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:: Dalla tristezza alla felicità

Un giorno lessi quel passo dove Gesè disse: "Io vi lascio la mia pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà" (Giov.14:27). In quel momento compresi che quello che leggevo non era solo un libro qualunque, ma la Parola di Dio che poteva trasformare potentemente la mia vita.

Mi chiamo Francesca, ho venticinque anni e abito a Piacenza, dove ho conosciuto il Signore. All'età di cinque mesi ho avuto delle convulsioni, le quali mi hanno causato un handicap che mi ha costretto a vivere su un sedia a rotelle e ad essere completamente dipendente dagli altri.
Man mano che gli anni passavano, cominciavo a chiedermi il perchè della mia condizione fisica, senza però riuscire a darmi una risposta. In modo particolare mi rattristavo i momenti che trascorrevo con i miei coetanei, i miei amici o i miei compagni di scuola, quando li vedevo correre, saltare e vivere una vita spensierata. Questo mi portava a domandarmi come mai io fossi diversa da tutti gli altri; e ciò produceva in me una tristezza che sfociava spesso nel pianto. I miei amici mi sono stati sempre vicino, ma in modo particolare sono grata al Signore per la ma famiglia che mi ha aiutato moltissimo e mi ha manifestato sempre un affetto speciale.
Nel periodo dell'adolescenza ho incontrato molte difficoltà, più di quanto
Dalla tristezza alla felicità
potessi immaginare, come ad esempio ricominciare nuove esperienze con compagni che non avevo mai visto prima di allora. Questo procurava in me la paura di non essere accettata per ciò che ero, cosa che a volte affettivamente accadeva.
Dopo la scuola media, decisi di frequentare un centro per persone disabili e lì venni a sapere che alcuni di loro, una volta alla settimana andavano in chiesa accompagnati da volontari. Fu così che decisi di unirmi a quel gruppo. All'inizio fui molto entusiasta, e frequentare quella nuova compagnia mi piaceva molto, ma col passare del tempo mi chiedevo sempre più di come potevo colmare il vuoto che era ancora nel mio cuore, e tutto questo mi rendeva sempre più triste, tanto che l'impegno della domenica finì col diventare un peso.
Dopo qualche anno conobbi una ragazza che da poco tempo si era trasferita vicino casa mia. La prima impressione che ebbi fu quella di aver conosciuto una persona molto religiosa che a mio parere andava fin troppo in chiesa. Un giorno venne a trovarmi e con tanta gioia mi disse che la sua vita era cambiata da quando aveva cominciato a leggere la Bibbia. Lei mi parlava ogni giorno di un Gesù vivente, del Suo amore e di quanto Egli amasse anche me.
Dalla tristezza alla felicità
Questo fatto m'incuriosiva sempre più, finchè un giorno accettai l'invito rivoltomi ad andare in chiesa. Nell'entrare in quel luogo, fui subito colpita dalla semplicità e spontaneità del modo in cui i presenti si presentavano a Dio e Lo pregavano, dell'importanza che essi davano alla Bibbia e della pace profonda che realizzavano.
Desiderosa di avere anch'io quello che essi possedevano, iniziai a leggere la Bibbia. La lettura mi affascinava sempre pił.
Un giorno lessi quel passo dove Gesł disse: "Io vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo da" (Giov. 14:27). In quel momento compreso che quel che leggevo non ero solo un libro qualunque, ma la Parola di Dio che poteva trasformare potentemente la mia vita. Decisi a quel punto di aprire il mio cuore, confessare i miei peccati a Gesù e Lo accettai quale mio personale Salvatore. Fu in quel momento che sperimentai l'amore e il perdono di Dio, e
tutto questo riempì il mio cuore di gioia e della vera pace.
Da quel giorno non sono stata più la stessa ragazza, in quanto realizzato l'esperienza della nuova nascita. Fui sorpresa quando, una sera, i miei genitori decisero di fermarsi alla riunione.
Ringrazio il Signore per come la Parola di Dio ha fatto breccia anche neiloro cuori e per come ora posso servirLo insieme a loro. Adesso sono molto felice di servire il Signore.
Il mio desiderio e la mia preghiera è che possa annunciare l'Evangelo della grazia a chi ancora non Lo conosce, e in modo particolare a chi che come me costretta a vivere su una sedia a rotelle. Francesca Trasacco

da: Cristiani Oggi 3/2000





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