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:: AMICIZIA E ADOLESCENZA — parte prima
    Premessa
Caro partecipante, l’adolescenza può essere definita come il “medioevo” della vita, ossia l’età di mezzo dell’esistenza. Segna il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta; dalle cure affettuose del nido familiare si giunge progressivamente, e non senza difficoltà, all’inserimento nella società.
In questo contesto l’amicizia è elemento caratterizzante poiché il confronto con i “pari” è d’obbligo; pertanto, è indispensabile che questo avvenga in un ambiente realmente sano. Il piano di Dio per la tua vita non prevede l’inserimento nel gruppo del “muretto”, bensì nella comunità dei credenti in Cristo.
    Natura
Il termine natura consente di comprendere cos’è l’amicizia; ciò che gli appartiene necessariamente e non in modo accidentale. L’amicizia è un sentimento affettuoso basata sulla vicendevole stima, fiducia e rispetto, che lega tra loro due o più persone.
    Realtà (Prov. 17:17)
Innanzitutto, la Scrittura non ipotizza ma afferma la sua realtà, dunque bisogna prenderne atto esaminando la propria posizione.
  1. La realtà dell’amore: “L’amico ama…”. Iniziamo volutamente da questa parola fondante del cristianesimo: amore. Dio non ti chiama al successo mondano, né al potere, né alla prosperità economica, ma alla carità (Giov. 17:25, 26).
  2. La realtà della costanza: “in ogni tempo…” la vera amicizia si manifesta con continuità; notiamo la parte finale del versetto: “…nella sventura”.
  3. La realtà del piano divino: “è nato per essere…”. Dio contempla per ogni credente la chiamata a servire gli altri con affetto sincero. È vocazione alla sostanza, non all’apparenza (cfr. 2 Tim. 3:5).
Anche nel Nuovo Testamento abbiamo importanti riferimenti all’amicizia fra credenti (Atti 27:3; 3Giovanni 1:14).
    Bontà (Prov. 18:24 Nuova Riveduta; Prov. 27:10)
  1. “Un uomo che ha degli amici deve portarsi da amico” (Diodati); “Chi ha molti amici li ha per sua disgrazia” (Riveduta). Le diverse traduzioni permettono di avere una buona comprensione di ciò che il versetto afferma: l’amicizia è un’entità di tale valore da dover essere curata saggiamente. Bisogna occuparsi con dedizione alla qualità dei rapporti non alla quantità. “C’è un amico che è più affezionato di un fratello”: esempio di assoluta responsabilità nell’amicizia è Cristo stesso (Giov. 15:14).
  2. Il secondo riferimento espone il valore del legame.
    a) L’amicizia deve essere salvaguardata, quanto più di vecchia data tanto maggiormente si deve custodire (cfr. 2 Sam. 9:7).
    b) Inoltre, il testo vuole essere un incoraggiamento: nella difficoltà Dio provvede sempre un sostegno spirituale e morale (cfr. 2 Tim. 4:10).
    Scopo (Eccl. 4:9-12)
Dal principio Dio ha affrontato il problema della solitudine provvedendo all’uomo un’adeguata compagnia (Gen. 2:18). Tuttavia la sfera dell’amicizia non è assolutamente limitata alla vita sentimentale. Il testo invita a riflettere sull’efficacia della comunione:
  1. È comunione spirituale; col dono della salvezza il Signore unisce il credente alla comunità cristiana (Efesini 2:19).
  2. È comunione efficace per il servizio; Gesù stesso inviò i discepoli in coppia e non soli (Marco 6:7).
  3. È comunione vitale con Cristo; la sua utilità è determinate per una vita benedetta. L’unione dei credenti è suggellata dalla presenza di Cristo (Matt. 18:20).
S. Esposito

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