Tutto l'evangelo Adi 8x1000 - 2015
Home | Forum | Newsletter | Audio mp3 | Scuola Domenicale | Eventi | Foto | Link
Inserisci il tuo indirizzo Iscrivimi Cancellami Leggi arretrati Leggi arretrati
L'angolo del Pastore
Nato di nuovo
Letture
Studi biblici
Meditazioni
Pensieri
Attualità
Pionieri
Bibbia online

Emittenti TV Cristiani Oggi

Il messaggio della settimana in mp3

Le frequenze di radio evangelo

La nostra comunità

Testimonianza PentecostaĆ²e

Chi siamo

Le nostre attività

Turno campeggio 2017



I discepoli sono degli amministratori

«…egli lo chiamò e gli disse: Che cos'è questo che odo di te? Rendi conto della tua
amministrazione, perchè tu non puoi esser mio fattore».
(Luca 16:2)


La parabola del fattore infedele venne pronunziata per i discepoli ed i principi in essa esposti dal Salvatore si applicano ai discepoli di tutti i tempi. Infatti i discepoli di Cristo sono essenzialmente degli amministratori cui è stata affidata la cura dei Suoi beni e dei Suoi interessi sulla terra.
La parabola è irta di difficoltà; sembra quasi lodare la disonestà e la truffa. Ma quando viene compresa nella sua giusta luce, essa appare piena di insegnamenti di grande importanza.
Ecco in breve la storia. Un grande proprietario aveva assunto un impiegato perchè curasse i suoi affari. Con il tempo il padrone venne a sapere che il suo impiegato scialacquava il suo danaro, e chiese quindi immediatamente un controllo dei registri, preavvisandogli il licenziamento.
L’impiegato comprese che le prospettive erano alquanto tristi. Era troppo vecchio per svolgere del pesante lavoro fisico ed aveva vergogna di mendicare. Quindi ideò un piano che gli avrebbe assicurato degli amici per i giorni che lo attendevano. Si recò da uno dei debitori del suo padrone e gli chiese: «Quanto devi al mio padrone?». La risposta fu: «Cento bati d'olio». «Bene» disse l’impiegato «pagane la metà e considereremo chiusa la partita». Andò da un altro debitore del suo padrone e chiese: «Quanto devi?». Il cliente rispose: «Cento cori di grano». «Bene, dammene ottanta e consideriamo saldato il conto».
Ma ancora più sconcertante dell’azione del disonesto amministratore è il commento che segue:
«E il padrone lodò il fattore infedele perchè aveva operato con avvedutezza; poiché i figliuoli di questo secolo, delle relazioni con quei della loro generazione, sono più accorti dei figliuoli della luce» (Luca 16:8).
Come dobbiamo interpretare questa apparente lode di disoneste pratiche commerciali?
Una cosa è certa. Né quel padrone né il Signore lodarono quell’atto disonesto. Esso fu anzi la causa principale del licenziamento. Nessuna persona onesta approverebbe mai tale forma di imbroglio e di infedeltà. Qualunque altro possa essere l’insegnamento di questa parabola, non si intende affatto giustificare la malversazione.
Vi era una sola cosa per la quale si poteva lodare l’economo infedele, per aver fatto cioè dei piani per il futuro. Fece in modo da assicurarsi degli amici per il momento in cui sarebbe venuto a cessare il suo servizio, agendo in vista del futuro, e non del momento presente.
È questo il succo della parabola. Gli uomini in generale fanno di tutto per prendere delle precauzioni per provvedere ai giorni che li attendono. L’unico futuro di cui si preoccupino è la loro vecchiaia, gli anni che trascorreranno in pensione e quindi lavorano diligentemente per assicurarsi una sistemazione in vista dei giorni in cui non potranno più esercitare una occupazione redditizia. Non lasciano nulla di intentato nella loro ricerca di una sicurezza sociale.
Sotto questo aspetto i miscredenti sono più saggi dei credenti. Per poterne tuttavia capire la ragione, dobbiamo comprendere che il futuro del cristiano non è su questa terra, ma in cielo. È questo il punto cruciale. Il futuro di un incredulo è costituito dal tempo tra il presente e la tomba. Il futuro di un figliuolo di Dio è l’eternità con Cristo.
La parabola insegna che gli uomini senza Cristo sono più avveduti ed aggressivi nel preparare il loro futuro sulla terra di quanto non lo siano i credenti nel preparare il loro futuro nel cielo.
Con questa premessa, il Signore Gesù presenta l’applicazione pratica di questo insegnamento:
«E io vi dico: Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste; affinché, quand’esse verranno meno, quelli vi ricevano ne’ tabernacoli eterni».
La diabolica fonte dell’ingiustizia è l’amore del danaro o di qualsiasi altro bene materiale, ma noi possiamo usare queste cose per conquistare anime a Cristo. Le persone conquistate attraverso l’uso fedele del nostro danaro vengono qui chiamate «amici». Verrà il giorno in cui noi verremo meno (o perchè morremo o perchè il Signore ci avrà rapiti con Lui). Gli amici che avremo conquistati attraverso il saggio uso dei nostri beni materiali saranno allora ad attenderci per riceverci nelle dimore eterne.
È così che gli economi avveduti operano per il loro futuro, non trascorrendo la loro breve vita in una vana ricerca della sicurezza sulla terra, ma nello sforzo appassionato di essere circondati in cielo da amici che furono conquistati a Cristo per mezzo del loro danaro. Danaro che fu convertito in Bibbie, Nuovi Testamenti, brani della Scrittura, foglietti di evangelizzazione ed altri stampati cristiani. Danaro che fu usato per sostenere missionari ed altri operai del Signore. Danaro che contribuì al finanziamento di trasmissioni radio ed altre utili attività cristiane. In breve, danaro che venne usato per la diffusione dell’Evangelo in un qualsiasi modo. «L’unica maniera nella quale possiamo farci tesori in cielo è quella di spenderli in qualcosa che possa condurre anime in cielo».
Quando un credente vede che i suoi beni materiali possono essere usati per la salvezza di anime preziose, egli perde l’amore che aveva per essi. Il lusso, il benessere e lo splendore materiale gli ripugnano. Egli desidererà vedere le sue ricchezze convertite per divina alchimia in adoratori dell’Agnello per l’eternità. Egli sentirà il fascino che esercita la possibilità di compiere nelle vite umane un’opera, la quale rechi eterna gloria a Dio e benedizioni eterne alle vite stesse.
Per lui tutti i diamanti, i rubini, le perle, i depositi bancari, le polizze di assicurazione, le magnifiche abitazioni, le automobili, le imbarcazioni da diporto, non sono altro che manifestazioni di uso ingiusto delle ricchezze. Se usate egoisticamente, esse periscono con l’uso, ma se sono spese per Cristo esse recano frutto per tutta l’eternità.
La maniera nella quale usiamo le cose materiali, la misura nella quale ci afferriamo ad esse, costituiscono una prova del nostro carattere. Il Signore afferma al versetto Luca 16:10 :
«Chi è fedele nelle cose minime, è pur fedele nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è pure ingiusto nelle grandi».
«Le cose minime» sono qui l’amministrazione delle cose materiali. Coloro di cui si può avere fiducia sono quelli che usano queste cose per la gloria di Dio e la benedizione del loro prossimo. Quelli che sono disonesti sono coloro che usano i loro beni per procurarsi degli agi, una Vita lussuosa ed un divertimento egoistico. Se non si può aver fiducia di un uomo nelle minime cose (le ricchezze materiali), come si possono affidargli le grandi cose (l’amministrazione delle cose spirituali)? Se un uomo è disonesto nell’uso delle sue ricchezze, come può sperare che sia fedele come ministro di Cristo ed amministratore dei misteri di Dio (1 Cor. 4:1)?
Il Signore quindi si fa allora ancora più pressante:
«Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà le vere?» (Luca 16:11).
I tesori terreni non sono vere ricchezze; il loro valore è finito e temporale. Le vere ricchezze sono i tesori spirituali; il loro valore non può misurarsi e non avrà mai fine. Se un uomo non è fedele nell’amministrazione delle cose materiali, egli non puo aspettarsi che Dio gli affidi la prosperità spirituale in questa vita o i tesori in cielo.
Il Signore amplifica ancora quanto ha detto, aggiungendo:
«E se non siete stati fedeli nell’altrui, chi vi darà il vostro?» (Luca 16:12).
I beni materiali non sono nostri; appartengono a Dio. Tutto quello che possediamo ci è affidato come una sacra amministrazione da Dio. Tutto quello che può essere detto nostro è costituito dai frutti del nostro diligente studio della Bibbia, e del servizio compiuto quaggiù e le ricompense della nostra fedele amministrazione che riceveremo un giorno in cielo. Se non ci siamo dimostrati fedeli nell’amministrare le proprietà del Signore, non possiamo sperare di penetrare le profonde verità della Parola di Dio durante questa vita o di essere ricompensati in quella avvenire.
Il Signore raggiunge il punto più alto del suo insegnamento dell’intera parabola con questa affermazione definitiva:
«Nessun domestico può servire a due padroni: perchè o odierà l’uno e amerà l’altro, o si atterrà all’uno e sprezzerà l’altro. Voi non potete servire a Dio ed a Mammona» (Luca 16:13).
Non vi può essere fedeltà a due cose diverse. Un discepolo non può vivere per due mondi. Un servitore ama Iddio o ama Mammona, e se ama Mammona, odia Iddio.
E badate, questo fu scritto per dei discepoli, non per coloro che non lo sono.

da: Il vero discepolo di William Macdonald
Formato pdf





Chi siamo | Dove siamo | Mappa del sito | Diritti d'autore

© www.tuttolevangelo.com 2002 - 2017 - Tutti i diritti sono riservati. È vietata ogni riproduzione anche parziale.
WEBMASTER - Direttore direttore@tuttolevangelo.com
Powered by FareSviluppo.it