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Discepolato e Matrimonio
«Vi son degli eunuchi, i quali si son fatti eunuchi da sè a cagione del regno de’ cieli.
Chi è in grado di farlo lo faccia»
(Matteo 19:12).

Uno dei maggiori problemi che si trova ad affrontare ogni discepolo è quello di sapere se Iddio lo abbia chiamato al matrimonio o al celibato. Questo dipende dalla maniera nella quale ciascun individuo è guidato dal Signore. Nessuno può dettar legge ad altri, ed interferire in una sfera tanto vitale è molto pericoloso.
L’insegnamento generale della Parola di Dio è che il matrimonio venne istituito da Dio per l’uomo con diversi fini:
1) Venne istituito per creare una compagnia adatta per l’uomo e la donna e per il loro piacere. Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo» (Genesi 2:18).
2) Esso fu designato per la procreazione della razza. E questo ci viene indicato dall’ordine del Signore: «Crescete e moltiplicate e riempite la terra» (Genesi 1:28).
3) Esso fu disposto per preservare la purità nella famiglia e nella società. «Ma per evitar le fornicazioni, ogni uomo abbia la propria moglie» (2 Corinzi 7:2).
Nulla nella Parola di Dio indica che il matrimonio sia incompatibile con una vita di purità, consacrazione e servizio per Cristo. Ci viene piuttosto ricordato che il matrimonio «sia tenuto in onore da tutti, e sia il talamo incontaminato» (Ebrei 13:4). Rimane sempre valido quanto detto in Proverbi 18:22, «Chi ha trovato moglie ha trovato un bene», e le parole del predicatore «Due valgon meglio d’un solo» (Ecclesiaste 4:9) sono applicabili al matrimonio, particolarmente se i due sono uniti nel servizio per il Signore. L’aumentata efficacia dell’azione combinata ci viene indicata da Deuteronomio 32:30, dove è detto che uno può inseguirne mille, e due metterne in fuga diecimila.
E tuttavia benché il matrimonio rappresenti la volontà di Dio per la razza umana in genere, esso non costituisce necessariamente la Sua volontà per ogni singolo individuo. Mentre questo può essere considerato come un diritto inalienabile, il discepolo di Cristo può tuttavia scegliere di rinunziare ad esso per potersi dare con minori distrazioni al servizio del Signore.
Il Signore Gesù affermò che nel Suo regno vi sarebbero state persone che sarebbero divenute come eunuchi per amor Suo: «Poiché vi son degli eunuchi, i quali son nati così dal seno della madre; vi son degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi son degli eunuchi, i quali si son fatti eunuchi da sè a cagion del regno de’ cieli. Chi è in grado di farlo lo faccia » (Matteo 19:12).
Questo è senz’altro un voto volontario che una persona compie in base a due fattori:
1) La certezza che Dio lo guida a non sposarsi.
2) Desiderio di darsi più interamente all’opera del Signore senza le responsabilità supplementari della vita di famiglia.
Deve esservi la convinzione di essere oggetto di una chiamata divina (1 Corinzi 7:7). Solo per mezzo di essa un discepolo può avere la certezza che il Signore gli concederà la grazia necessaria per la continenza.
In secondo luogo, deve essere una decisione volontaria. Dove il celibato è un obbligo ecclesiastico, vi è gran pericolo di impurità ed immoralità.
L’apostolo Paolo metteva in risalto il fatto che una persona non sposata può spesso darsi più pienamente alle attività del Suo Re: «Or io vorrei che foste senza sollecitudine. Chi non è ammogliato ha cura delle cose del Signore, del come potrebbe piacere al Signore; ma colui che è ammogliato, ha cura delle cose del mondo, del come potrebbe piacere alla moglie» (1 Corinzi 7:32,33).
Per quella ragione, egli esprimeva il voto che i non sposati e le vedove rimanessero come lui, cioè non sposati (1 Corinzi 7:7,8).
Anche per coloro che erano già sposati l’apostolo insisteva nel dire che la brevità della vita richiedeva la subordinazione di ogni cosa al grande compito di annunciare il Signore: «Ma questo io dichiaro, fratelli, che il tempo è ormai abbreviato; talché, d’ora innanzi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero; e quelli che piangono, come se non piangessero; e quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; e quelli che comprano, come se non possedessero; e quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perchè la figura di questo mondo passa » (1 Corinzi 7:29,31).
Questo non vuole necessariamente significare che un uomo debba ripudiare le sue responsabilità di famiglia, abbandonare sua moglie ed i suoi bambini e porsi in viaggio come missionario. Ma significa però che egli non dovrebbe vivere per i piaceri e le soddisfazioni della vita di famiglia. Non dovrebbe usare sua moglie ed i suoi figli come pretesti per dare a Cristo il secondo posto.
Temendo che la sua fidanzata potesse essere tanto presa di lui da non lasciare il primo posto nella sua vita al Signore Gesù, Charles Studd compose una breve rima che essa doveva ripetere ogni giorno e nella quale essa diceva a Gesù che Egli le era più caro di quanto il suo Carlo avrebbe mai potuto esserlo.
Molti comunisti hanno imparato a subordinare le questioni di famiglia all’unico grande compito di conquistar l’umanità alla propria causa. Un esempio di questo è fornito da Gordon Arnold Lonsdale, spia inglese per conto della Russia. Dopo la sua cattura nel 1960, la polizia inglese rinvenne una lettera di sua moglie e la relativa risposta di sei pagine. Sua moglie scriveva: «Come è ingiusta la vita. Comprendo pienamente che stai lavorando che fai il tuo dovere e che ami il tuo lavoro e cerchi di farlo con tutta coscienza. Nondimeno il mio modo di ragionare è alquanto gretto in maniera tutta femminile, ed io soffro terribilmente. Scrivimi quanto mi ami e forse mi sentirò meglio».
Ecco quanto Lonsdale rispondeva in parte: «Tutto quanto posso dirti è che ho una sola vita, e non facile per giunta. Voglio spenderla in maniera da non dovermi vergognare nel guardare indietro… Tra breve avrò trentanove anni; quanta me ne resta ancora?».
«Il tempo è ormai abbreviato» scriveva Paolo, «talché… quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero…».
La tragedia è che un matrimonio affrettato ed avventato è stato spesso uno strumento nelle mani del diavolo per sviare un giovane discepolo dal sentiero della massima utilità per il Signore. Molti aspiranti pionieri hanno abbandonato carriere di totale servizio per Cristo all’altare del matrimonio.
«Il matrimonio è un acerrimo nemico nell’adempimento della volontà di Cristo che tutti gli uomini vengano a conoscenza del Suo messaggio. Esso è un dono di Dio, ma quando diviene un ostacolo all’adempimento della volontà del Signore, è male impiegato. Potremmo citare molti, uomini e donne, che hanno ricevuta una chiamata precisa a servire nel campo missionario e non partono mai perchè trattenuti dal loro compagno o dalla loro compagna… Nulla, neppure la benedizione divina di un compagno, deve ostacolare il fine stabilito da Dio per la vita di qualcuno… Molte anime oggi muoiono senza Cristo perchè i nostri cari hanno avuto la precedenza sul volere di Dio».
È forse particolarmente vero che, per degli operai che compiono lavoro di avanguardia, sia da preferire una vita di celibato. «Uomini e donne in avanscoperta devono probabilmente negare a se stessi persino quanto necessario a soddisfare i bisogni principali della vita per non parlare dei suoi più dolci anche se perfettamente legittimi piaceri. Loro dovere è quello di sopportare le difficoltà, di essere buoni soldati, di non lasciarsi ostacolare dalle cose di questa vita, atleti non intralciati da nessun peso… È una vocazione, una chiamata, ed una ordinazione ad un servizio speciale…». Per coloro che odono questa chiamata e rispondono ad essa, vi è la promessa di ricompensa fatta da Gesù: «Io vi dico in verità che… chiunque avrà lasciato case o fratelli, o sorelle o padre, o madre, o figliuoli o campi per amor del mio nome, ne riceverà cento volte tanti, ed erediterà la vita eterna» (Matteo 19: 28,29).

da: Il vero discepolo di William Macdonald
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