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:: NOTTE DI TENEBRE


«MENE, MENE, TEKEL, UFARSIN (contato, contato, pesato e diviso)».
È questa è l'interpretazione delle parole:
MENE: Dio ha fatto il conto del tuo regno, e vi ha posto fine.
TEKEL: tu sei stato pesato con la bilancia, e sei stato trovato mancante.
PERES: II tuo regno è diviso, e dato ai Medi e ai Persiani.

(Daniele 5:25-28)

Una gran festa à stata organizzata, il re Belsatsar riceve i suoi invitati: cento uomini accompagnati dalle loro compagne, sono arrivati da lontano e da vicino.
La vasta sala dei festeggiamenti è ben illuminata, dappertutto ci sono mormorii, sorrisi ed allegrezza. Una musica dolce era ogni dove e le trombe annunciavano l'entrata del gran re, con gran numero delle sue bellissime mogli e concubine.
Il segnale è stato dato, gli invitati si siedono lungo i tavoli carichi di cibo, frutta e vino in abbondanza.
É una notte di divertimento e il tempo passa in allegrezza. È una notte d'ebbrezza, i bicchieri sono pieni di vino. È una notte d'idolatria, si lodano dii d'oro e d'argento, di rame, di ferro, di legno e di pietra.
É una notte di bestemmia, non contento di adorare degli idoli, il re, ebbro di molto vino, ordina ai suoi servitori di prendere i vasi d'oro che erano nel tempio di Dio in Gerusalemme. Il re, i suoi principi, le sue mogli, le sue concubine hanno provocato Dio, profanando i vasi sacri usandoli per bere vino.

Il re ha bestemmiato il Dio del cielo e subito la scena cambia, la notte d'allegrezza si trasforma in una notte di terrore.
Il re trema dalla testa ai piedi, le sue ginocchia sbattono tra di loro, la sua faccia cambia colore, il bicchiere di vino cade dalle sue mani, le chiacchiere mutano in grida di terrore, tutti gli occhi sono fissi sul muro della sala.
Una mano misteriosa scrive una frase sul muro, è la mano di Dio, che il re ha provocato. Le stesse dita che hanno scritto i dieci comandamenti sulle tavole di pietra adesso scrivono il giudizio del re empio.
Il profeta Daniele è stato chiamato per interpretare le parole, per capirne il senso e far conoscere ciò che Dio pensa del re.

C'è la bilancia di Dio e c'è la nostra bilancia, su quest'ultima mettiamo il giudizio che diamo di noi stessi, della nostra bontà e della nostra giustizia.
Ma la morale umana non farà mai pendere a nostro favore la bilancia di Dio, né le nostre buone opere, né la nostra religiosità.
Pensiamo che, poiché andiamo alle riunioni due volte la settimana, preghiamo nell'assemblea, diamo la decima, non siamo tanto male quanto cristiani.
Perché gli altri non fanno ciò che facciamo noi e così ci basiamo sul nostro giudizio personale, usiamo la nostra bilancia.
Gli altri possono dare un opinione del nostro carattere, possono considerare buona la nostra vita cristiana, ma ciò che dicono gli altri non ha importanza, ciò che conta è quel che pensa Dio di noi.
Di fronte a Lui siamo spogliati di tutto: l'uomo guarda all'apparenza, ma Egli guarda il cuore.
Tutti gli uomini sono trovati leggeri nella bilancia divina.
Era il verdetto riguardante Belsatsar, ma è ugualmente vero per tutti noi: tutti dobbiamo essere pesati nella bilancia di Dio.
Yacob Landaueur

da: Vita & Luce




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