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:: La Parte Migliore 1

Pace, sono una sorella di quasi ventotto anni. Ho conosciuto il Signore nell'aprile 2002. In quel periodo mi ero laureata da qualche mese, ma ero profondamente inquieta, angosciata e arrabbiata con la vita.
Ho delle disabilità fisiche, lievi da un punto di vista funzionale, ma che non riuscivo ad accettare per ciò che comportano dal punto di vista estetico. Ci sono state svariate complicazioni peri- e postnatali. Considerando la gravità e la complessità di tali complicazioni, le mie condizioni fisiche sono ottimali.
Le compromissioni nella deambulazione (dovute ad una lussazione ad un'anca) e nei movimenti sono davvero poca cosa, ma io - a partire dai sedici anni - non riuscivo proprio ad accettare la mia immagine. Da quel momento in poi, presa coscienza della mia "diversità" rispetto ad un’idea di "normalità", cominciai a pormi mille domande, mille perché senza trovare una risposta, una via d’uscita.
Mi sentivo in trappola in un corpo che non riconoscevo come mio, rifiutavo la mia immagine e cercavo un "colpevole", qualcuno a cui addossare la responsabilità di ciò che era accaduto durante il parto. A tutto questo si aggiunse la decisione di mio padre di separarsi da mia madre per rifarsi una vita. Il nostro nucleo familiare si spezzò e il mio già fragile equilibrio emotivo ne risentì ulteriormente. Fra i sedici e i diciotto anni mi chiusi sempre più in me stessa, riempiendomi di rabbia e aggressività. Ero profondamente frustrata e m’isolai sempre più, smettendo di frequentare tutti i miei coetanei. L’unica figura di riferimento, che si sobbarcò il peso della famiglia e di tutti i problemi miei e di mio fratello, fu mia madre. Era sempre stata lei l’unica ad avere fede e a farsi carico di tutto per gestire le necessità di due figli, di cui una disabile.
Paradossalmente, da un lato, "accusavo" Dio di non avermi protetta al momento della nascita e, dall’altro, Lo cercavo, gridando a Lui con tutta la rabbia della mia disperazione. Negli anni avevo frequentato la Chiesa Cattolica, poi i Testimoni di Geova, ma niente.
Mia madre è sempre stata credente e, anzi, spesso mi raccontava di aver scoperto la fede proprio nel momento in cui nacqui io.
Dopo la maturità, m’iscrissi alla facoltà di Lettere e finalmente ebbi modo di conoscere altre persone disabili. Il confronto con queste persone mi aiutò a smettere di sentirmi come se fossi stata l’unica persona disabile sulla faccia della Terra!
Nel frattempo, incoraggiata da questa nuova consapevolezza, continuai per qualche anno a frequentare i Testimoni di Geova, insieme a mia madre. Cercavamo Dio, ma non eravamo affatto convinte di averLo trovato e così non ci battezzammo mai.
Ero giunta a buon punto all’università, avevo sostenuto più della metà degli esami, con risultati discreti, quando mi trovai a dover preparare gli esami di pedagogia e di filosofia. Sostenni questi due esami, preparandoli con tanta passione e superatili entrambi brillantemente, riscoprii il mio amore per la pedagogia e la filosofia. A quel punto, mi resi conto che avrei voluto fare il passaggio alla facoltà di Scienze dell’Educazione, ma ormai avevo quasi finito gli esami. Così strinsi i denti e mi laureai in Lettere moderne. Ero soddisfatta del risultato, tuttavia - dopo la laurea - decisi di seguire quell’inclinazione verso la pedagogia e la filosofia che non avevo saputo seguire subito dopo la maturità.
M’iscrissi alla facoltà di Scienze dell’Educazione; volevo diventare un’educatrice e sentivo il bisogno di studiare materie inerenti all’handicap per capire meglio me stessa.
Appena entrata alla facoltà di Scienze dell’Educazione, in effetti, finalmente sentii - per la prima volta - di aver scoperto la mia identità e di aver trovato la mia strada.
Qualche mese più tardi, mi venne data la speranza di un’operazione per migliorare le mie condizioni. Questa speranza, in seguito, si sarebbe rivelata vana, ma nel frattempo proprio quell’illusione fu sufficiente a far nascere in me il desiderio di cercare, ancora una volta, Dio. Credevo davvero che quell’operazione si potesse fare e volevo ringraziarLo per questo e chiederGli perdono.
Proprio in quel periodo alcuni studenti avevano costituito i Gruppi Biblici Universitari e quando uno di loro mi diede un volantino con l’invito a partecipare alla prima riunione dei GBU, io decisi di parteciparvi.
Durante quel primo incontro raccontai la mia storia, i ragazzi mi ascoltarono commossi e uno di loro mi fece visitare la sua chiesa, una chiesa evangelica pentecostale.
Mi spiegò le verità bibliche, mi parlò dell’amore di Dio, del sacrificio di Cristo e del battesimo nello Spirito Santo. Iniziai a frequentare la chiesa evangelica pentecostale e nel settembre 2003 feci patto col Signore nelle acque battesimali.
Nel mese di luglio 2004 anche mia madre fece patto col Signore.
Fra alti e bassi, il mio cammino di fede era cominciato, almeno così credevo.
Ma, dopo la laurea in Scienze dell’Educazione, mi sottoposi alla visita ortopedica con l’idea di operarmi all’anca lussata. Fin da piccola, mi era stato detto che, una volta cresciuta, mi sarei operata all’anca lussata e che l’operazione mi avrebbe permesso di camminare dritta.
Invece, con la visita ortopedica, ebbi un’amara delusione: mi venne detto che i rischi di un’operazione all’anca erano troppo alti e, visto che io camminavo senza alcun dolore anche se non potevo camminare dritta, non era certo consigliabile operarmi all’anca.
Non solo quell’intervento non sarebbe stato risolutivo, ma oltre a non garantirmi la possibilità di camminare dritta, avrebbe addirittura potuto intaccare il delicato equilibrio che la mia articolazione, i muscoli e i nervi si erano ricreati a modo loro. Il che significava provocare l’insorgere di dolori, dolori che - grazie a Dio - non ho mai avuto.
E così venuta meno la speranza di poter camminare dritta, venne meno anche il motivo che tre anni prima mi aveva spinto a cercare Dio. Almeno, così temevo.

In effetti, dopo aver saputo che non si poteva fare niente per migliorare la mia deambulazione, ero convinta che mi sarei nuovamente allontanata da Dio, visto che per tutta la mia vita avevo legato Dio alle mie disabilità. E, invece, per Grazia, il Signore non ha permesso che ciò accadesse. Egli dice - nella Sua Parola - che non vuole perderne neanche uno dei suoi e così ha fatto con me!
Per tre settimane, smisi di frequentare la chiesa, mi sembrava di essere tornata alla crisi dei miei 16-17 anni. Ma io, volente o nolente, avevo conosciuto la Verità ed ero una pecora del gregge del Buon Pastore. Il Signore mi voleva a tutti i costi, contro la mia volontà e così, non so spiegarvi come, ma Egli cominciò a creare in me un sentimento di paura nei confronti dell’idea di vivere senza di Lui. Nel frattempo, una sorella mi telefonava tutti i giorni per aiutarmi a capire che le mie disabilità e il mio aspetto non hanno nulla a che vedere con ciò che il Signore mi avrebbe donato nel Suo piano perfetto.
Già! Le mie disabilità non hanno nulla a che vedere con ciò che Dio farà e mi donerà in questa vita e per l’eternità! Gloria a Dio!
Nei giorni successivi il Signore continuava a parlarmi, inizialmente durante il sonno perché durante la giornata io non ero disposta ad ascoltarLo, poi man mano che il mio cuore si scioglieva - per Grazia - cominciai a dire a me stessa:
"Ma davvero vuoi vivere senza Dio?", "Davvero, credi che per Dio, l’Onnipotente, le tue disabilità rappresentino un ostacolo a darti le cose di cui hai bisogno?"
"In effetti" - mi dicevo - "che c’entrano le tue disabilità, o il tuo aspetto, con ciò che l’Onnipotente ti darà?"
E così, per Grazia, mi resi conto che io legavo la mia idea di una vita piena alle mie disabilità, io… Non certo Dio!
Allora iniziai a fare lo stesso ragionamento pensando alle condizioni di salute di mia madre e alla mia famiglia spezzata. Grazie a Dio, Lui mi mise in cuore di non essere in ansia per tutte queste cose e di scegliere LA PARTE MIGLIORE.
Adesso, per la prima volta, sto scegliendo di cercare Dio e di stare dalla Sua parte solo ed esclusivamente per la Sua Presenza, abbandonando tutto a Lui, perché Egli si usa delle circostanze negative e ne trae qualcosa di positivo per la Sua gloria. So che tutto ciò che non è dato a Cristo è perduto e so anche che non solo ciò che Egli dà è buono, ma pure ciò che non dà. Cerco, per la prima volta, di pormi in atteggiamento di totale dipendenza da Lui, facendo del servire Dio il mio solo pensiero. Ho superato il fatto di non potermi operare, sapendo che per Dio le mie disabilità non ci sono, e Gli affido la malattia di mia madre e la necessità della Salvezza di mio padre e di mio fratello.
Ora posso dire: Gloria a Dio per tutto ciò che sono e per tutto ciò che non sono perché "…tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno."(Romani 8:28).
"…per la grazia di Dio io sono quello che sono" (I Corinzi 15:10).
Con la Grazia di Dio, spero di riuscire a staccarmi sempre più da tutto ciò che non è Gesù stesso, cedendoGli tutto di me e facendo del servirLo la mia unica ragione di vita. So che il Dio dell’impossibile farà cose grandi per me e mia madre, se persevereremo nella fede nonostante le prove, e che se non benedirà la nostra vita sarà solo a causa della nostra incredulità; infatti - dice il Signore:
"…i miei pensieri non sono i vostri pensieri, nè le vostre vie sono le mie vie. (…) Come i cieli sono più alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e miei pensieri più alti dei vostri pensieri." (Isaia 55:8,9).
"…o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: Perché mi hai fatta così?" (Romani 9:20).
"Trova la tua gioia nel Signore ed Egli appagherà i desideri del tuo cuore".
Spero con tutto il cuore di trovare la mia gioia nel Signore e di servirLo, nonostante le prove, e sono certa che Egli appagherà i desideri del mio cuore e toccherà con potenza il cuore di mio padre e di mio fratello.
Gloria a Dio, sempre e comunque!

Viviana 2006 Formato PDF 2° Testimonianza >>>>




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