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:: Dove sono i nostri morti?
Tu sei polvere, e in polvere ritornerai! Questa è la sentenza che pesa su tutti gli uomini, senza eccezione. Non esiste famiglia in cui la morte non abbia fatto la sua opera distruttrice, togliendo, di generazione in generazione, e spesso anzi tempo, nel fior dell’età, degli esseri cari. Perché sono morti? Dove sono andati a finire? Qualcuno potrebbe dircelo? Possiamo sapere qualcosa su questo misterioso Al di là da cui non è mai tornato alcuno? È certo che esiste la vita oltre tomba, e se esiste, che cos’è?
    Il Libro della rivelazione
In seno all’oscurità delle teorie umane, la BIBBIA appare come una luminosa rivelazione delle cose dell’Al di là. Essa dà una risposta ai nostri problemi esistenziali. Essa non risponde sempre con tutti quei dettagli che noi ameremmo avere, ma la luce ch’essa proietta su questo problema capitale è pienamente sufficiente.
    PERCHÈ LA MORTE?
Dio, ci dice il libro della Genesi, creò l’uomo a sua immagine. Era stato creato per VIVERE e non per MORIRE. Perché dunque egli muore? Dio ha ritrattata la sua decisione? Che cosa è accaduto? Vale la pena di soffermarci un istante su questo problema.
Creando l’uomo a sua immagine, Dio lo creò LIBERO e perché la sua libertà avesse un senso e che il suo libero arbitrio si potesse esercitare, Dio pose l’uomo di fronte ad una scelta. Tra gli innumerevoli benefici di cui lo fece godere, Dio non formulò che una sola proibizione: “Tu non mangerai del frutto dell’albero che è posto In mezzo al giardino, perché il giorno che ne mangerai, per certo morrai!” (Genesi 2:17).
La proibizione è minima e con ciò non si può accusare il Creatore di provocare frustrazione nella sua creatura. Ma il castigo che si collega al disprezzo di quest’ordine non è niente di meno che una condanna a morte. L’uomo dunque tiene nelle sue mani la sua sorte: può ubbidire a Dio e assicurarsi la felicità, ma può anche disubbidire e nello stesso istante sottoscrivere la sua condanna. Terribile libertà! Che ne farà Adamo? Ahimè, il frutto proibito gli pare più appetitoso di tutti gli altri. L’uomo soccombe alla tentazione provocata da Satana e conformemente al verdetto di Dio, la legge della morte s’impadronisce di questo essere destinato alla vita…
“Perciò, dice l’apostolo Paolo, per mezzo d’un sol uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato vi è entrata la morte; e in questo modo la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato…” (Romani 5:12).
    CHE COSA È LA MORTE
Non è nostra intenzione fare un trattato scientifico sulla morte, tempo e mezzi ci mancherebbero; ma desideriamo rilevare qui i suoi due aspetti più importanti.
    LA MORTE FISICA
Essendo ormai ineluttabile la legge della morte, tutti gli uomini s’incamminano verso la tomba. La morte, dunque, un giorno ci raggiungerà. La vita lascerà il nostro corpo e l’anima che lo abita entrerà nell’Al di là. Questo meraviglioso meccanismo cesserà improvvisamente di funzionare e si irrigidirà in una fredda immobilità. Ah, la terribile visitatrice che non ha riguardi all’età, né alla bellezza, né alla ricchezza, né all’intelligenza…! Tutti sono uguali davanti a lei, e tutti indistintamente la temono.
    LA MORTE SPIRITUALE
Il giorno della caduta, Adamo è stato colpito anche dalla morte spirituale, cioè, è stato separato da Dio e privato della sua comunione a causa del peccato. La vera vita non è possibile se non nel contatto con Dio, sorgente della vita. Al di fuori di Lui, l’uomo è reputato morto nei suoi falli e nei suoi peccati. Quantunque possa sembrare paradossale, questo è dichiarato dalla stessa Bibbia: come di morti fatti viventi (Romani 6:13). Per ritornare alla vita spirituale l’uomo deve nascere di nuovo, cioè deve ritrovare il contatto con Dio, passando per il ravvedimento e la fede nel Signore Gesù Cristo. Chi si avvicina in tal modo a Dio, riceve il dono della Vita eterna.
    L’ANIMA È IMMORTALE?
Questione scottante e molto controversa.
L’ATEISMO dichiara che dopo la morte tutto è finito e che l’Al di là non è che pura illusione.
LA TEOSOFIA pretende che l’anima, dopo aver trascorso un certo tempo fuori del corpo, si incarna di nuovo, tante volte quante sono necessarie per raggiungere la perfezione.
IL CONDIZIONALISMO insegna che gli impenitenti presto o tardi saranno annientai nell’altro mondo e che solo i credenti vivranno eternamente.
L’UNIVERSALISMO pretende che dopo qualche castigo, reso necessario dal peccato e dalla santità di Dio, tutti finiranno per essere salvati. Il Signore è troppo buono, si dice, per lasciare soffrire eternamente delle creature che non hanno peccato che per breve tempo sulla terra.
LA CHIESA ROMANA infine, pur credendo alle pene eterne, ha immaginato un luogo chiamato Purgatorio in cui vanno a finire tutte le anime salvate da Gesù Cristo, ma che non sono abbastanza pure per entrare direttamente in cielo. L’anima ritenuta nel Purgatorio vi espia i suoi falli. La sua uscita è accelerata sia dalle messe che dalle preghiere fatte per il suo riposo.
    CHE DICE LA BIBBIA?
La Parola di Dio è chiara. Essa piazza indistintamente l’uomo di fronte a due strade: il bene o il male, la Vita o la Morte. Nessuna soluzione intermedia, nessun accomodamento è possibile. E quello che è più sorprendente è che la sorte dell’uomo è decisa, è giocata durante la sua breve vita terrestre. Questa affermazione pare ingiusta agli uni e non accettevole ad altri. Essa però non perde la sua autorità di Parola di Dio, di quel Dio i cui pensieri non sono i nostri.
Un esempio tipico ed unico ci è dato dallo stesso Gesù nell’Evangelo di Luca cap. 16. Si tratta del ricco Epulone e del povero Lazzaro, ecco quel che ci dice la Sacra Scrittura:
“Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri.
Or avvenne che il povero morì e portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell’Ades, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò; Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma. Ma Abramo disse: Figliuolo ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali, ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano; né di là si passi da noi. Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anche essi a venire in questo luogo di tormento. Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli. Ed egli: No padre Abramo; ma se uno va loro dai morti, si ravvederanno. Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse.

In questo racconto sono enunciate parecchie verità:
1) La morte fisica non è la fine di tutto. L’anima del defunto è ben vivente e cosciente. Il ricco soffre e Lazzaro è consolato.
2) Non esistono che due luoghi ove si rendono le anime di quelli che muoiono: l’Inferno o il Paradiso.
3) È impossibile di passare dall’uno all’altro luogo.
4) L’uomo che ascolta o possiede la Parola di Dio è responsabile della sua sorte eterna. La Bibbia è la luce inviata per guidare i suoi passi verso la Vita Eterna.
5) Non s’aspetti che qualcuno dei morti venga a lui per avvertirlo.
    CHI VA ALL’INFERNO? - CHI PUÒ ANDARE IN CIELO?
Non traiamo da questo episodio la conclusione che tutti i ricchi vanno all’Inferno e che solo i poveri ereditano il Paradiso. Se il ricco Epulone conosce i tormenti non è per il fatto che lui era ricco, ma perche egli ha gioito della vita senza preoccuparsi, né di Dio, né dei poveri, né della sua anima.
L’uomo naturale, qualunque esso sia, è peccatore e questo fatto gli sbarra l’entrata nel soggiorno beato del cielo. Niente d’impuro o di macchiato vi entrerà, così ci dichiara la Bibbia.
Allora si dirà: tutti vanno all’inferno! Tutti, effettivamente, andrebbero all’inferno se Dio nella sua misericordia e nel suo amore, non avesse dato al peccatore un mezzo di salvezza.
In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna: e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita (Giovanni 5:24).
È questo: Ascoltare e credere alla Parola del Figlio di Dio che diceva agli uomini del suo tempo: Ravvedetevi, convertitevi e siate salvati. Ravvedimento e fede: tali sono le due condizioni necessarie, perché l’uomo peccatore benefichi dell’opera redentrice di Gesù Cristo.
Il Sangue prezioso di Gesù Cristo cancella i peccati, purifica i cuori e trasforma le vite. II sangue prezioso di Gesù apre al peccatore la porta del cielo. Soltanto quelli i cui falli sono stati lavati dal sangue redentore di Gesù entreranno nelle beate dimore eterne.
    DOVE SONO I NOSTRI MORTI?
Non spetta a noi di dirlo, solo Dio lo sa. Tuttavia quale ammirabile consolazione per gli afflitti quando lo scomparso ha potuto rendere testimonianza della sua fede e della certezza della sua salvezza. Essi possono dire con certezza che il loro caro è presso il suo Salvatore. Per il credente, inoltre, la Morte non è più temuta. Essa non è che un rapido passaggio che lo introduce nella felicità eterna.
Quanto è bella questa trasparenza, dice il celebre Humbold nei suoi ultimi istanti, si direbbe che essa è stata inviata per rischiarare la strada dalla terra al cielo. Che contrasto con l’anima non rigenerata, presa spesso dal terrore in presenza dell’Al di là. “Datemi del laudano perché non pensi all’Eternità!” gridava Mirabeau sul suo letto di morte.
Ma può darsi che noi siamo nel dubbio circa qualcuno dei nostri cari. Anche allora non spetta a noi di giudicare. Nessuno sa ciò che può passare tra l’uomo e Dio all’ultimo momento È sufficiente un instante per credere. D’altronde noi non possiamo più far niente per i morti, se non che rimetterli alla giustizia e all’amore perfetto di Dio. Il turbamento che potremmo avere a loro riguardo sarebbe assolutamente vano. Possa esso soltanto farci riflettere e condurci a porci questa domanda:
    E IO, DOVE ANDRÒ A FINIRE?
Questo dipende da te. Tu sei ancora padrone di tale decisione. Non aspettare di trovarti alle porte della morte per metterti in regola con Dio. È questo un calcolo pericoloso. Sei sicuro di poterti preparare, all’ultimo momento, ad una “bella morte”, come si dice? Pensa alle centinaia di anime che, ogni giorno, precipitano nell’eternità senz’aver potuto prepararvisi. Il minuto presente ti appartiene e se oggi tu senti la voce di Dio, non indurire il tuo cuore. Volgiti verso Gesù e convertiti. Non darti posa finché non hai ottenuto l’assicurazione della tua salvezza. Ricevi il dono della Vita eterna, poi vivi da cristiano fedele e coerente alla tua fede, “poiché così ti sarà largamente provveduta l’entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo” (2 Pietro 1 :11).
    E.G.M.
  da: Risveglio Pentecostale 2-81

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