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:: Gli aspetti positivi della preghiera

Le Scritture insegnano chiaramente la natura positiva della preghiera.
La preghiera ci viene presentata, e deve essere una certezza nella vita e nell’esperienza del credente cristiano; la certezza dell’esaudimento deve prevalere fra i requisiti di questo ministerio importantissimo. Se esiste il dubbio, vi sarà nella preghiera una mancanza di fiducia, e questa sarà negativamente influenzata, in maniera grave, dall’incredulità. Una preghiera così concepita non avrà mai l’approvazione e la risposta di Dio. È necessario rendersi conto che Dio ha deciso, nella conduzione dei suoi affari sulla terra, di adottare la procedura della preghiera per il raggiungimento di grandi traguardi. È una positiva istituzione di Dio e deve pertanto essere vista in questa luce, e coloro che hanno ricevuto la rivelazione di Dio e delle sue vie sono consapevoli di questa regola di vita e convinti di questa procedura divina. Specialmente il popolo di Dio dovrebbe essere risvegliato a questa conoscenza, come ci esorta la Parola di Dio. La preghiera, quindi, offre grandi cose a coloro che si esercitano in essa e che conducono una vita di preghiera. La vera preghiera è positiva in sé stessa e nei suoi risultati. I discepoli si resero conto di ciò, osservando la vita di Cristo, e perciò fdissero: «Signore insegnaci a pregare».
Naturalmente essa vuole che dolui che prega debba possedere una mente spirituale e positiva ed un cuore altrettanto in armonia. La preghiera deve essere esercitata con un’attitudine di certezza e con sicurezza di spirito. Si può avere accettato intellettualmente la verità che Dio ascolta e risponde alla preghiera e non possedere questa verità spirituale dentro e non poter, quindi conferire alla preghiera la conoscenza sperimentale di essa.
Nella Bibbia troviamo concetti e affermazioni che hanno lo scopo di originare questo stato di fiducia nel credente. La Parola di Dio si prefigge di alimentare in noi la certezza e lo fa rivelando gli aspetti positivi della preghiera. Fatte proprie, queste rivelazioni producono un’attitudine di certezza verso la preghiera e nella preghiera. Consideriamole e permettiamo loro di dirigere la nostra vita di preghiera.
    Riconoscimento della paternità di Dio
La preghiera deve essere diretta a Dio, pertanto è necessario conoscere e comprendere Dio. La preghiera non è il mero parlare da soli; né è un esercizio inintelligibile che non profitta nulla. Nel caso del cristiano significa rivolgersi alla Persona e all’Essere Supremo, il Signore Iddio. Vi è stima di Dio e questa è alla base della fiducia nella preghiera. Il credente è assolutamente certo della sua conoscenza di Dio nella preghiera.
Per mezzo di Gesù Cristo, egli è portato ad una conoscenza crescente della realtà e potenza di Dio. Gesù ha perfettamente rivelato Dio agli uomini. (Giov. 17:3) Gesù è venuto affinché Dio divenisse loro Padre e affinché il credente potesse avere accesso al Padre tramite Gesù stesso. (Giovanni 14:6; Efesini 2:18
Nell’esperienza di Cristo, si nota com’Egli godesse di questo speciale rapporto con Dio nella preghiera e come s’indirizzasse a Lui quale «Padre». Era profondamente consapevole della persona del «Padre», di essere unito a Lui e di operare con Lui. Conosceva Dio il Padre in ogni aspetto e ciò dava senso e certezza alla sua preghiera. Egli conosceva la natura esatta della disposizione del Padre nei termini della bontà e gentilezza e ciò rendeva completamente diversa la sua vita di preghiera. Ciò è chiaramente evidente nel suo insegnamento. Egli concentra l’attenzione sul carattere di Dio: «Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il Padre vostro celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano»! (Luca 11:13) Egli desiderava che i suoi discepoli avessero una chiara visione di Dio.
In questa visione deve essere anche compreso il concetto del «favore di Dio». È basilare nella preghiera comprendere che Dio, il Padre desidera favorire coloro che sono veramente associati con Lui. Questa verità Gesù l’ha vissuta nella vita. Egli sapeva che il desiderio del Padre era quello di mostrare a Lui e tramite Lui le ricchezze della sua grazia e del suo favore. Pertanto, durante la sua vita terrena, nella ricerca del Padre, Gesù ricevette sempre risposta alle preghiere. Non doveva forzare Dio perché facesse le cose: Dio era suo Padre e da Lui fluivano favori senza fine. Giacomo parla dell’immutabilità di Dio nella sua paternità e dice: «Ogni buon dono è dall’Alto, e ci viene dal Padre della luce, in cui non vi è mutabilità, né ombra di pentimento».
È chiaro che Dio è buono e ch’EgIi desidera dare: se si afferra questa verità, essa modificherà positivamente l’attitudine di chi prega. Egli respirerà fiducia.
    Riconoscimento della nostra adozione divina di figliuoli
Proprio come dobbiamo riconoscere che Dio è Padre, così dobbiamo renderci conto che siamo i suoi figliuoli. Soggettivamente e profondamente il credente cristiano dovrebbe sapere la Verità dell’adozione divina. Non è qualcosa che si spera, ma una realtà presente. L’apostolo Giovanni afferma con enfasi, «Vedete di quale amore ci è stato largo il Padre, dandoci d’essere chiamati figliuoli di Dio! E tali siamo» (1 Giovanni 3:1). Questa piena consapevolezza deve prevalere nella preghiera, perché crea certezza ed è un altro aspetto positivo. La piena certezza di essere figli di Dio ci dà fiducia e ci mette nelle condizioni necessarie per avvicinarci a Dio.
Gesù Cristo, l’Unigenito Figlio di Dio, sapeva perfettamente chi fosse ed era consapevole dei privilegi che Gli spettavano da questo rapporto. Quale Figlio di Dio aveva la certezza dell’affetto e delle attenzioni del Padre quando Lo invocava. Non Gli balenò mai l’idea che il Padre Lo avrebbe abbandonato e lasciato solo quando pregava; vi era in Lui una certezza congenita e sempre presente, data dal sapere d’essere Figlio di Dio.
I credenti cristiani debbono essere certi del loro rapporto con Dio; se vi è un continuo mettere in dubbio questo rapporto di figli di Dio, ciò influenzerà negativamente la vita di preghiera. Dio ha fatto in modo che fossimo assolutamente certi su questo punto. Egli ci ha dato la sua Parola e lo Spirito Santo affinché i suoi figli fossero certi del loro rapporto con Dio (Romani 8:15-16). Cristo è venuto per rendere possibile questa adozione e, in questo nuovo rapporto con Dio, darci la gioia di avere risposta alle nostre preghiere.
Nel contesto di un rapporto umano, se il figlio ha un buon rapporto con il padre, non ha problema alcuno di colloquiare con lui e di fargli delle richieste, egli sa come rivolgersi al padre, perché ne conosce il carattere e sa anche perfettamente il rapporto particolare che lo lega a lui. Inoltre, conosce pienamente le capacità e le risorse del padre, e fino a che punto può far fronte alle sue richieste. Egli sa che è sensato che il padre gli risponda, proprio perché egli è suo figlio. Non è necessario essere ansiosi in riguardo alle capacità e risorse del padre! È bene che tutti prendiamo conoscenza di chi siamo e del nostro rapporto con Dio nostro Padre.
    Riconoscimento delle promesse divine
Oltre alla conoscenza della paternità di Dio e della divina adozione, il credente deve anche sapere che in e per mezzo di Cristo egli è un erede. La Scrittura chiaramente insegna: «…se siamo figliuoli, siamo eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo…». (Romani 8:17) C’è la testimonianza che Dio non ci ha sottratto il Figlio del suo amore; pertanto, per mezzo di Lui, Dio il Padre ci «darà tutte le cose gratuitamente». Non potremmo essere in una posizione migliore, perché Dio è desideroso e disposto ad arricchire i suoi figliuoli ed eredi con benedizioni abbondanti. Egli ci ha fatto una moltitudine di promesse (che sono le garanzie divine), le quali ci assicurano che vi è il pieno rimedio di Dio per ogni situazione.
Queste promesse sono contenute nella Parola di Dio e sono legate alla fede e alla preghiera. Vi è fra queste un legame spirituale; sono legate assieme in sacro matrimonio e non possono mai divorziare. Le promesse di Dio sono fatte nostre attraverso la preghiera. Qualcuno ha giustamente detto: «Le promesse di Dio sono gli stampi in cui versiamo le nostre preghiere». Esse modellano i nostri pensieri e ispirano le nostre preghiere a Dio, il Padre.
Di quale più grande garanzia abbiamo bisogno, per quanto concerne la preghiera, se non di quella data da Cristo: «Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e VI SARÁ FATTO». (Giovanni 15:7) Questa sola promessa offre una ricchezza sconfinata a proposito della risposta alla preghiera. È la certezza assoluta di possibilità enormi e valore positivo della preghiera. Dio si fa garante di adempiere tutto ciò che è essenziale e soprannaturale nella vita di ogni suo figlio. Se la preghiera afferra questa promessa divina, non c’è necessità per noi di essere sollecitati da circostanze, condizioni o crisi. L’ispirazione e la rivelazione della parola del patto dovrebbero guidarci nella preghiera ispirata. L’attitudine della Chiesa e del singolo credente nella preghiera dovrebbe essere di completa fiducia.
Dovrebbe esserci, quindi, una certezza d’appartenere a Dio quali figli e sapere che pertanto ogni cosa sua è nostra. Non vi è alcun dubbio ch’Egli sia il nostro Padre celeste; ed è altrettanto certo che noi siamo suoi figli e quindi suoi eredi ed è innegabile che tutte le promesse di Dio sono nostre oggi. Avviciniamoci a Dio in fede e nella preghiera e sia nostra la gioia di una feconda vita di preghiera.
   
ERNEST ANDERSON
Adattato da «Redemption Tidings»
 
  da: «Risveglio Pentecostale 11-1980»    
 

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