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:: La storia di un albero.
(una parabola per i credenti)

Molti anni fa, nel lontano deserto arabico, viveva una albero di acacia. A causa dell'aridità imperante del deserto quest'albero era di natura non bella. Il suo tronco era pieno di depressioni, di cavità, e in più, ricoperto di spine. All'infuriare degli uragani, strati di polvere e di sabbia vi si annidavano.
Un giorno, la voce dell'Eterno si indirizza al suo servitore Mosè, dicendo: «Mosè, edificami un tabernacolo, secondo il modello che Io ti mostrerò e fallo di legno di acacia».
Mosè da l'ordine dell'esecuzione dei lavori a degli operai. Questi si dirigono verso il deserto, guardando l'albero deforme e poi: …Uno, due, tre colpi e l'albero cade.
Ma a che cosa può servire un albero così contorto e deforme? Eppure è stato destinato per un sacro servigio e prima che possa essere utilizzato, deve subire una lunga e dura trasformazione.
L'artista, con pazienza ed amore, inizia il penoso lavoro. Dopo aver buttati giù i rami che darebbero fastidio, comincia con la pulitura del tronco.
Taglia le spine, indi cerca di liberarlo dalle incrostazioni di sabbia.
Storia di un albero
Ma ancora il tronco presenta un bozzo qui, un buco la, ed ecco che l'artista, con una scure tagliente, butta via ogni sporgenza.
Poi, con una pialla delicatamente, lo leviga, lo lavora ben bene. Quale trasformazione! La un albero inutile, ora è diventato un bel tronco, liscio, pulito e prezioso.
Il lavoro non è ancora completo. L'artista guarda con soddisfazione il tronco, poi prende dell'oro puro, ve lo spalma in ogni parte di esso. Finalmente l'opera è completa!
Ora non è più un tronco ma un asse meraviglioso, che insieme ad altri assi, viene portato nel tabernacolo e lì, ritte in piedi, formano il tabernacolo, un luogo meraviglioso, destinato a contenere la gloria di Dio.
L'albero del deserto non è più un povero albero, esposto alle gelide intemperie in preda dei venti, in pericolo anche di essere sradicato, ma è un oggetto prezioso ricoperto di oro, che sta continuamente nel tempio di Dio.

Caro fratello che stai leggendo la storia di quest'albero è la storia della tua vita. Non so quale stadio di trasformazione hai raggiunto, ma prima che ciò avvenisse, tu eri un povero albero, piantato nel deserto di questo mondo.
Generalmente nei deserti non vi è acqua e tu vivevi nell'aridità più assoluta, perché non conoscevi Gesù. La Fonte dell'acqua viva.
Falegname
Oh, quanto meschina e triste era la tua vita agli occhi del Signore.
Egli vedeva in te solo brutture, concupiscenze e insomma, l'impronta del peccato che si era radicati in te. Eri esposto, come quell'albero ad ogni specie di vento, di dottrine umane. Il vero vento dello Spirito Santo ancora non soffiava su di te e da un momento all'altro, qualche colpo di ciclone infernale poteva abbatterti.
Mentre eri in condizioni sì tristi, un giorno, Iddio, vedendo che il Suo Tempio celeste era incompleto, manda degli operai nel deserto di questo mondo e tu sei caduto sotto i colpi della scure tagliente della Parola di Dio. E lì, giacente ai piedi della croce, una mano insanguinata si è posata su di te.
Da quel momento i rami delle passioni sono stati troncati dalla tua vita, ogni bruttura e deformazione è scomparsa. Tu sei diventato una nuova creatura in Cristo Gesù. (2 Cor. 5:17).

Il quadro della trasformazione dell'albero ci da l'idea della nuova nascita. Questo è quello che precisamente Gesù compie nella vita del peccatore quando questi Lo accetta come suo personale Salvatore.
Ogni uomo ed ogni donna. Individualmente, prima della salvezza, sono come quell'albero di acacia: contorti, sporchi, inutili. Difatti, è scritto nella Parola di Dio, che l'uomo con tutta la sua giustizia, è come un panno lordato alla presenza di Dio. (Isaia 64:6).
E altrove: Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 3:23). E il salario del peccato è la morte (Romani 6:23).
Nell'infuocato deserto di questo mondo, da un momento all'altro, avresti trovato la morte, tra le fiamme del fuoco eterno.
Amato lettore, se tu hai dato il tuo cuore a Gesù, sei un tizzone scampato dal fuoco e non c'è più pericolo della morte eterna, nell'inferno eterno.
Ma l'opera non è ancora completa ed io posso assomigliare la tua condizione a quella di un vaso in lavorazione. Prima avevi l'immagine del Diavolo ma ora hai le sembianze di Dio, sei un vaso fatto secondo Iddio, ma tu devi permettere al Tuo Formatore di completare la Sua opera, affinché faccia di te un vaso che possa contenere solo Dio e la Sua gloria.
Ogni mezzo che Dio usa per la lavorazione, è buono. Egli può servirsi della ruota dell'afflizione come lo scalpello del dolore o della pialla della sofferenza. Anche se la levigazione è un po' dolorosa e se talvolta devi soffrire qualche privazione, non importa, perché San Paolo afferma che la leggera nostra afflizione che è sol per un momento, ci produce un sopra modo eccellente peso eterno di gloria (2 Cor. 4:17). Ed ora sei un cristiano liberato dal peccato, dai vizi e dalle passioni carnali. A questo punto, però, l'albero aveva bisogno di essere ricoperto di oro. In tutta la Bibbia , l'oro ci parla di santità, di purità, di divinità e in questo studio possiamo considerare l'oro come un simbolo dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo, infatti, è quell'agente meraviglioso che non soltanto inizia l'opera della redenzione ma la
La storia di un albero
perpetua e la completa.
Egli prende dei grandi peccatori, li convince di peccato, li porta alla croce dove vengono lavati col sangue dell'Agnello di Dio, poi li ricopre d'oro, cioè di santità.

Guardiamo un momento il nome di questa meravigliosa persona della Trinità. Perché si chiama Spirito Santo? Naturalmente la risposta è: Perché è santo e la Sua azione specifica è quella di santificare, per cui possiamo chiamarlo anche: il Santificatore.
La storia di un albero
Gesù afferma chiaramente in Matteo 5:48: Siate perfetti come perfetto il Padre vostro, che è nei cieli. Ma tu non sarai un cristiano perfetto, finché non sarai ricoperto dell'oro della santità di Dio, fino al punto che Iddio possa vedere il Suo viso riflesso nella lucentezza dell'oro della Sua santità, nella tua vita. Nella Bibbia si parla del battesimo nello Spirito Santo.
Battezzare significa: Immergere, come Gesù è stato immerso nelle acque del Giordano.
Anticamente per tingere, veniva usato il verbo battezzare e cioè: affogare, tuffare, immergere.
Caro fratello tu hai bisogno di essere tuffato nel fiume dello Spirito Santo in modo che ogni minima parte della tua vita venga ricoperta di oro.
Non bastava al tronco di essere spruzzato di oro ma ricoperto completamente ed accuratamente. Ed una volta immerso nel fiume d'oro tu hai bisogno di mantenere costantemente l'unzione dello Spirito Santo su di te, perché allora ed allora soltanto, potrai essere introdotto nel Tempio dell'Iddio vivente, come una colonna immortale, inserita per l'eternità su cui sarà scritto il nome di Dio e lì testimonierai della gloria dell'Eterno a chiunque entrerà nel Tempio.

Amato peccatore, se sei ancora piantato nel deserto di questo mondo, ricordati, sei in pericolo. Può venire un forte ciclone, e può sradicarti, come può venire un incendio e consumarti. Forse, attraverso queste righe, il Divino Artista vuol parlare al tuo cuore. Egli ha visto la tua condizione e vuole trattare con te, per renderti un tesoro riposto, un oggetto prezioso, per la Sua gloria. Fa, soltanto, come un albero di acacia, abbandonati ai colpi della Parola di Dio. Non resistere e non indurire il cuore, lasciati levigare, plasmare, lavorare dalla mano dell'Eterno. Egli è il Tuo Formatore e vuole forgiarti a Sua immagine.
Inoltre come l'albero di acacia non serviva a nulla nel deserto, ma poi, trasformato e ricoperto di oro, rappresentava una parte del Tabernacolo, della dimora di Dio, così tu, lavato dal sangue di Cristo e ricoperto dell'oro dello Spirito Santo, sarai una parte della chiesa, della sposa di Cristo, che è la dimora di Dio e quando, un giorno, la sposa sarà rapita dallo Sposo, anche tu sarai rapito nelle nuvole, a scontrare il Signore nell'aria e per essere con Lui eternamente, nella città d'oro dell'Iddio vivente. F.C.

da: Il Corriere della Fede 5/82





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