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  Il Corpo di Cristo
Senza dubbio l’immagine più bella, più significativa ed efficace per spiegare il concetto della funzione della Chiesa è quella utilizzata dall’apostolo Paolo: la Chiesa paragonata al corpo umano. I credenti, nella loro varietà formano un corpo solo! Nessuno è uguale all’altro, ognuno ha le proprie caratteristiche, ha dei difetti e pregi, ma facciamo parte tutti di questo meraviglioso organismo vivente che è la Chiesa di Cristo Gesù. La Chiesa non è qualcosa di inanimato, essa è un organismo!
Organismo: in biologia è un essere vivente, animale o vegetale, dotato di una propria forma specifica, di struttura cellulare e costituito da un insieme di organi interdipendenti e in relazione funzionale, tale da renderlo capace di vivere autonomamente e riprodursi.
Ovunque c’è crescita c’è vita! Il credente e quindi la Chiesa una volta nata deve crescere, non può e non deve rimanere sempre e solo pianticella, devono crescere le virtù di Cristo (2Pietro 1:5-8; 3:17, 18; Efesini 4:11-15; 2Tess. 1:3).
L’organismo in sé può avere dei problemi, ma è vivo! Può persino avere un cancro, ma è ancora vivo! Una chiesa (corpo di Cristo), può essere ammalata, ma è ancora vivente (Apocalisse 3:19, 20). Un organismo si può ammalare, la malattia può peggiorare, ma, grazie a Dio ci sono i miracoli di guarigione!
Essere corpo di Cristo indica:
    1. Unità nella diversità (1 Corinzi 12:12, 13)
“…come il Corpo di Cristo, è costituito da “molte membra” che formano “un solo corpo”, “così anche di Cristo”. Siamo molti, ma nello stesso tempo siamo un solo corpo! Questo fatto avrebbe dovuto portare i Corinzi a rinunciare a fazioni e rivalità, riconoscendo la loro essenziale unità (Romani 12:4, 5).
Il corpo di Cristo è uno (notare nel cap. 12 quante volte viene riportato “un solo corpo”, “un unico corpo ”, “il corpo di Cristo”…), ma il corpo è formato da membra diverse, differenti l’una dalle altre…
Tutte le membra, a loro volta, e quindi il corpo nella sua totalità, è formato da tante cellule! Il corpo umano è costituito da milioni e milioni di cellule, è impossibile affermare con esattezza da quante cellule è composto il corpo umano. Si dice che siano 100 mila miliardi, ma è una stima riferita a un maschio adulto, giovane, di media altezza e peso intorno ai 70 chili. In seno alla comunità è vero che ognuno può essere piede, mano, occhio, orecchio, ecc…, ma a livello generale, a livello universale della Chiesa del Signore, siamo tante piccole cellule che formiamo insieme il corpo di Cristo! Quando Gesù ritornerà, saremo uniti per sempre (Apocalisse 7:9)!
Il corpo umano è costituto da molte cellule e formano a loro volta una unità, cosiddetta “funzionale” che è il risultato dell’attività coordinata delle cellule. Ogni membro ha la propria specifica funzione, perché qualcosa coordina queste milioni e milioni di cellule che sono situate al proprio posto e non tentano di occupare un sito che non spetta loro…
La malattia nel corpo avviene perché qualcosa “è saltato” e le cellule non stanno più nel proprio sito! Benché le cellule che costituiscono le varie parti dell’organismo abbiano aspetto e funzione diverse, la maggior parte si riparano e si riproducono nello stesso modo.
Di norma la divisione delle cellule avviene in maniera ordinata e controllata, ma se, per un qualsiasi motivo, questo processo si altera, le cellule “impazziscono” e continuano a dividersi senza controllo, formando una massa che si definisce “tumore”. I tumori possono essere benigni o maligni. Le cellule dei tumori benigni crescono lentamente e non hanno la capacità di diffondersi ad altre parti dell’organismo; tuttavia, se continuano a crescere nel sito originale, possono diventare un problema, in quanto esercitano pressione contro gli organi adiacenti. Al contrario, i tumori maligni sono costituiti da cellule che, in assenza di un trattamento opportuno, hanno la capacità di invadere e distruggere i tessuti circostanti e di diffondersi a distanza, ovvero, al di là della sede di insorgenza del tumore primitivo. In altre parole le cellule neoplastiche possono staccarsi dal tumore primitivo e diffondersi attraverso il sangue o il sistema linfatico. Quando raggiungono un nuovo sito, le cellule possono continuare a dividersi, dando così origine ad una metastasi.
Si può dire che ad un certo punto, una cellula dell’organismo impazzisce, cioè perde alcune sue proprietà e ne acquisisce altre e comincia a moltiplicarsi al di fuori di ogni regola.
All’interno di ogni cellula esistono dei geni controllori destinati a impedire che una cellula “sbagliata” possa sopravvivere. Perché il processo tumorale si inneschi bisogna che anche questi geni controllori siano fuori uso. A causa di questo, nel meccanismo che ne controlla la replicazione, le cellule si dividono quando non dovrebbero e generano un numero enorme di altre cellule con lo stesso difetto di regolazione.
Le cellule sane finiscono quindi per essere soppiantate dalle più esuberanti cellule neoplastiche. Sia le cellule di un tumore benigno che quelle di un tumore maligno tendono a proliferare in maniera abnorme ma, e questa è la differenza fondamentale, solo le cellule di un tumore maligno (in seguito ad ulteriori modificazioni a carico dei geni) tendono a staccarsi, a invadere i tessuti vicini, a migrare dall’organo di appartenenza per andare a colonizzare altre zone dell’organismo.
Il tumore benigno rimane dunque limitato all’organo in cui si è sviluppato, mentre il tumore maligno (nel corso di un processo che può avere una lunghezza estremamente variabile e che dura comunque anni) estende la malattia ad altri organi, fino a colpire e compromettere organi vitali quali il polmone, il fegato, il cervello.
Questo processo prende il nome di «metastatizzazione» e le metastasi rappresentano la fase più avanzata della progressione tumorale, costituendo la causa reale dei decessi per cancro.
Nel corpo di Cristo, la Chiesa, quando una cellula “impazzisce” e i geni controllori non controllano è il caos! Quando non si espletano più le proprie e regolari funzioni è la fine!
Le false dottrine prolifereranno, i “geni” preposti a controllare non espletano più il loro ufficio, diventano anch’essi superficiali, si corrompono come avveniva nel popolo di Israele, in cui tutti erano corrotti, non facevano più il loro dovere, cosa avveniva? L’anarchia, il caos totale, un totale decadimento spirituale…
Queste “cellule impazzite” intaccano altri organi, fanno ammalare anche gli altri organi ed è la fine per il corpo in quel caso! Noi come corpo di Cristo vogliamo crescere verso colui che è il capo (Efesini 4:15) e ogni cellula deve essere sottomessa e guidata da Cristo! Guai se non è Cristo Gesù a guidare ogni cosa!
Una delle funzioni delle cellule è la riproduzione; dall’iniziale singola cellula fecondata si originano miliardi di cellule in grado di lavorare come un’unica entità: il corpo. Ancora più rilevante è che in questa cellula ci sono tutte le informazioni necessarie perché durante le prime fasi dello sviluppo si differenzino circa 200 tipi diversi di cellule a seconda della funzione che svolgeranno: nervose, muscolari, di rivestimento…
A Gerusalemme erano circa 120; queste “cellule” cominciarono a riprodursi (Atti 2:41; 4:4) dando vita a un organismo meraviglioso e glorioso che è la Chiesa del Signore!
    2. Unità e interdipendenza (1 Corinzi 12:15, 16, 21, 22)
Essere membra dello stesso corpo non significa indipendenza, isolamento, distacco, separazione o cristianesimo privatizzato, ma significa dipendere innanzitutto dal capo e poi essere legati in maniera intima l’uno all’altro e non si può fare a meno l’uno dell’altro senza subire una mutilazione (Proverbi 18:1).
La Chiesa come corpo di Cristo dipende totalmente da Cristo. L’apostolo Paolo descrive questa dipendenza soprattutto in rapporto alla crescita della Chiesa, ordinando di “attenersi al Capo, da cui tutto il corpo, ben fornito e congiunto insieme mediante le giunture e i legamenti, progredisce nella crescita voluta da Dio“. (Colossesi 2:19). Questa crescita ci sarà e sarà naturale se ci si atterrà “al Capo”, perché senza un’unione con il Capo non possono esservi né vita né crescita. In un corpo che funziona bene, ogni arto si muove immediatamente in base a ciò che ordina il capo. Paolo, parlando di Cristo come “capo della Chiesa”, aggiunge che “la Chiesa è soggetta a Cristo” (Efesini 5:23, 24).
La sottomissione implica il servizio assoluto a Cristo, cioè fare costantemente ciò che Egli desidera. Essere “membra del suo corpo” (Efesini 5:30) indica anche che, come il corpo fisico ha delle membra soggette al capo e che devono agire seguendo unicamente i suoi ordini, così deve essere per tutte le membra del corpo spirituale di Cristo. Il corpo si muoverà ad ogni minimo ordine del capo, se questo non avviene vi sarà solo confusione e smarrimento.
La Chiesa come corpo di Cristo esiste per fare la volontà del capo, e quando ogni membro si sottomette a Cristo in ogni istante e in tutte le cose, essa compie la sua somma chiamata e gusterà la benedizione divina! L’apostolo Paolo afferma: “Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:27). E più chiaramente: “Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo.” (1 Corinzi 12:12). L’apostolo quindi ci indica: “così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro.” (Romani 12:5). Di conseguenza noi non siamo attaccati solamente a Gesù, ma siamo uniti e interdipendenti ai nostri fratelli e sorelle in Cristo. Un corpo non può essere composto soltanto da un membro. Non possiamo essere uno con Cristo senza essere anche parte dell’intero corpo. Noi dipendiamo dal capo, ma abbiamo bisogno anche del resto del corpo!
Questo implica dipendenza reciproca (1 Corinzi 12:14-25), quindi per fare qualsiasi cosa occorre che le membra collaborino insieme. Il “Cristianesimo solitario” non esiste, essere credenti significa appartenere a Cristo come Capo e, allo stesso tempo, appartenere gli uni agli altri. Nel momento stesso in cui una persona accetta Gesù come personale Salvatore, viene anche unita agli altri credenti: questa è la vera Chiesa.
Ciò che ci dovrebbe unire, legare intimamente insieme, non solo deve essere il nostro bisogno di Gesù, ma anche la necessità degli uni e degli altri (1 Corinzi 12:21-23), non possiamo fare a meno di un solo membro del corpo!
C’è il rischio di sottovalutarsi, di sentirsi inutili, incapaci, ma il Signore ci dice che noi siamo importanti per Lui e per l’opera Sua! Al contrario ci può essere il rischio di sopravvalutarsi… Si può vivere senza occhi o senza dito, o senza mani, ma non si vive senza cuore o senza polmoni…
Una chiesa può essere bella apparentemente ma avere il cuore che fa fatica a pompare sangue… Il cuore non lo vediamo, ma è indispensabile per la vita del corpo e Dio ha voluto che fosse protetto da altri organi!
Noi abbiamo bisogno in questo corpo di un cuore che funzioni! Abbiamo bisogno di uomini e donne che non vogliono essere testa, che non ambiscono ad essere bocca, lingua, naso, che non bramano il primato, posti di rilevanza nel corpo, il plauso delle persone ma il corpo ha bisogno di uomini e donne che nel segreto preghino, invocano notte e giorno l’intervento divino, gridano a Dio per la salvezza di chi ancora non Lo conosce e per l’Opera Sua. Un cuore che possa permettere la circolazione sanguigna a tutto il corpo! Un cuore che sia sano, che funzioni!
Il cuore in sé non è un organo composto da struttura forte, resistente, robusta, non è composto da ossa, cartilagine o altro, ma da tessuto muscolare; non si vede, è relativamente debole, ma il Signore ha voluto che fosse protetto dalla gabbia toracica, sterno e vertebre…
Dobbiamo proteggere e tenere in grande stima quelle sorelle e fratelli, forse anziani, che dedicano del tempo notte e giorno alla preghiera! Nessuno li vede, ma sono conosciuti dal Signore! Non sono conosciuti dagli uomini, ma non sono poco stimati dal Signore! Un giorno qualcuno si presenterà davanti a Gesù e troverà le porte del cielo chiuse, essi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matteo 7:22, 23; Matteo 25:11, 12).
Molte chiese hanno visto la gloria di Dio, hanno visto vittorie, risvegli perché uomini e donne di preghiera e di fede notando la tiepidezza spirituale, notando la pigrizia, la freddezza, hanno preso l’impegno di pregare affinché Dio intervenisse risvegliando quella chiesa e il Signore lo ha fatto!
Non bisogna disprezzare nessuno, c’è bisogno gli uni degli altri, proprio quelle parti che non sono in vista sono indispensabili perché il corpo possa continuare a vivere!
Anche i polmoni sono necessari ed è fondamentale che funzionino bene! Solo in questo modo possiamo vivere, correre, affrontare ostacoli e altro ancora.
    3. Unità e ordine (1 Corinzi 12:18)
Ordine: Disposizione regolare di più cose collocate, le une rispetto alle altre, secondo un criterio organico e ragionato, rispondente a fini di praticità, di opportunità, di armonia. Il contrario è disordine!
Il Signore non è un Dio di disordine, di confusione (1 Corinzi 14:33), Egli fin dalla creazione dimostra di essere un Dio di ordine, con ordine ha disposto tutto in maniera perfetta, precisa, il creato ci parla di ordine!
Nel corpo umano è tutto al posto giusto, tutto in ordine e nella Chiesa del Signore deve essere presente quest’ordine! Il Signore ci ricorda che ci ha collocato nel corpo nella posizione dove Lui ha stabilito!
Chiediamo al Signore di darci grazia di espletare la funzione che Lui ha stabilito per noi e se fatto con gioia, sapendo che ogni cosa deve essere fatta alla gloria di Dio, noi godremo della Sua benedizione e di conseguenza saremo fonte di benedizione per gli altri, se invece siamo affetti da insoddisfazione, lamenti, mormorii, non ci può essere edificazione!
    4. Unità, funzionalità e rispetto
L’organismo è composto da molte membra e ognuno, come nel corpo umano, ha la sua funzione per compiere il bene comune!
Un corpo non è niente senza le sue membra ma è il fatto che stanno insieme che rende le membra importanti. Nessuno d’essi potrebbe esistere, o avere un qualche scopo, separatamente dalle altre.
Paolo nel corpo di Cristo ha rispetto ed è grato a Dio per i fratelli, membri del corpo di Cristo! Siamo chiamati a ringraziare e a stimare ogni membro di questo corpo (Romani 1:8; 16:3,4; 1Corinzi 1:4; Efesini 1:16; Filippesi 1:3; Colossesi 1:3; 1Tessalonicesi 1:2; 2Tessalonicesi 1:3).
Nella Chiesa deve essere presente il rispetto tra le membra! La funzione di tale organismo sarà sempre più proficua e benedetta in base al comportamento delle membra!
La crescita della Chiesa è conseguenza del fatto che ciascuno dei molti membri compia con modestia e fedeltà la funzione particolare che gli è assegnata. Ognuno con umiltà è chiamato a servire il Signore e a ricoprire il compito da Lui affidatogli nel corpo (Romani 12:5).
Ci deve essere uguaglianza tra le membra che formano la Chiesa. Se siamo membra gli uni degli altri, nessuno può essere migliore o sentirsi migliore degli altri (Efesini 3:6). Tutti i credenti sono sullo stesso livello perché appartengono tutti al medesimo corpo, ci saranno incarichi differenti, doni differenti, ma ogni cosa deve servire per la crescita di tutto il corpo (Efesini 4:12-16).
Nel corpo può manifestarsi il rischio dell’esaltazione di un membro rispetto ad un altro, oppure il rischio del disprezzo di un membro rispetto ad un altro, questo non deve avvenire (Filippesi 2:1-4).
    5. Unità e responsabilità
Abbiamo diverse funzioni, in base ai talenti donatici da Dio, in base al dono ricevuto, ma ci deve essere la responsabilità di esercitare questi talenti nel corpo per il bene reciproco (Romani 12:4, 5). Paolo aggiunge (Romani 12:6-8); esercitiamo i doni che il Signore ci ha dato per l’edificazione comune del corpo!
Ogni membro che utilizza adeguatamente il proprio dono adempie alla sua responsabilità nei confronti degli altri credenti (1Pietro 4:10,11; 1Corinzi 12:7). Il Signore elargisce doni alle membra del corpo affinché siano una benedizione le une per le altre, e questo enfatizza ulteriormente la necessità di far parte del corpo locale in cui esercitare i doni ricevuti da Dio per il bene degli altri credenti.
    6. Unità e solidarietà (1Corinzi 12:25, 26; Romani 12:15)
Solidarietà: da un punto di vista sociale, è il rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento dalla loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità.
Al v. 25 notiamo come Dio desidera che non ci fosse divisione nel corpo.
Ci deve essere un perfetto equilibrio fra le parti del corpo; è nel piano di Dio che le membra avessero la medesima cura le une per le altre. “La medesima” mette in guardia contro la parzialità; nel corpo tutte le membra senza distinzione operano per il bene di tutto il corpo. A nessun membro deve essere riservata una cura speciale a discapito di altre membra (Giacomo 2:1-9).
L’unità del corpo poi si manifesta nell’onore. È impossibile pensare che una parte del corpo soffra, sia dolorante e il resto stia tranquillo e gioisca!
In Chiesa quando qualcuno è sofferente, sta attraversando momenti difficili, di prova, spirituali, morali, materiali, tutta la Chiesa se è corpo, se è membra l’uno dell’altro sarà nella sofferenza, nel dolore e chiederà a Dio di intervenire, si prodigherà, si attiverà affinché possa ritornare a gioire!
Se un membro è onorato, se un fratello gioisce, tutto il corpo darà gloria a Dio e gioisce insieme a lui!
    7. Unità e servizio
Il corpo è chiamato a servire il Signore in primo luogo, ma anche gli altri membri del corpo e insieme, uniti, di pari consentimento essere strumenti nelle mani di Dio per annunciare al mondo la verità (Romani 12:11; Colossesi 3:24; Galati 5:13-15; Giovanni 13:14; Matteo 20:28; 28:19,20).
    CONCLUSIONE
Come corpo di Cristo chiediamo a Dio la grazia di renderci uniti sempre di più nel vincolo dell’amore e della pace (Efesini 4:1-6; Colossesi 3:12-15), questo è il desiderio del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo (Giovanni 17:11, 20-24).

    Pasquale Puopolo
 

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