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:: ALCUNE IMMAGINI DELLA CHIESA
ALLA LUCE DEL N. T.


Prima di parlare della Chiesa come corpo di Cristo, è utile ricordare che nella Scrittura la Chiesa viene presentata con altri simboli e ciascuno di esso ha un significato specifico per i credenti.
A volte il termine «Chiesa» viene usato in maniera improprio. Con questo termine si vuole distinguere le persone “di Chiesa”, quindi le persone religiose da quelle che non lo sono, dagli atei ad esempio. È usato per distinguere le varie denominazioni in cui le persone si identificano, per indicare un edificio, una cattedrale, una istituzione.
La Chiesa non è da identificarsi con il locale di culto! Un tempo il locale di culto spesse volte era una stalla, era un luogo cupo, ostile, angusto, ma lì il Signore si manifestava, perché lì la Chiesa si riuniva in quanto animati dal vivo desiderio di cercare la faccia del Signore e il Signore operava e operava con potenza!
Nell’A.T. il luogo ove Dio si incontrava con il Suo popolo era la Tenda di Convegno (Esodo 30:36).
“Convegno” significa «incontrarsi», «riunirsi»; il trovarsi insieme di due o più persone, in seguito ad un accordo preso. Anche «luogo di riunione», «luogo di ritrovo». Il Signore nella tenda di convegno manifestava la Sua presenza, la Sua Gloria, Gesù ci dice che dove due o tre o sono riuniti nel Suo nome, Egli è lì presente (Matteo 18:20)! Il locale di culto, il luogo, può essere il posto più umile di questa terra, ma è reso glorioso dalla presenza di Dio e dei figli di Dio!
Si entra a far parte della Chiesa per rigenerazione, cioè per nuova nascita (Giovanni 3:3; 2Corinzi 5:17).
Il termine italiano «chiesa» è un calco del greco ekklesia che deriva da kaleo che significa «chiamare» o «chiamata» e con il composto ekkaleo veniva usato per chiamare la convocazione, il bando di chiamata alle armi; nell’uso linguistico dell’antichità, ekklesia  indica l’assemblea plenaria dei cittadini, della polis aventi capacità giuridica (città).
Letteralmente significa “chiamare fuori”, “i chiamati fuori”, indica l’assemblea dei credenti, l’insieme dei discepoli di Gesù chiamati fuori dal mondo da un appello amorevole di Dio in vista di una nuova vita in Cristo, il Signore.
La Scrittura utilizza alcune immagini, dei simboli per indicare la Chiesa:

  1. SPOSA
Il matrimonio come lo intende il Signore è un legame indissolubile tra un uomo e una donna. Questo simbolo indica l’unione indissolubile, indivisibile della Chiesa (la sposa) e Cristo (lo sposo). Come il Signore vuole che rimanga unito il matrimonio (“quello che Dio ha unito l’uomo non lo separi”; Matteo 19:4-6), così Dio desidera che la Sua Chiesa rimanga unita a Cristo! In qualche modo noi siamo “fidanzati” a Gesù, poi ci sarà il matrimonio quando Gesù verrà a rapire la Chiesa (2 Corinzi 11:2). Se il nostro cuore sarà stato per qualcun altro, noi non ci “sposeremo” con Gesù, l’amore comporta lealtà, la lealtà allontana qualsiasi tentazione! L’immagine è quella di una fidanzata che abita lontano dal fidanzato, non vede l’ora di sposarsi per stare sempre insieme (Apocalisse 19:7, 8)! Se amiamo il Signore non saremo idolatri, non mettiamo la testa a qualche altra cosa o da qualche altra parte, se questo avviene, non è vero amore! Il credente non vede l’ora di andare con il Signore e questo desiderio non è dettato dalla disperazione ma dalla brama di vedere Gesù! L’amore è lealtà e la lealtà implica serietà. Ecco perché Gesù rimprovera Efeso dicendo: “Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore” (Apocalisse 2:4).
Il fidanzamento è un patto e si stringe in vista del matrimonio. Fidanzamento deriva da fidanza che ha la sua etimologia in fede, fiducia, quindi promessa. Il fidanzamento è basato sulla fiducia reciproca. È una promessa, non è “una prova” o una perdita di tempo! Il fidanzato palesa alla fidanzata i propri sentimenti! Il Signore Gesù ha palesato a noi i suoi sentimenti (Giovanni 15:14, 15). L’amore nella Bibbia non viene descritto solo come romanticismo, ma comporta molte altre cose, si ha nella Scrittura un quadro molto più ampio! La Chiesa con Cristo ne è un bellissimo esempio (Efesini 5:25-32)! È basato sul rispetto, sulla comunione, sul servizio da rendere insieme al Signore, sull’altruismo, sulla cura reciproca, amare il coniuge più di sé stesso…

  2. TEMPIO (1 Corinzi 3:16; Efesini 2:20-22; 1Pietro 2:5)
Questo simbolo indica la santità e la comunione con Dio. La Chiesa è il tempio nel senso che è santa: Dio abita nel tempio, indica santità perché il tempio indicava la dimora di Dio; luogo ove Egli manifestava la Sua presenza, la sua Gloria ed era adorato! Santo vuol dire “separato”. Simbolo di separazione era il recinto o cortile che nel Tabernacolo erano delle cortine bianche messe attorno e questo ci parla di purezza (Esodo 27:9; 38:16). Il recinto o il cortile era la parte del Tabernacolo che tutti potevano vedere e il colore bianco delle cortine intorno era simbolo di purezza, gli altri notavano che quello era un luogo puro! La Chiesa deve parlare di purezza in questo mondo, di santità. Il recinto era una vera e propria barriera alta circa 2,5 metri (5 cubiti) ed era capace di impedire a chi restava fuori di vedere quanto accadeva all’interno (Esodo 27:18).
Dall’esterno si poteva scorgere soltanto la cima del Tabernacolo e il fumo che saliva dall’altare degli olocausti. Per vedere di più bisognava passare necessariamente per il portale: “se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio” (Giovanni 3:3). Il recinto era dunque, innanzitutto, una barriera che separava il santuario, luogo della presenza di Dio, da tutto ciò che era impuro (Isaia 59:2). All’interno del cortile si trovava il Luogo Santo che era lungo circa 9 metri e il Luogo Santissimo. Nel Luogo Santo potevano entrare solo i sacerdoti per svolgere il loro servizio, non prima di aver presentato un’offerta sull’altare di rame ed essersi purificati alla conca! Poi attraverso la cortina, si entrava nella parte più nascosta del Tabernacolo, il Luogo Santissimo, era un cubo di 4,5 metri circa. Era il luogo ove Dio manifestava in maniera speciale la Sua presenza! Il percorso va dall’esterno all’interno, dal profano al santo, nel luogo santissimo non entrava neanche la luce del sole!
La cortina che divideva il Luogo Santo dal Luogo Santissimo era un bel velo multicolore (il termine originale ebraico significa letteralmente “separare”). Nessuno poteva oltrepassare la cortina se non il sommo sacerdote, una volta l’anno, nel Giorno dell’Espiazione. Questa barriera era necessaria in quanto il popolo peccatore non poteva avere comunione diretta con l’Iddio Santo: il peccato ha sempre creato una barriera tra l’uomo e Dio. La separazione, tuttavia, era costituita da un velo (secondo studiosi spesso 10 centimetri circa), segno che quella barriera non era né insormontabile, né definitiva e che alla fine sarebbe stata eliminata.
Questa cortina, raffigura Cristo come la via attraverso cui l’uomo può accedere direttamente alla presenza di Dio. Quando il Signore Gesù morì, infatti, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo (Matteo 27:51). Da quel momento Dio, e non l’uomo, in virtù del sacrificio di Cristo tolse la barriera che impediva una perfetta comunione tra Lui e la Sua creatura (Ebrei 10:19-22).
La Chiesa è un luogo separato, santo, è una società nuova che si riunisce per adorare il Signore e stare in comunione con Lui! Gli altri dall’esterno devono vedere la purezza, la santità e il fumo che esce da questo luogo, simbolo della testimonianza che si espande come il profumo di Cristo in questo mondo (2 Corinzi 2:14, 15). Questo tempio, l’edificio, deve avere come pietra angolare Cristo Gesù stesso (Efesini 2:20-22)! La Chiesa per essere benedetta dal Signore, deve essere appoggiata su Cristo stesso, è Lui che deve delimitare la costruzione, la Chiesa trova la sua perfetta compattezza, unità e forza se appoggiata su Cristo Gesù!
Tale edificio, la Chiesa, l’insieme dei credenti, in maniera armonica si va edificando, va innalzandosi, ogni giorno cresce, per essere un tempio santo nel Signore!

  3. COLONNA E SOSTEGNO (1 Timoteo 3:14, 15)
Paolo evidenzia la responsabilità di Timoteo come servo di Dio, a rivestire un buon comportamento e a trasmetterlo ai credenti che formano la Chiesa, la quale è chiamata la casa di Dio. Altrove Paolo, la chiama l’edificio, l’abitacolo, il tempio di Dio (Efesini 2:19-21; 1Corinzi 3:9) e Pietro “una casa spirituale” (1 Pietro 2:5). Dio ne è il fondatore ed il proprietario, in essa Egli si compiace di abitare e di spiegare le ricchezze della sua grazia. Ogni Chiesa particolare è casa di Dio, come lo è, nella sua grande unità spirituale, la Chiesa nel suo insieme. Dio essendo Dio di ordine, di santità, di verità, di amore, tutto nella Sua casa deve uniformarsi allo Spirito del Signore della casa.
Le parole colonna e base della verità potrebbero essere tradotte: “colonna e fondamento della verità” essa proclama la verità, la tiene alta, la difende, ne è gelosa! La Chiesa, innanzitutto, è annunciatrice di verità!
Al mondo e a noi stessi, dobbiamo annunciare la verità, qualora non è così, il Signore non è in mezzo a noi perché Egli è verità (Giovanni 14:6; 1:14, 17). Il Signore dirà alla Chiesa di Tiatiri (Apocalisse 2:20).
Il peccato non bisogna tollerarlo! Bisogna scacciarlo e bisogna dire la verità! Bisogna chiamarlo per nome! Quando vi è tolleranza al peccato avviene che si creano delle brecce nella Chiesa ed è pericolosissimo!
Le colonne sono quelle parti che nei grandi edifici, nei templi, sostengono gli archi e il tetto; sono quindi parti importanti dell’edificio (Apocalisse 3:12; Galati 2:9). Tutti quanti noi siamo chiamati ad essere delle colonne nella Chiesa! È sufficiente che una colonna che viene a mancare, se si rompe, si crepa, si sgretola, ne consegue che tutto l’edificio è in pericolo di sgretolamento, tutta la Chiesa è in pericolo di rovina!
La parola che viene tradotta base o sostegno, indica ciò su cui poggia saldamente qualcosa; qui, in relazione con una colonna si tratta del piedistallo o della base più larga su cui poggia il fusto della colonna stessa.
Timoteo era chiamato a nutrire di verità la Chiesa, premunirla contro l’errore, combattere tutte le deviazioni dalla verità.
Chi leggeva veniva in mente il tempio di Efeso, le cui colonne erano imponenti, possenti, tale deve essere la Chiesa del Signore, deve sostenere e difendere la verità!
L’edificio fu realizzato con pietra calcarea e marmo bianco, estratti dalle alture circostanti, e con bellissime rifiniture d’oro. La struttura principale del tempio era sorretta da almeno 120 colonne di marmo, dagli scritti di Plinio deduciamo che le colonne erano 127, ciascuna delle quali era alta circa 20 metri e decorate con elementi quali cervi, leoni, grifoni, sfingi, sirene e api. Una volta posato il tetto, gli artisti completarono l’opera con stupende sculture e decorazioni. Al centro del tempio si trovava la statua di Artemide, raffigurata da una donna dalle molte mammelle. Si trattava di uno dei templi più imponenti del mondo classico, molto più vasto di quello che sarebbe stato in seguito il Partenone di Atene. La piattaforma su cui era costruito era lunga 131 metri e larga 79.
Gli abitanti di Efeso erano orgogliosi del tempio, ma ancora di più delle colonne del tempio. Era un vanto per l’architettura che l’aveva realizzata. Le basi e le colonne proclamavano la gloria del tempio di Diana.
La Chiesa ha bisogno di proclamare e di mostrare Gesù! Dobbiamo proclamare la verità! Gesù si sostiene da solo non ha bisogno di essere sostenuto da noi, ma ogni credente è chiamato ad essere una colonna di questo tempio! Quando una colonna viene meno, il tempio rischia di cadere, un pezzo del tetto cade, perde la sua imponenza, la sua unità, la sua bellezza… Così è per quanto riguarda la Chiesa del Signore! Quando una colonna viene meno, quando qualcuno cede, si allontana, si svia, il tempio cede, la testimonianza viene intaccata…

  4. IL POPOLO DI DIO (1 Pietro 2:9, 10)
La Chiesa è il popolo di Dio! Il popolo scelto di Dio non è più costituito da quanti sono discesi fisicamente da Abramo, ma i cristiani sono ora la vera “stirpe eletta”, il popolo benedetto, sia Giudei che Gentili costituiscono il popolo di Dio, quindi la Chiesa! La Chiesa è la generazione (stirpe, razza) eletta, cioè nobile, elevata ad alta dignità! Un “sacerdozio regale”, o “un regno di sacerdoti”. Il sacerdote era colui che faceva da mediatore tra gli uomini e Dio, offriva sacrifici per sé e per il popolo, intercedeva per il popolo, questo è uno dei compiti della Chiesa… “Una gente santa”, cioè separata dal male e consacrata al Signore… Ogni popolo si differenzia da un altro e noi come popolo di Dio dobbiamo distinguerci in questo mondo! Un popolo si distingue da un altro da:
  a.
Dalle caratteristiche fisiche, dai tratti somatici (Esodo 34:29, 30; Cantico dei Cantici 1:5, 6). Se stiamo alla presenza del Signore, gli altri lo vedranno! Il “colore della nostra pelle” parlerà da solo… I nostri occhi saranno pieni di amore, pace, serenità… (Efesini 4:13); nel Cantico dei Cantici 7:8 lo sposo dice della sposa “la tua statura è simile alla palma”, lo sposo ci vede così! E siamo così quando godiamo della comunione con Lui, quando attingiamo la Sua linfa vitale (Salmo 92:12);
  b.
Dalle leggi (Ester 3:8); il popolo di Dio ha delle leggi diverse da tutti gli altri popoli! Desidera onorare, rispettare e sottomettersi alle Leggi divine, alla Parola di Dio (Daniele 3:12);
  c.
Dalla lingua; qualcuno ha detto che la lingua è l’anima di un popolo; è ciò che dà la libertà ad un popolo. La lingua è la storia di un popolo attraverso i secoli. La lingua è quella che distingue un popolo!
Qualcun altro ha detto: “un popolo diventa povero e schiavo quando gli rubano la lingua adottata dai loro padri! Questo popolo è un popolo perduto per sempre! Come parliamo? Il popolo di Dio come parla? Trasmette fede, amore, zelo per Dio e per la Sua opera? Il credente deve essere riconosciuto dalla dolcezza, dalla gentilezza, cordialità, dall’educazione, dal parlare in verità e altro ancora… (Matteo 5:37; Colossesi 4:6; 3:8; Efesini 4:29; Matteo 26:73; Atti 4:13).
  d.
Dalla bandiera; la bandiera è simbolo di una nazione, di un’associazione, di un partito, insegna di contingenti armati o di persone raccolte per svolgere azioni in maniera concorde. La bandiera ha sempre accompagnato la crescita e lo sviluppo di un popolo, di una tribù o di una casata.
Nell’organizzazione del popolo di Dio, il Signore raggruppava ogni tribù di Israele sotto una propria bandiera (Numeri 1:52; 2:2, 3, 10, 17).
   
La bandiera era un simbolo di unità e di appartenenza ad una determinata tribù o popolo. Era un segno di riconoscimento per sé stessi e per gli altri popoli (Esodo 17:15), la bandiera della Chiesa, del popolo di Dio è il Signore stesso! Il popolo di Dio è raggruppato, è unito sotto l’insegna del Signore (Cantico dei Cantici 2:4) e gli altri lo devono riconoscere!
   
Perdere la bandiera in battaglia, oltre che un grande disonore, avrebbe significato disordine, scoraggiamento e sconfitta. Non vogliamo farci rubare la nostra bandiera, la nostra identità, il Signore stesso, noi apparteniamo al Signore, e il popolo di Dio è vincitore (Salmo 20:5).
   
Issare la propria bandiera in un territorio è simbolo di conquista  e di vittoria! Ogni qualvolta il Signore ci risponde, vogliamo dare solo a Lui la gloria (Salmo 115:1)!
   
Avanzare a bandiera spiegata in territorio nemico era simbolo di dichiarazione di guerra o di vittoria. C’è una guerra in atto contro il nemico delle anime nostre (Efesini 6:12), contro il peccato, contro noi stessi e vogliamo vedere la nostra vita cambiata, trasformata, il peccato sconfitto perché nel nome di Gesù c’è potenza e c’è la vittoria! Davide poté dichiarare a Goliat (1 Samuele 17:45) e ottenne così una grande vittoria!
    Ripiegare la bandiera era segno di lutto o sconfitta (Giosuè 7:2-6).
  e.
Un popolo si distingue da un altro dai propri costumi e usanze (Marco 10:1; Luca 4:16; 22:39; Daniele 6:10; Ebrei 10:25).
  f.
Un popolo si distingue da un altro popolo per ciò che si ciba (Esodo 16:4, 5 Giovanni 6:35); non facciamoci attrarre e non nutriamo la nostra anima di ciò che ci può fare male spiritualmente! Desideriamo rimanere fedeli alla Sana Parola di Dio che è sempre attuale e ci fa crescere sani e nella verità!
  g.
Un popolo si distingue da un altro da ciò che produce ed esporta (Galati 5:22); il popolo di Dio deve “produrre” ed “esportare” il frutto dello Spirito, non le opere della carne (Galati 5:19-21).
 
Noi come popolo di Dio siamo pellegrini, la nostra cittadinanza è nei cieli (Filippesi 3:20); come il popolo di Israele nel deserto vogliamo seguire la nuvola, quando essa si abbassa siamo chiamati a fermarci, quando si alza significa che dobbiamo ripartire! Vogliamo, come Suo popolo, seguire il Signore e farci condurre da Lui!

  5. LA FAMIGLIA SPIRITUALE
I cristiani nel momento della salvezza vengono “adottati” nella famiglia di Dio! Ove Dio è il padre e i credenti i figli! Tale famiglia è più vera di quella carnale poiché fondata sulla fede (Luca 18:28-30; Marco 3:31-35; Salmo 68:5, 6). La famiglia è il luogo in cui una persona si rifugia, si è legati uno all’altro da un legame di sangue, indica anche calore, affetto, affabilità, amore… Nel momento in cui avviene la nuova nascita si verifica un miracolo, la persona si trova a proprio agio con altri che prima non conosceva, che fino a poco tempo prima non aveva mai visto, ora si sente legata a quella persona che è diventata miracolosamente suo fratello o sua sorella in Cristo! Il sacrificio espiatorio di Cristo, ossia l’opera compiuta sulla croce per l’umanità intera unisce in maniera forte, in modo indissolubile la Chiesa, questa grande famiglia spirituale!
Il credente realizza che la sua vera famiglia non è più quella carnale che comunque continua a rispettare ed onorare, ma soprattutto la famiglia spirituale! Egli si sente a suo agio non più nella famiglia carnale, se essa ancora non è salvata, ma trova il suo diletto nello stare in comunione con la famiglia spirituale, con cui condivide lo stesso cibo spirituale, gli stessi scopi, gli stessi obiettivi… Siamo stati resi partecipi della natura divina (2 Pietro 1:3, 4)!
Alcune caratteristiche presenti in questa famiglia spirituale sono:
   
L’amore che è un sentimento forte, diverso da quello che è presente nel mondo, è incondizionato, ha la propria origine in Dio stesso (1 Giovanni 4:7-20), è il legame che unisce l’uno all’altro! Nel NT l’amore è tutto, è il concetto centrale del messaggio della salvezza. In Giovanni 3:16 è racchiuso tutto l’intero contenuto della fede. In 1 Giovanni 4:19 abbiamo la rivelazione del perché l’uomo riesce ad amare. L’amore di Dio è bene, tutto ciò che fa è amore, tutto ciò che dice è amore, è un qualcosa di concreto! L’amore di Dio è immeritato… noi non lo meritavamo e non lo meritiamo! L’amore di Dio è libero… non ci ama perché è costretto (Deuteronomio 7:6-8). L’amore di Dio non è egoista… La Parola di Dio ci dice che Dio ci amava anche quando eravamo nel peccato, anche quando lo offendevamo!
Nel N.T. il termine presente spesso per indicare l’amore è phileo che indica l’inclinazione, l’affezione dell’uomo verso qualcosa o qualcuno. Phileo indica prevalentemente l’affezione tra persone all’interno o al di fuori della famiglia e implica sollecitudine, premura, ospitalità. Phileo, nel N.T. compare spesso anche in composti, come ad es. Philadelphia come significato di amore amicale o fraterno (2 Pietro 1:5-7). In phileo il significato indica piuttosto l’amore per le persone cui si è legati per vincoli di sangue o per la fede (Giovanni 15:19). Saremo riconosciuti da tutti come discepoli di Cristo dall’amore che abbiamo gli uni per gli altri (Giovanni 13:35).
   
Comunione; questa parola deriva da koinonia, significa condividere gli stessi ideali, gli stessi scopi, sentimenti ed obiettivi. Con chi non ama Dio e non lo serve non vi può essere comunione (2 Corinzi 6:14).
   
Sensibilità; essere sensibili al bisogno altrui e impegnarsi affinché l’altro possa essere soddisfatto (Filippesi 2:4).
   
La premura reciproca; l’essere sensibili ci porta ad essere premurosi l’uno verso l’altro (Romani 12:10; Filippesi 2:1, 2; 2Pietro 1:5-8).
   
Collaborazione; ossia, partecipare insieme agli altri ad un lavoro… Noi siamo chiamati a collaborare l’uno insieme all’altro per vedere l’Opera di Dio progredire!
 
Come in ogni famiglia che si rispetti ognuno deve apportare il proprio supporto, spirituale, morale e materiale!

  6. LUCE DEL MONDO (Matteo 5:14)
La luce è molto importante per l’uomo e per la natura.
  a.
La luce è importante per la vita. Senza luce non ci sarebbe vita, non ci sarebbe vegetazione con tutti i suoi frutti… Anche le persone, dal punto di vista spirituale non possono vivere e quindi Dio ha mandato il Suo figlio Gesù, la luce del mondo, affinché potessero avere vita nel suo nome (Giovanni 8:12)!
  b. La luce è importante per vedere (Genesi 1:14-16; Giovanni 1:5);
  c.
La luce è importante per distinguere il giorno dalla notte (Genesi 1:3-5; Giovanni 1:9); è importante per farci riconoscere ciò che è buono da ciò che non lo è! Quindi è fondamentale per discernere il bene dal male (Filippesi 1:10, versione Diodati e Riveduta). Il discernimento spirituale va ricercato, va chiesto al Signore, è un bene che Dio vuole elargire alla Sua Chiesa!
  d.
La luce è importante per non inciampare negli ostacoli (Giovanni 11:9, 10; 12:35). Il nemico delle anime nostre mette sul cammino tanti ostacoli, trappole, insidie, buche e se non illuminiamo senz’altro cadremo e anche gli altri non avranno scampo (Salmo 35:8; Amos 3:5). Di giorno la trappola è più facile da avvistare, ma di notte?
  e.
La luce è importante per non andare nel panico! La luce nella Scrittura è simbolo di testimonianza, se noi non illuminiamo le persone non potranno vedere la Via giusta.
  f.
La luce è importante per riuscire a camminare (Giovanni 8:12). Senza la luce si fa fatica ad andare avanti, a proseguire il cammino, si prosegue a tastoni, si cerca un appoggio circostante, ma ciò che si può trovare vicino può essere instabile, pericoloso e si può cadere, e ci si può far male…
 
Un tempo l’illuminazione avveniva per mezzo delle lampade ad olio e nelle famiglie la presenza di una lampada accesa era simbolo di vita, di testimonianza, di benessere, di ricchezza, perché significava che c’era l’olio… La lampada spenta significava morte, mancanza di testimonianza, indigenza, miseria… Come è la nostra lampada? Illuminiamo, emaniamo luce? Siamo luce in questo mondo? Siamo di aiuto per le persone intorno a noi? Riusciamo a far vedere loro la via da seguire? Siamo per il mondo una guida? Siamo tra coloro che non fanno andare nel panico gli altri? C’è dell’olio nella nostra lampada? Noi siamo la luce del mondo, non tenebre, le tenebre incutono paura, terrore, spavento, tristezza, smarrimento, nelle tenebre si muovono e operano i malvagi… La luce no! La luce trasmette gioia, pace, sicurezza, libertà di movimento…

  7. SALE DELLA TERRA (Matteo 5:13)
Anche il sale è molto importante per l’uomo, eccone elencati alcuni motivi:
  a.
Il sale è importante per dare sapore (Marco 9:50, 51); sale inteso come saggezza, come sapienza di Dio. In questo mondo il credente è chiamato a dare sapore, in un mondo ove nelle persone sono presenti soltanto tante “parole insipide”, senza senso, oscene, volgari, doppi sensi; le parole che escono dalla bocca del credente sono sagge, edificano, incoraggiano, consolano (Colossesi 4:6).
Il sale quando è mescolato con altri alimenti rilascia parte del proprio sapore e lo trasmette agli altri, in modo che diventa tutto saporito (Giobbe 6:6a).
È significativo il fatto che Dio richiedeva esplicitamente offerte in cui vi era la presenza del sale (Levitico 2:13; Esodo 30:34-36). La nostra offerta deve essere “condita”, deve avere sapore… quindi le nostre preghiere devono essere preghiere zelanti, ferventi, l’adorazione deve arrivare come un’offerta gradita a Dio, non possiamo offrire in maniera superficiale, blanda, come viene… Ricordiamoci che Dio è anche un fuoco consumante (Ebrei 12:28, 29)!
  b.
Il sale è importante per conservare i cibi nel tempo; siamo chiamati a conservare i sani valori in questo mondo: l’amore, il rispetto, la purezza, l’altruismo, la generosità, la fedeltà, la coerenza, la sincerità, la trasparenza… 
  c.
Il sale fa venire sete; con il nostro comportamento, con una vita coerente alla Parola di Dio, con le nostre parole, con il nostro viso raggiante, con i nostri occhi pieni di gioia, con la pace nelle difficoltà, possiamo far venire sete alle persone di conoscere Gesù!
  d.
Al sale veniva attribuito potere medicinale. Veniva usato come tonificante sul corpo dei neonati (Ezechiele 16:4). Gettandovi del sale, Eliseo risanò una sorgente la cui acqua cattiva provocò morte e sterilità (2 Re 2:20, 21). Noi possiamo risanare con l’aiuto del Signore quei cuori che si trovano nell’amarezza, nel dolore e nella sofferenza!
  e.
Il sale è importante per sciogliere il ghiaccio… Quanto ghiaccio c’è in questo mondo, quante persone “congelate”, “ghiacciate”, spiritualmente parlando, hanno bisogno di sciogliersi…!
  f.
Il sale nell’A.T. era simbolo di promessa, di patto inalterabile (Numeri 18:19). Lett. Un patto di sale… Il Signore mantiene sempre le Sue promesse, il credente è un uomo di parola e mantiene la parola data (Ecclesiaste 5:4, 5; Salmo 15:4).

  8. GREGGE
Il Signore fin dall’A.T. ha usato questa immagine per indicare il Suo popolo, Egli stesso si presenta come il pastore di Israele (Genesi 49:24; Salmo 79:13; Salmo 80:1; 95:7; 100:3; 77:20; Luca 12:32; Giovanni 10:1-5). Vedremo di seguito il rapporto che si instaurava tra il pastore e il gregge.
Compito del pastore verso il gregge era:
  a.
Provvedere l’acqua necessaria e l’erba migliore per le pecore (Salmo 23:2); Il gregge non doveva preoccuparsi, non era in ansia se il pastore avrebbe provveduto loro l’erba o l’acqua, ma era fiducioso, riposava serenamente la notte perché sapeva che il giorno seguente il pastore avrebbe provveduto per loro! Cosa dice Gesù nei Vangeli? (Matteo 6:25-34)… Il gregge si fidava del pastore, Davide affermerà: “il Signore è il mio pastore: nulla mi manca” (Salmo 23:1). Le pecore non rimanevano mai senza acqua e senza cibo! È il Signore che provvede per noi il cibo spirituale, adatto per la nostra anima e questo cibo lo ha già provveduto: è la Parola di Dio e come le pecore ogni giorno avevano bisogno e seguivano il pastore per mangiare e bere, così noi dobbiamo andare alla Parola di Dio per nutrirci e dissetarci! Come il gregge seguiva il pastore, così noi dobbiamo seguire il Buon Pastore. Il Signore provvederà per noi il necessario quotidianamente, anche materialmente (Salmo 37: 25; Filippesi 4:19)!
  b.
Proteggere il gregge e difenderlo dagli attacchi degli animali feroci; Ai tempi della Bibbia le pecore correvano molti pericoli, costituiti da animali selvaggi che provenivano dalla vegetazione che circondava la valle del fiume Giordano. Potevano facilmente imbattersi in leoni e orsi (Giudici 14:8; 2Re 2:24). Ciò che accadde a Davide impegnato nella protezione del suo gregge erano fatti comuni (1 Samuele 17:34-36); Amos racconta di un pastore che cerca di portar via una pecora dalla bocca di un leone (Amos 3:12). Erano anche comuni le iene e gli sciacalli. La pecora poteva venirsi a trovare in una valle oscura, buia, forse da li a poco poteva esservi un dirupo, ma era provvidenziale l’intervento del pastore, tutto ciò le infondeva sicurezza (Salmo 23:4; 121:5-8). Il Signore nei nostri confronti agisce allo stesso modo (Salmo 27:1-3, 5; Isaia 59:19). Gesù ebbe a dire nei Vangeli che il buon pastore dava la vita per le pecore (Giovanni 10:11).
  c. Provvedere un riparo sicuro dalle intemperie (Esodo 9:19; Salmo 91:1; 94:22; Isaia 4:6);
  d. Prendersi cura delle pecore più deboli (Isaia 40:1; Luca 15:5);
  e. Andare alla ricerca delle pecore che si staccavano dal gregge e ricondurle all’ovile (Ezechiele 34:12; Luca 15:3-6);
  f. Impartire con il vincastro direttive al gregge e radunarle (Salmi 23:4);
  g. Quando una pecora si feriva, il pastore la cospargeva con olio di oliva per curarla (proprio come avveniva per l’uomo): Salmo 23:5; Luca 10:34.


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