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CONSOLATI
PER CONSOLARE

Testo Biblico: “…Dio…, ci consola in ogni nostra afflizione, affinché mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati,
possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione…

(2 Cor. 1:3-4)

Introduzione
L’Apostolo Paolo scrive alla chiesa di Corinto almeno dopo ventidue anni dalla sua conversione, avvenuta mentre era sulla via di Damasco (At. 9).
Due dei suoi tre viaggi missionari si sono già conclusi e mentre compie il terzo viaggio missionario, dalla Macedonia scrive ai Corinzi questa seconda epistola, probabilmente è un uomo di circa cinquantaquattro anni, il suo carico di esperienze spirituali è notevole, è un uomo che ha dovuto affrontare grandi difficoltà a motivo del suo ministerio (2 Cor. 11:23-33), le sue sofferenze però non sono in nessun modo paragonabili alle “consolazioni di Dio” che costantemente hanno accompagnato il suo cammino, in questa stessa lettera egli ricorda che:

 
1)

Ha goduto della “caparra” dello Spirito (2 Cor. 5:5).
   
Con il termine “Caparra” viene indicato “l’anticipo” della “Grazia di Dio”, di cui il credente già gode in questa vita. In maniera particolare questa “Caparra” è “lo Spirito Santo” che viene ad abitare nel credente alla Nuova Nascita.
 
2)

É stato rapito in paradiso (2 Cor. 12:1-5)
   
Un‘esperienza avvenuta quattordici anni prima, un’esperienza indimenticabile che accompagnerà la vita dell‘apostolo incoraggiandolo ad affrontare ogni difficoltà.
Ringraziamo Dio per quelle esperienze particolari che hanno segnato positivamente il nostro cammino e sono state di continuo incoraggiamento alla nostra vita
(2 Pietro 1:16-18)
 
3)

É stato accompagnato da “segni” e “prodigi” mentre espletava il ministerio (2Cor.12:12).
   
L‘apostolo ricorderà ai corinzi che il vangelo da lui predicato è stato accompagnato da “dimostrazioni di spirito e di potenza” (1 Cor. 2:4).


É ancora vero che “…i ruscelli di Dio sono pieni di acqua…” (Salmo 65:9).

Noi possiamo dare solo quello che riceviamo, e dando ad altri quanto riceviamo dal Signore realizziamo “la pienezza della vita spirituale”, non c’è condizione più triste di quella di chi “ricevendo” non fa partecipe gli altri di quanto Dio gli dona, il Signore sembra aver scritto questa verità nella cartina geografica della terra promessa (Prov. 11:25).
Il testo che stiamo esaminando, oltre che la nostra stessa esperienza, ci permette di affermare che la vita cristiana non è priva di afflizioni e di difficoltà.
Dopo la conversione prove di diversa natura sono l’esperienza comune di tutti i credenti, a volte l’afflizione sembra privarci di tutte le nostre forze e come il salmista diciamo “…la forza m’è venuta a mancare per la mia afflizione…” (Salmo 31:10), ma la promessa di Dio è che in ogni afflizione saremo consolati e rinnovati per riprendere a servirLo con maggiore zelo (2 Cor. 4:7-9).
É ancora vero che quelli che sperano nell’Eterno vengono rinnovati attraverso la potenza e la virtù dell’opera dello Spirito Santo (Isaia 40:29-31).
L’apostolo Paolo e i suoi collaboratori non sono esenti da questa regola, che vuole che tutti gli uomini, di qualsiasi epoca e con qualsiasi ruolo conoscano, prima o poi la “valle dello scoraggiamento” e che gli stessi uomini, se confidano in Dio, conoscano “profonde consolazioni della grazia”.
L’esperienza di Giuseppe è una bella illustrazione di questa verità (Gen. 45:5 ; 50:20).


La natura della consolazione
Il testo che stiamo studiando afferma una verità che ci permette di conoscere “la natura” della consolazione, in esso leggiamo “ …Dio…ci consola…siamo…da Dio consolati…”, la consolazione di cui stiamo parlando è di natura divina, non è superficiale, epidermica e momentanea ma è profonda, reale ed efficace.
Gli uomini non possono consolare nello stesso modo (Gen. 37:35).
Vorrei dire che quando è Dio a intervenire nelle nostre sofferenze in noi non resta nessun “segno” negativo dell’esperienza fatta, i tre usciti dalla fornace ardente non avevano neppure l’odore del fumo della fornace nei vestiti (Dan. 3:27), Giuseppe ha potuto chiamare il suo primo figlio Manasse in quanto ha voluto affermare   “Iddio mi ha fatto dimenticare ogni mio affanno” (Gen. 41:51) e Geremia tirato fuori dalla cisterna non ne ha conservato segno alcuno grazie “alla stoffa logora della Sua grazia” (Ger. 38:12).


La portata della consolazione
L’apostolo Paolo è chiaro, egli afferma che Dio “…ci consola in ogni nostra afflizione…”;
Non c’è afflizione che possa colpire e vincere i cristiani, essi possono unirsi all’apostolo e cantare “l’inno di vittoria” con il quale celebra il Signore nell’epistola ai romani (Rom. 8:31-38).
In ogni situazione è possibile sperimentare “le risorse della grazia” che sono inesauribili e sempre sufficienti ad ogni nostro bisogno (Salmo 129:1-2).


I mezzi della consolazione
Dio ha stabilito dei mezzi attraverso i quali noi siamo consolati essi sono i seguenti:
   
a)

Le Scritture (Rom. 15:4)
    Ecco perché il giusto ama meditare sulla legge di Dio giorno e notte (Salmo. 1:2)
   
b)

La Sua presenza (Salmo 23:4)
   
Il bastone era a difesa dai nemici mentre la verga era indispensabile per guidare le pecore nel sentiero voluto dal pastore.
   
c)

La comunione fraterna (Salmo 133)
    Tutti noi siamo chiamati a essere dei “Barnaba” all’interno della Comunità (Atti 4:36)
   
d)

L‘opera dello Spirito Santo (Atti 9:31)
   
La manifestazione dello Spirito produce in mezzo alla Chiesa di Dio i suoi frutti e questo consola il cuore dei credenti incoraggiandoli a continuare il cammino.


lo scopo della consolazione
Tutte le opere che Dio compie nella nostra vita sono intese a renderci “capaci di portare frutto” diventando di benedizione per quelli che ci circondano.
Se non percorriamo la via che conduce al santuario, se non camminiamo in ubbidienza alla volontà di Dio, non potremo mai sperimentare la potenza delle sue consolazioni che rendono possibile il miracolo descritto nel Salmo 84.
“Beati quelli che hanno in te la loro forza, che hanno a cuore le vie del Santuario!
Quando attraversano la valle di Baca essi la trasformano i luogo di fonti;
e la pioggia d’autunno la copre di benedizioni.
Essi vanno di forza in forza, e compariscono al fine davanti a Dio in Sion.”
(2 Cor. 5-6)

“Consolati per consolare” questa è l’esperienza che continuamente deve caratterizzare tutti quelli che appartengono alla Chiesa di Dio.

     

Michele Mango
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