:: Interpretare la Parola di Dio
(parte terza)
Nei numeri precedenti de
"Il Consigliere" abbiamo considerato alcuni principi essenziali per una corretta interpretazione della Parola di Dio. Oltre a ciò, abbiamo parlato del linguaggio figurato, delle metafore e delle similitudini. Per approfondire ulteriormente questo argomento così importante vedremo ora quali siano le implicazioni necessarie per un’esposizione accurata del testo biblico. Cercheremo, perciò, di elencare ed esaminare alcuni modi errati d’interpretazione biblica usati nel corso della storia della Chiesa. C’è da notare che ognuno di questi metodi contiene una certa parte di verità, oppure si ispira ad una causa per certi versi legittima.
INTERPRETAZIONE FRAMMENTARIA
Quanti interpretano la Scrittura in modo frammentario, trattano la Bibbia come se fosse una raccolta, una collezione di versetti isolati uno dall’altro. Queste persone, tendenzialmente, isolano il versetto dal proprio ambito più immediato o da un contesto più ampio. Abbiamo già detto, in altra occasione, che "un testo fuori del suo contesto crea un pretesto". Possiamo far dire alla Parola di Dio ciò che vogliamo se isoliamo versetti e parole dal loro "ambiente" che ne racchiude la corretta chiave di lettura. Una giusta esposizione del testo biblico non dovrà mai risentire di questa imprecisione d’analisi perché spinge a trascurare il senso vero di una corretta analisi scritturale.
INTERPRETAZIONE DOGMATICA
Questo genere di interpretazione della Bibbia è spesso usato da chi cerca di dare forza ad affermazioni dogmatiche e tradizionalistiche già stabilite. In questo caso la Scrittura è strumentalizzata per sostenere alcuni credi e pregiudica arbitrariamente ogni possibile, eventuale, differente interpretazione del testo biblico.
Questo genere d'approccio spesso si sostiene proprio per una
esposizione frammentaria della Bibbia e non è escluso l’utilizzo di sillogismi: questo significa torcere il significato più ovvio della Parola di Dio. Ambedue i tipi d’interpretazione (frammentaria e dogmatica), in ogni caso, possiedono alcuni elementi di verità perché, di fondo, accettano il principio dell’autorità biblica come punto di riferimento per la fede e la condotta del credente. Il problema sorge nel come essa viene interpretata. Essi, però, vengono meno nell’accettare veramente la Bibbia quale autorità assoluta della loro fede perché le Scritture sono davvero autorevoli soltanto per coloro che le riconoscono e le esaminano attentamente per uniformarsi pienamente ad esse, non soltanto per sostenere le proprie teorie religiose. Il primo approccio deve iniziare con le Scritture, svilupparsi e completarsi all’interno di esse. |
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Soltanto in questo caso la Bibbia risulta essere l’unica autorità indiscutibile; diversamente, lo diventa la persona che la usa. L’approccio giusto deve essere oggettivo e non soggettivo, induttivo e non deduttivo. In breve, il modo giusto deve essere dottrinale, cioè deve indurci ad esaminare le Scritture, ricercare la verità che essa contiene per attenerci ed ubbidire a ciò che ci insegna e non, viceversa, ricercare nella Parola di Dio quei versetti che, magari presi isolatamente, sono usati per sostenere qualche supposta verità assunta come dogma.
INTERPRETAZIONE RAZIONALISTICA
La persona razionale cerca di "espandere o dilatare" gli insegnamenti della Bibbia in modo tale da renderli graditi, accettevoli alla ragione. Questo, ovviamente, apre la strada al "modernismo" e a scuole di pensiero teologico che annullano la componente soprannaturale propria della verità rivelata. L’impossibilità di credere a certe realtà della Bibbia, come i miracoli, spinge alcuni ad un approccio razionale alla Scrittura: cercando sostegni scientifici, archeologici
quasi a voler sostenere la veridicità biblica attraverso questi metodi. Noi sappiamo, però, che un miracolo non sarebbe tale se fosse spiegato razionalmente.
La Parola di Dio e l’esperienza di ogni credente rigenerato sono la testimonianza che ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio
(cfr. Matteo 19:26). Chiunque tenta un approccio simile alla Scrittura deve rendersi conto che la ragione umana è limitata e finita e che soltanto la semplice fede nell’Evangelo può manifestarsi efficacemente in tutti coloro che credono
(cfr. 1 Tessalonicesi 2:13).
INTERPRETAZIONE ALLEGORICA
Questo modo d’interpretare la Scrittura viene usato, per esempio, nella spiegazione delle parabole
parabole. Invece di risolverle per ciò che sono ed evidenziare la verità che contengono, sono lette in una chiave esclusivamente allegorica cioè come una figura retorica per mezzo della quale l’autore esprime e il lettore ravvisa un significato riposto. Il pericolo è che venga letto "esageratamente" in questo modo. Un po’ come se si leggesse "La Divina Commedia". Valutare gli eventi biblici soltanto in questa chiave può rendere l’interpretazione di avvenimenti storici realmente accaduti come la divisione del Mar Rosso, la caduta delle mura di Gerico, il sole che si ferma su Gabaon
al pari di eventi mitologici e verso i quali si riserva un’interpretazione forzatamente spirituale senza dare ad essi una spiegazione "storico-grammaticale" basata sulla consapevolezza del messaggio biblico generale ed in relazione ad un insieme di eventi storici corrispondenti. Un approccio di questo genere potrebbe essere, per certi versi, attraente ma anche ingannevole. Le domande generali che l’interprete deve porsi sono: "Quali sono i modi che usa lo scrittore sacro e qual è lo scopo per cui sta registrando questi eventi? In modo storico o diretto oppure allegorico e indiretto ?". Una volta stabilito questo dobbiamo esporre l’insegnamento di conseguenza senza perdere di vista la verità espressa e rafforzata sempre da un contesto più ampio.
INTERPRETAZIONE TIPOLOGICA
È necessario fare una precisazione anche in merito a questo modo d’interpretazione biblica perché, se è vero che quanto scritto nell’Antico Testamento è figura di ciò che poi si è adempiuto nel Nuovo, è altresì vero che non tutti i dettagli di quanto descritto nell’Antico Patto siano necessariamente da interpretare in questo modo. Questo metodo prende le mosse da una verità certa e cioè che l’Antico Testamento rivela il Nuovo ed il Nuovo completa l’Antico: le profezie, i tipi, le figure puntano ad una sola direzione: Cristo Gesù il Salvatore del mondo. Il sistema sacrificale Levitico ci fornisce un perfetto esempio di ciò. Comunque, è bene ricordare che questo non vuol dire che ogni dettaglio dell’Antico Testamento sia un tipo del Nuovo.
Come abbiamo già affermato nel precedente numero de
"Il Consigliere", non vogliamo scendere in tecnicismi inutili, ma porre soltanto la giusta enfasi su taluni principi giusti. Infatti, l’interpretazione della Parola di Dio non dovrebbe mai essere considerata un processo puramente meccanico o intellettuale; possiamo chiedere aiuto al suo Autore, lo Spirito Santo, Colui che ci guida in tutta la verità
(cfr. Giovanni 16:13).
da:
Il Consigliere della Scuola Domenicale 04
