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Affidare le cose udite

Affidare significa “dare in custodia, sottoporre alle cure di persona fidata, consegnare …” qualcuno o qualcosa. Qui, tra le ultime parole di Paolo a Timoteo, si tratta di affidare le cose, i vari argomenti della fede cristiana, le dottrine bibliche dell’Antico e del Nuovo Testamento a persone che siano fidate e capaci.
Paolo conosceva bene Timoteo, che s’era convertito diversi anni prima. L’apostolo, secondo Atti 16, l’aveva incontrato come discepolo già stimato dai credenti della stessa città. Timoteo s’era convertito pienamente al Signore e desiderava servirLo. Paolo ne aveva fatto, man mano, un valido collaboratore nell’Opera di Dio.
Quando lo lascia finalmente come conduttore e pastore ad Efeso, gli dirà “Ti affido questo incarico, Timoteo, figlio mio, in armonia con le profezie che sono state in precedenza fatte a tuo riguardo, perché tu combatta in virtù di esse la buona battaglia conservando la fede e una buona coscienza; alla quale alcuni hanno rinunziato, e così, hanno fatto naufragio quanto alla fede” (1 Tim. 1:18, 19). Ha fiducia in lui, perciò gli assegna un grande incarico, in armonia certamente con la volontà ed il piano di Dio, ma anche importantissimo per i contenuti. La posta in gioco era molto alta e vitale, Alcuni, infatti, già travisavano pericolosamente quel messaggio e quei contenuti. Proprio agli anziani della comunità di Efeso, oltre che raccomandare il messaggio di grazia e la dottrina cristiana nella sua integrità, Paolo aveva detto: “E ora, vi affido a Dio e alla Parola della sua grazia, la quale può edificarvi e darvi l’eredità di tutti i santificati” (Atti 20:32). La preghiera dell’apostolo era quella di affidare in mani sicure quei credenti che aveva lungamente servito e ammaestrato. Ma, come per Timoteo, così per noi, il Signore ci potrà affidare un compito soltanto se ci fortifichiamo in Lui: “Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù …” con la lettura delle Scritture, con la preghiera e per la virtù dello Spirito Santo (cfr. Ef. 3:16; Col. 1:11).
Inoltre, noi come lui, dobbiamo trasmettere con circospezione e discernimento le cose udite e ricevute affidandole a collaboratori consacrati. Questi fedeli, a loro volta, avrebbero fatto la stessa cosa con altri ancora: il messaggio e la verità di Dio avrebbe così tracciato il corso della storia e delle nazioni portando luce e salvezza. Noi tutti, ancora oggi, se siamo dei credenti consacrati e fedeli, siamo chiamati a ricevere quell’eredità e, trovando altri fedeli e capaci, affidarla anche a loro.

Paolo Lombardo

da: Il Consigliere della Scuola Domenicale 09 Formato pdf





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