volte, Gesù avverti i discepoli che la Sua missione si sarebbe conclusa in tragedia e trionfo, allo stesso tempo; parlò loro delle accuse infamanti, dei tradimenti, dei dolori, della morte e della risurrezione. Nel Getsemani, Gesù affrontò il momento più duro prima della Sua crocifissione: i discepoli dormivano mentre Egli cercava la consolazione del Padre, invocava il Suo aiuto.
Noi avremmo “gettato la spugna”, a quel punto non ce l’avremmo proprio fatta, ma Gesù scelse di andare avanti, dichiarando: “Abba, Padre! ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi” (Marco 14:36), sottomettendosi alla Sua volontà, arrendendosi al Suo volere.
    7. La scelta del Golgota
Gesù, come ultima scelta, decise di deporre la propria vita (cfr. Giov. 10:18). Non la considerò cosa di cui potesse assolutamente privarsi, non pensò di escogitare un modo per evitare di prendere questa ulteriore e dolorosa decisione. No, guardò invece alla “gioia che gli era posta dinanzi”, sprezzando l’infamia, sopportando gli insulti, gli sputi, le provocazioni più grette.
Cristo Gesù scelse ancora una volta in vista del nostro supremo bene, sapeva che: “se il granel di frumento caduto in terra non muore, riman solo; ma se muore, porta molto frutto… e che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome” (Giovanni 12:24, 27). Questa era indubbiamente la somma di tutte le scelte compiute in precedenza.
I chiodi della croce erano il segno del Suo arrendimento assoluto, l’abbandono del Padre il dolore più lacerante, il peccato che Egli portava per noi il peso più gravoso. Ma questa ultima scelta di Cristo era la più grande delle Sue vittorie, il prologo della Sua risurrezione, il trionfo della Sua umiliazione.
Le scelte compiute da Gesù ci mostrano tutto quello che dobbiamo sapere di Lui; il fatto che tali scelte siano diametralmente opposte alle decisioni che solitamente prendiamo noi, ci spingono ad esaminare noi stessi.
    Le scelte fatte dal Signore:
  1. non provengono dalla mente (infatti, spesso apparentemente non sono logiche);
  2. non sorgono dalle emozioni (sono scelte che non fanno sentire bene, anzi producono in noi un profondo disagio).
  3. non sono dettate dall’orgoglio (molto spesso non sono popolari).
Se siamo dei Cristiani con la “C” maiuscola, dobbiamo saper prendere queste decisioni, compiere queste scelte, spesso impopolari, tutt’altro che coerenti col “senso comune” e che non cercano il sostegno delle nostre sensazioni. Sono scelte che provengono dal profondo dell’anima nostra, guidate dallo Spinto Santo, confermate dalla Parola di Dio, che ci presenta la volontà del Padre alla quale dobbiamo incondizionatamente ubbidire, senza compromessi.
Le nostre scelte determineranno il tipo di cristianesimo che vivremo. Cristo ha un Suo stile, e noi?

    G.B. - D.J.

da “Cristiani Oggi” settembre 1994
   
 
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