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:: Chiamati a riparare le reti

Considereremo insieme con l’aiuto del Signore l’importanza di riparare le reti rispetto al prossimo. Infatti, le reti che Pietro ed Andrea calavano nel mare di Galilea o quelle che Giacomo e Giovanni rassettavano ricucendo gli
strappi e collegando i fili in nodi robusti, hanno di certo un notevole significato simbolico (Matteo 4:21; Marco 1:19; Luca 5:2). Gesù benedisse la loro pesca e delineò il fine della chiamata a seguirLo con le parole: “Io vi farò pescatori di uomini”.
Non si possono raccogliere pesci, se la rete è guasta e piena di buchi. Non ci può essere crescita della Chiesa e trasformazione delle persone, se non si costruiscono relazioni forti e solidali lungo le quali possano scorrere potenti energie spirituali, portatrici di vita. Dunque, per una pesca abbondante bisogna riparare le reti: infatti, è solo ripristinando  le  reti  che  possiamo  essere  credibili  ed espandere il
regno di Dio nel mondo.
    1. RIPARIAMO LE RETI DELL’AMORE
“Ma il fine di quest’incarico è l’amore procedente da un cuor puro, da una buona coscienza e da fede non finta” (I° Tim.1:5). Non dimentichiamo che Dio è amore (I° Giov. 4:8) e ha dato Se stesso per noi (Giov. 3:16; Rom. 5:8). Dobbiamo, quindi, anche noi manifestare amore verso i nemici (Matt. 5:43-48); amare anche chi non è amabile (Rom. 5:6-8). Da questo si riconosceranno i veri discepoli di Cristo (Giov. 13:35; I° Tim. 4:12). I credenti di tessalonica amavano non “a parole né con la lingua, ma con fatti e in verià” (I° Tess. 1:2,3). Era un amore capace di affaticarsi per l’opera di Dio, verso i fratelli in maniera particolare, e Paolo li incoraggiava ad abbondare in esso sempre più (I° Tess. 4:9,10) Paolo più avanti ringrazierà Dio oltre che per la crescita della loro fede, anche per l’abbondanza del loro amore (II° Tess 1:3). Questo è il segno del vero servitore di Dio e la testimonianza inequivocabile che si è passati dalla “morte alla vita” (I° Giov. 3:14,18-19). Ecco le caratteristiche di un amore sano, “riparato” (I° Cor. 13:4).
  • a. La generosità: “La carità…... non invidia” (v. 4/b). L’invidia è un’emozione dovuta al dispiacere prodotto dal fatto che si è testimoni del progresso o della prosperità di qualcuno. Dimoriamo in Cristo Gesù e nel Suo amore (Giov.15:10);
  • b. L’umiltà: “La carità…... non si vanta, non si gonfia” (v. 4/c). L’umiltà è l’amore che si nasconde: dopo essere stati amorevoli, è buono non vantarsene (Col. 1:4);
  • c. La gentilezza: “La carità…... non si comporta in modo sconveniente” (v. 5/a). Anche nella gentilezza o cortesia reciproca, in quella che comunemente chiamiamo “buona educazione”, si può individuare l’amore cristiano! (Rom.13:10);
  • d. Il disinteresse: “La carità….. non cerca il proprio interesse” (v. 5/b). Non vuol dire che non abbia alcun interesse, ma non lo cerca a scapito degli altri (Fil. 2:2-5);
  • e. La pazienza: “La carità….. non s’inasprisce” (v. 5/c). La temperanza è una qualità del carattere di Cristo in noi che consiste “nel possedere forza interiore, nell’essere forti, nell’essere controllati, nel possedere potenza” (Efes.4:2);
  • f. La purezza: “La carità…non sospetta il male” (v 5/a). Una traduzione della Bibbia dice “non pensa a male”, ossia non attribuisce a motivi perversi il male commesso da altri, nel senso che la carità non è maliziosa, non sospetta, né vuol vedere il male dovunque e in chiunque.
  • Il nostro unico desiderio è quello di vedere anime salvate dalla potente grazia di Dio, dunque come ministri dell’Evangelo siamo chiamati innanzitutto a riparare le reti dell’amore (Rom. 12:9). Dio aiuti ciascuno di noi ad abbondare in questa virtù (II° Cor.8:7).
      2. RIPARIAMO LE RETI DELLA COMUNIONE FRATERNA
    “Ed erano perseveranti nell’attendere all’insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere”. (Atti 2:42). Per costruire relazioni efficaci bisogna investire tempo non solo su noi stessi, ma su chi ci sta attorno. Bisogna, dunque, dare valore al prossimo comprendendo che è speciale ed unico al mondo, esattamente come lo è ciascuno di noi. La regola d’oro del Vangelo dice che: “Tutto ciò che vuoi che gli altri fanno a te, fallo tu a loro”. Vuoi amore? Dai amore. Vuoi essere accolto? Impara ad accogliere. Vuoi ricevere comprensione e supporto? Dai sostegno e disponibilità. Il simbolo dell’Egitto è la piramide che esprime potere gerarchico e assolutistico dall’alto verso il basso. Il Nuovo Testamento, invece, ci insegna che siamo fratelli collegati trasversalmente come una rete di amore, lealtà e generosità. Ogni servitore di Dio cercherà con tutte le sue forze di difendere la comunione fraterna dal suo peggior nemico per antonomasia che è la discordia. Quali sono dunque i capisaldi per conservare una genuina comunione fraterna?
  • a. La santificazione: il Nuovo Testamento descrive la figura del credente carnale (I° Cor. 3:1-4), come colui che è nato di nuovo, ma non è cresciuto in Cristo, è rimasto appunto “bambino in Cristo” (Gal. 5:17). In questo tipo di credente non sono ravvisabi1i: il dominio (Rom. 7:5); il discernimento (Rom. 8:5-7); la disciplina (II° Pietro 2:9,10). L’apostolo Paolo parla anche di un altro tipo di credente, quello spirituale, in cui si trova: il discernimento (I° Cor. 2:15); la conoscenza (I° Cor. 2:15); la comprensione (I° Cor. 14:37); l’amore e la fedeltà (Gal. 6: 1); e infine il frutto dello Spirito (Gal. 5:22).
  • b. La saggezza: è una virtù comune fra i figliuoli di Dio, viene da Colui che è Saggio e non ha nulla a che vedere con la saggezza umana (Giac. 3:13-17). Laddove vi sono credenti immaturi manca, di conseguenza, la saggezza divina e quindi vi sono rapporti impropri, vissuti troppo intimamente o freddamente, senza rispetto né attenzione alle apparenze di male. Riflettiamo adesso su alcuni doveri dei veri fratelli di Cristo: la compassione (Gal. 6:2); l’aiuto fattivo, materiale e spirituale (Gal. 6:9,10); la correttezza o la santità nei discorsi (Efs. 5:3-10); nello svago (Efes. 5:11,15); l’impegno per unire e mai per disunire (Fil. 4:2,3); la compattezza nell’amore per il Signore e per la Sua Chiesa (I° Tess. 5:14,15; II° Tess.3:6).
    1. 3. RIPARIAMO LE RETI DELLA TESTIMONIANZA
    “Poiché non è coll’andar dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signor Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà”. (II° Pietro 1:16). Per vedere anime strappate dalle tenebre e per portare una gran quantità di persone a Dio è importante che la chiesa del Signore Gesù Cristo ripari le reti della testimonianza. Questo lavoro interno di riparazione delle reti, se fatto bene, con accuratezza, produrrà domani delle grandi benedizioni. Tra i meravigliosi nomi attribuiti ai credenti, quello che vedremo ora è uno dei più importanti. Le nostre letture sono contenute in Isaia 43, versetti 10 a 12, e in Atti 1:8. In questo ultimo versetto particolarmente ci vengono fornite delle chiare indicazioni sui privilegi e le responsabilità di un testimone. Notiamo:
  • a. L’ampiezza della scelta (I° Cor. 1:26-29): né angeli, né uomini particolari, ma gente comune. Tutti coloro che sono salvati, Dio li ha scelti per essere Suoi fedeli testimoni; (Atti 1:21, 22): “voi” si riferisce a tutti, ma anche a ciascun credente, individualmente: in ogni posto Dio dovrebbe avere un testimone. Così come è importante illuminare per una luce, fornire acqua per una sorgente, portare frutto per un seme;
  • b. Il significato del termine (Giov. 3:11; 9:25; con Atti 22:15): significa fornire una testimonianza di prima mano, basata sulla conoscenza personale. Un testimone non dirà ciò che pensa o che suppone oppure che ha sentito dire, ma deve invece riferire ciò che sa, che ha direttamente sperimentato;
  • c. L’argomento della testimonianza (Atti 4:12): la testimonianza deve essere accentrata sulla persona di Gesù Cristo, unica via di salvezza: “… mi sarete testimoni”, non una chiesa, non un credo, ma Cristo crocifisso;
  • d. La natura della testimonianza (Matt. 4:19; Giov. 5:36; 15:26): la testimonianza deve essere pratica: “… e mi sarete testimoni”: non simulerete, farete i testimoni… ... non è uno spettacolo: i credenti non appaiono, bensì sono testimoni. Ciò che siamo è molto più efficace di ciò che diciamo: se la nostra vita testimonia di Cristo, anche il nostro parlare sarà potente ed efficace. Il piano di Dio è che ogni credente viva e parli di Gesù come il Maestro che “prese a fare e ad insegnare” (Atti 1:1).
  • e. L’estensione indicata. Dove debbono andare i testimoni di Cristo? Abbiamo già anticipato che Dio li desidera in ogni luogo. Consideriamo la priorità (Marco 5:19): “… Gerusalemme, Giudea e Samaria”: la città santa era il luogo dove Gesù era stato crocifisso e i discepoli avrebbero trovato maggiori difficoltà; il sentimento (Matt. 3:9): anche se non tutti accettano la salvezza e molti rifiutano (come la parabola delle nozze) o diversi simulano (hanno le forme della pietà, ma ne hanno rinnegata la potenza), tuttavia è anche vero che tutti possono essere salvati; infine, la visione (Marco 16:15): come sarà la nostra visione, così sarà la nostra benedizione;
  • f. La potenza necessaria. Com’è possibile riuscire in questo compito? Troviamo la risposta nella Parola di Dio (Luca 4:18): è la potenza dello Spirito Santo, l’Onnipotente; (Luca 24:49; Atti 2:4) è la promessa dell’Iddio imparziale; (II° Tim. 1:8) è l’unica fonte di forza e di potenza che può sostenere un credente nel testimoniare di Gesù Cristo;
  • g. Il tempo disponibile (Giov. 9:4). Se vogliamo essere testimoni di Dio dobbiamo cominciare subito, se non l’abbiamo ancora fatto, perché il bisogno è grande, il mandato è urgente, ma è ancora giorno (Giac. 5:8). Fino al ritorno di Gesù Cristo abbiamo ancora tempo: ma allora ce n’è di tempo? No, il ritorno di Gesù Cristo è imminente; (II° Pietro 3:11,12): in un certo senso possiamo affrettare il ritorno di Cristo testimoniando efficacemente dell’Evangelo. Se amiamo Gesù e desideriamo incontrarLo presto allora saremo fedeli testimoni!
    Se desideriamo vedere anime salvate, chiediamo a Dio per mezzo dello Spirito Santo di aiutarci a riparare le reti dell’amore, della comunione e della buona testimonianza in modo che la nostra vita interamente trasformata dalla grazia di Dio possa essere di luce per quanti non conoscono il Signore.
  •     G.Caltagirone
     
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