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Dopo aver parlato dei vari doni spirituali che il Signore vuole elargire alla Sua chiesa, chiesa paragonata a sua volta ad un corpo umano e prima di dare il suo insegnamento sui carismi, Paolo avverte la necessità di parlare dell’amore di Dio e dedica a tal proposito un intero capitolo, in quanto reputa l’argomento di estrema importanza. I Corinzi, e non solo loro, dovevano comprendere che alla base dell’esercizio di ogni dono spirituale ci doveva essere l’amore. Alla base di ogni servizio, di ogni attività deve essere presente l’amore per non rischiare che quel servizio possa diventare solo attivismo vuoto, formale, faticoso, pesante e di nessuna utilità per noi stessi e per gli altri e addirittura potrebbe diventare dannoso per la buona reputazione dell’Evangelo! Prima di soffermarci su 1 Corinzi 13, tratteremo l’argomento dell’amore così come ci viene presentato nella Parola di Dio. Se dovessimo pensare che l’amore sia necessario al semplice esercizio dei carismi, lo ridurremmo a un semplice mezzo per raggiungere i doni. L’amore invece è una risorsa eterna (1 Corinzi 13:13) e che deve essere ricercato perché è essenziale, è “la via per eccellenza” per la ricchezza spirituale del credente.
    Amore secondo la Bibbia
1. Amore nell’Antico Testamento
  a.
Nell’AT l’amore viene vissuto un po’ come una forza spontanea, un’attrazione spontanea che spinge verso qualcuno o qualcosa, “una passione ardente”.
  b.
Nell’AT amore è anche quel legame di sangue o spirituale che lega degli uomini tra loro: paternità, maternità e amicizia. Non esiste per l’ebraico la possibilità di distinguere, quello che in greco esprimono erao e agapao. È così che l’amore amicale, cioè propria di amici, (1Samuele 18:1, 3; 2Samuele 1:26) è posto al di sopra dell’amore di una donna, perché espressione di una comunione personale.
  c.
In un significato ancora più ampio, l’amore viene concepito nell’AT come la radice, il fondamento, la base della convivenza sociale, la vita sociale deve trovare il suo appoggio nell’amore e nella reciproca buona volontà (Levitico 19:18). In questo contesto, amore sta ad indicare il rivolgersi dell’uomo al proprio prossimo, che si concretizza nell’accoglienza e nel riconoscimento del diritto dell’altro. Questo aspetto è sviluppato nella legislazione sociale, che si preoccupa in particolare degli stranieri, dei poveri, degli orfani e delle vedove (Levitico 19:34; 25:35; Deuteronomio 24:19-21).
  d.
Il termine amore nell’AT quando si parla del rapporto fra Dio e l’uomo viene poco utilizzato.
Ma l’amore si rivela fin da principio, anche senza nome, non tanto nella creazione delle cose (manifestazione della potenza di Dio) quanto nella formazione dell’uomo: la descrizione “plastica” della sua creazione, la realizzazione dell’Eden e l’insediamento in esso dell’uomo, il dominio sugli animali, la formazione di Eva, «poiché non è bene che l’uomo sia solo», la sollecitudine di Dio nell’andare alla ricerca dell’uomo dopo la disubbidienza, la promessa piena di speranza dopo la caduta, la premura di rivestire i colpevoli non trovano altra spiegazione se non nell’amore di Dio, gratuito, provvidente e misericordioso.
Lo stesso si può dire a proposito di Noè con il quale stipula il primo patto storico (cfr. Genesi 6-9).
La vocazione di Abramo si presenta come un’elezione completamente gratuita: Dio promette beni e benedizioni senza che l’uomo faccia nient’altro che ubbidire ai suoi comandi, in questo caso di uscire fuori dal suo paese, dai suoi parenti e rimanere in comunione con Dio per ricevere continue indicazioni! Le promesse si concretizzano in un patto eterno che Dio stabilisce con il patriarca e con i suoi discendenti, i quali non dovranno avere altro Dio all’infuori dell’Iddio Santo e vero, dovranno circoncidere i maschi e camminare nella via di Dio operando con rettitudine.
L’amore di Dio è riversato su Abramo e quest’ultimo viene chiamato l’amico di Dio (Giacomo 2:23).
Tutto il modo di operare del Signore nei confronti del popolo di Israele è impregnato d’amore, il Signore che è mosso a compassione per la condizione del popolo schiavo in Egitto, interviene per liberarlo e farlo uscire da quel luogo, la provvidenza mostrata quotidianamente per quarant’anni nel deserto è stato frutto dell’amore di Dio, ancor prima Dio provvide Giuseppe affinché divenisse il vice del Faraone per poter sfamare per mezzo di lui anche Israele … Anche nell’Antico Testamento è presentato l’Iddio che ama il Suo popolo e lo continuerà ad amare sempre!!! Dio per puro amore ha scelto Israele che lo ha consacrato a sé come sua proprietà particolare e si è unito a lui (Deuteronomio 7:6-8; 14:2; 26:18, 19). Israele fu il popolo eletto di Dio e non poteva presentare nessun titolo o merito alcuno, ma Dio ebbe pietà di questo popolo, era un popolo piccolo e senza importanza, i suoi meriti, anche dopo la sua elezione, furono soltanto i peccati; tuttavia l’amore di Dio era riversato su questo popolo. La grande varietà di immagini che esprimono questo amore ci rivela aspetti di grande interesse: Dio ha cura di Israele.
 
Con la sollecitudine del vignaiuolo per la sua vigna (Isaia 5:1-7; Geremia 2:21; Salmo 80:8-19);
 
Con la preoccupazione del medico per l’ammalato (Esodo 15:26; Osea 6:1, 2; Geremia 33:6);
 
Con la protezione che il pastore offre al suo gregge ed a ciascuna delle sue pecore (Ezechiele 34; Isaia 40:11; Geremia 23:1-4);
 
Con l’amore e l’autorità del padre pieno di compassione (Geremia 31:19, 20; Osea 11:1);
 
e persino con una tenerezza superiore a quella delle madri (Isaia 49:14; 66:12-14)
 
Tuttavia l’immagine piè comune e particolare è quella del matrimonio: suggerita già in Esodo e Deuteronomio con il “Dio Geloso”, acquista tutta la sua ampiezza in Osea e Ezechiele.
Viene presentato da una parte l’Iddio che ama, dona ed è sempre disposto a perdonare, dall’altra l’infedeltà del suo popolo che come una donna adultera, volta le spalle al Signore e si dà ad altri idoli … Dio fa ciò che forse nessun uomo farebbe, è disposto ad accogliere la ripudiata dopo averla invitata insistentemente al pentimento. Dio ama l’uomo ed Egli chiede che l’uomo lo ami, tale amore si deve manifestare con la fedeltà che esclude tutti gli altri dei, perché Dio desidera che tutto l’essere e tutti i sentimenti dell’uomo siano rivolti a Lui (Deuteronomio 6:5, 6). Dio esige per sé tutto l’uomo, desidera che l’uomo sia dedicato interamente a Lui, Egli desidera l’esclusiva anche nei sentimenti più reconditi dell’uomo, desidera il timore, l’onore, l’ubbidienza ai suoi comandamenti, desidera non un culto formalistico ma sentito e vivo.
Da qui poi l’amore per il prossimo: Levitico 19:18, qui si nota subito una negazione da parte di Dio verso il Suo popolo “non serberai rancore …” un comando che indica una negazione, quello che Israele non deve fare e poi in contrapposizione quello che è chiamato a fare: “…ma amerai il prossimo tuo come te stesso…!”
2.
Amore nel Nuovo Testamento

Con il termine “amore” nella lingua italiana si intende un sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta con il desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia. In greco, la lingua del Nuovo Testamento, a differenza della nostra lingua, conosce diversi vocaboli che esprimono nell’italiano i concetti di amore e amare. In generale indica “affezione verso una persona o una cosa”. Dal termine greco più frequente (phileo), risalta il rapporto fra i parenti ed amici.
Noi come credenti siamo chiamati ad essere anche amici gli uni con gli altri, amico non vuol dire però essere complice con i peccati altrui, non è accondiscendere agli errori altrui, ma il vero amico è colui che dice sempre la verità con amore. Il vero “fratello-amico” è colui che ci consiglierà nel bene e ci consiglierà secondo la Parola di Dio!
Dal greco diversi termini indicano la parola “amore”:
  a.
Philia = amore, amicizia, attaccamento, favore (Proverbi 17:17; 27:6; Luca11:5-8; Giovanni 15:12, 13; 1Giovanni 3:15);
  b.
Philos = parente, amico; questo termine indica caro, diletto, amato, amorevole (Giovanni 3:29; 11:11; 3Giovanni 15);
  c.
Eros = amore passionale, possessivo;
  d.
Agapao = tenere in onore, trattare con gentilezza, viene spesso usato come sinonimo di phileo, senza rilevanti differenze fra i due termini;
  e.
Philadelphia = amore fraterno e Philadelphos = amante del fratello, che ama il fratello, fraterno (1Pietro 3:8; Ebrei 12:5; 2Pietro 1:7; Romani 12:10; 1Tessalonicesi 4:9; 1Pietro 1:22). Questo amore fraterno si manifesta in una cordiale benevolenza come quella che i membri di una famiglia dimostrano tra di loro, non conosce dispute (Romani 12:10), è privo di ipocrisia, è costante (1Pietro 1:22; Ebrei 13:1).
I termini più importanti nella lingua greca per indicare il significato di amore sono: phileo, erao (eros) e agapao.
  a.
Phileo è il termine più generale per indicare l’inclinazione, l’affezione dell’uomo verso qualcuno o qualcosa (Matteo 10:37; Giovanni 11:3, 36). L’immagine è di chi va incontro all’uomo, di chi si muove per andare verso l’uomo, per andare in soccorso alle persone (Filippesi 2:5-10)!
Nel NT abbiamo diverse derivazioni del termine phileo:
  philos: "amico" (Giovanni 3:29; 11:11 3Giovanni 15).
 
philema: "bacio" (Romani 16:16; 1Corinzi 16:20; 2Corinzi 13:12; 1Tessalonicesi 5:26; 1Pietro 5:14)
  Incontriamo poi vocaboli composti come:
  philosophia: "amore per la sapienza", l’amore per la conoscenza, per lo più conoscenza umana;
  philosophos: “filosofo” (Atti 17:18);
  philoxenia: "amore per l’ospitalità", per lo più verso lo straniero (Romani 12:13; Ebrei 13:2);
  filantropia: "l’amore verso gli uomini": Tendenza a interessarsi attivamente del bene degli uomini
  philandros: “amante del marito”, “affezionato al marito” (Tito 2:3-5);
  philargyria: “amanti del denaro”, “attaccamento al denaro”, “avaro” (1 Timoteo 6:10);
  philedonos: “amante del piacere” (2 Timoteo 3:4);
  philautos: “egoista”, “amante di sè stesso” (2 Timoteo 3:1, 2);
  philotheos: “amante di Dio”, si trova in 2 Timoteo 3:4 in contrapposizione con “amanti del piacere”;
  philagathos: “amante del  bene” (Tito 1:8);
  philoneikos: “amante delle contese”, “litigioso” (1 corinzi 11:16).
  Nomi propri di persona come:
  Philippus (Filippo): “amante dei cavalli”.
  Filemone: “affezionato”;
  Filologo: “amante di parole, di sapere”.
 
Si può riassumere che Phileo indica, prevalentemente l’affezione tra persone all’interno o al di fuori della famiglia e implica sollecitudine, premura, ospitalità; può indicare inoltre l’amore per delle cose nel senso di gradire.
Il Signore ci aiuti ad essere solleciti, premurosi per i membri della nostra famiglia spirituale e per la famiglia naturale in questo modo noi manifestiamo amore (Giovanni 13:34; 1Pietro 1:22; 1Timoteo 5:8).
  a.
Erao-Eros: amore tra uomo e donna fatto di attrattiva, passione e desiderio dei sensi.
  b.
Agapao: non è chiara l’etimologia dei vocaboli agapao e agape. Nel NT agapao e il sostantivo agape indicano l’amore di Dio (1 Giovanni 4:8).

    Pasquale Puopolo
 
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