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:: La posizione e i DOVERI DEI FIGLI secondo la BIBBIA
  1. Ogni figlio che nasceva era considerato come una grande benedizione di Dio (Salmi 127:3-5)
    Ogni madre poteva i ripetere la gioiosa espressione di Eva nel dare alla luce il suo primo figlio Ho acquistato un uomo con l’aiuto dell’Eterno” (Genesi 4:1), è Dio, infatti, che forma le membra del figlio nel grembo materno (Giobbe 10:8-11, Salmo 139:13) Generare e dare alla luce dei figli, quindi era considerato molto più che un semplice procreare, per questo motivo erano considerati una grande benedizione dei doni misericordiosamente concessi alla coppia (Proverbi 17:6)
  2. I figli israeliti venivano responsabilizzati dai genitori coinvolgendoli nell’ambito familiare con il proprio lavoro manuale
    I genitori affidavano ai figli varie mansioni, li responsabilizzavano a seconda del sesso del componente, i piccoli già dal quinto o sesto anno di vita davano il loro contributo nella casa: andavano fuori dalla tenda o casa e accumulavano legname per riscaldarsi; le femmine aiutati dai maschietti annaffiavano la terra; raccoglievano i frutti; collaboravano nella produzione di cibo…
    Nell’età adolescenziale si assegnava ai maschi i lavori manuali e più rischiosi, come cacciare la selvaggina, pascolare gli armenti, macellare il bestiame e le pecore.
    La mamma istruiva le femmine nelle varie faccende domestiche necessarie per il buon andamento di una casa (Proverbi 31:10-31): raccogliere le verdure, attingere l’acqua preparare il cibo, filare la lana, confezionare degli abiti, badare ai bimbi.
    Tuttavia, tali assegnazioni non erano assolute; specie durante il tempo del raccolto, gli uomini e le donne lavoravano fianco a fianco nei campi.
    I genitori devono provvedere alle necessità dei figli, ma anche quest’ultimi devono essere pronti a dare il proprio contributo in casa (Salmo 128:3). Questo è uno degli aspetti fondamentali dell’educazione di un figlio: è importante dare la responsabilità ai figlio di portare a compimento un lavoro. A volte è più facile per i genitori fare da soli qualcosa, piuttosto che insistere per insegnare al fanciullo come si porta a compimento un incarico o un impegno affidatogli. Spesso, tra coloro che nella nostra società sono ribelli, senza regole, fannulloni, vagabondi hanno avuto fin da piccoli troppo tempo libero e non hanno mai ricevuto degli insegnamenti che li abbia portati ad assumersi delle responsabilità. Sarà facile per un giovane assumersi le responsabilità da grande se ha imparato ad assumersele all’interno della famiglia da piccolo, altrimenti sarà senza regole, senza orari, irresponsabile, vivrà una vita dissoluta e avrà serie difficoltà quando lui formerà una famiglia!
  3. Ogni maschio era tenuto a imparare un mestiere
    L’apostolo Paolo benché formato alla scuola di Gamaliele, uno dei più noti rabbini ebrei, era fabbricatore di tende (Atti 18:3; 22:3); Gesù stesso apprese il mestiere di Giuseppe (Matteo 13:55; Marco6:3).
    Il padre cercava di trasmettere tutto il bene possibile compreso il lavoro!
  4. Benchè tutti i figli fossero custoditi gelosamente come dono  dell’Eterno, nelle famiglie israelite il primogenito occupava una posizione speciale.
    Il primogenito, che alla morte dei padre doveva assumersi la responsabilità della casa, riceveva una parte maggiore dell’eredita rispetto agli altri, aveva il privilegio del cosiddetto “diritto di primogenitura”. Ereditava di solito la posizione e le prerogative del padre, diventava capo della famiglia e della tribù. Ereditava una doppia porzione dei beni paterni diritto garantito al figlio maggiore, anche se una seconda moglie era stata preferita alla madre (Deuteronomio 21:17).
    Il primo figlio che aveva ricevuto gli insegnamenti direttamente dai genitori li avrebbe trasmessi ai suoi fratelli! Dopo il papà veniva il figlio maggiore come colui che ammaestrava ed educava i fratelli!
    Il diritto di primogenitura poteva essere ceduto ad un figlio minore non dando così il valore necessario: (Genesi 25 :29, 34, Ebrei 12:16) La primogenitura poteva anche perdersi per cattiva condotta (1 Cronache 5:1)
  5. Il Signore richiede espressamente ai figli di onorare entrambi i genitori (Esodo 20:12, Levitico 19:1-3)
    Il trattare con disprezzo i genitori era un oltraggio gravissimo (Deuteronomio 27:16).
    Ezechiele include il disonore ai genitori tra i crimini che affliggevano la sua generazione e condussero alla caduta di Gerusalemme e alla distruzione del tempio (Ezechiele 22:6, 7).
    Il quinto comandamento di Esodo 20 e l’unico comandamento con promessa Gesù l’ha citato (Matteo 15 :4); Paolo ispirato dallo Spirito Santo ne ha parlato (Efesini 6:1-3). I figli saggi mostrano rispetto per i propri genitori ubbidendoli. Ogni volta che un figlio si rivolge in maniera irrispettosa nei confronti dei genitori o rifiuta di ubbidire a ciò che gli viene comandato o non da loro ascolto quando questi gli parlano o si ribella alle loro misure disciplinari egli sta infrangendo uno dei dieci comandamenti.
    Nell’Antico Testamento la disubbidienza ostinata ai genitori era considerata un peccato così grave tale da essere punito con la morte! Dio comandava una punizione così severa, non solo per dimostrare che ogni peccato è degno di morte ma per scoraggiare che la disubbidienza ai genitori si dilagasse!
    Chi non rispetta l’autorità dei genitori, non sarà disposto e preparato a rispettare nessun altro tipo di autorità.
  6. Il Signore richiede dai figli rispetto per i genitori anche quando sono vecchi (Proverbi 23:22)
    Quando i genitori non sono più autosufficienti, non riescono più a badare a loro stessi, spetta ai figli prendersene cura sia che si tratti di accoglierli in casa, sia di qualsiasi altro provvedimento
  7. I figli devono ascoltare e mettere in pratica gli insegnamenti dei genitori (Proverbi 1:8, 9)
  8. Condurre una vita linceziosa disonora i propri genitori (Proverbi 28:7)
  9. I figli non devono approfittarsi ingiustamente dei genitori (Proverbi 28:24)
  10. I figli sono chiamati a ubbidire ai genitori (Colossesi 3:20; Efesini 6:1-3)
    I figli devono ubbidire sempre i genitori a meno che questi li impediscano di fare la volontà di Dio o li obbligano ad andare contro la Parola di Dio, in tal caso si è chiamati prima ad ubbidire a Dio e alla Sua Parola (Atti 4:19; 5:29)!
    Gesù stesso offrì un modello di ubbidienza verso i suoi genitori terreni (Luca 2:51); ma al di sopra di tutti, l’ubbidienza va al Padre Suo celeste (Marco 14:36).
    Il Signore Iddio rimane il padre Celeste, il padre per eccellenza, il padre di tutti i padri! Gesù imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì: (Ebrei 5:8).
    Segni degli ultimi tempi e della corruzione umana causata dal peccato è la disubbidienza e ribellione ai genitori (2 Timoteo 3:1, 2).
  11. I figli sono chiamati ad amare i genitori
    I genitori spesse volte soffrono per i figli, si privano del necessario per non far mancare loro nulla; quando vedono un figlio nel dolore, essi sono nel dolore; fanno, sacrifici per i figli, alcuni lavorano tutto il giorno per provvedere alle necessità della famiglia e per farli studiare! Il modo per ripagare i genitori è amarli, rispettarli, ubbidirli. Bisogna amarli così come sono perché il Signore li ha donati come genitori!
    Essi hanno più esperienza dei figli! Hanno affrontato vari ostacoli, varie difficoltà, varie tentazioni, sono stati fanciulli ragazzi, adolescenti, giovani e adulti prima dei figli! Ne sanno più di loro della vita; si e chiamati ad ascoltarli, amarli, rispettarli e ubbidirli! Anche perché un giorno pure i figli saranno per Grazia di Dio, se Gesù non torna prima, genitori e la Scrittura ricorda Galati 6:7.
    Un genitore comprende i problemi dei propri figli meglio di quanto essi pensano e sono nelle condizioni di dare loro un valido aiuto e un saggio consiglio!
    È importante che già da piccoli i figli capiscano che c’è in casa qualcuno che è più forte e più saggio di loro, a sua volta il genitore si rivolgerà al Forte e al Saggio per eccellenza per chiedere consiglio e aiuto!
    ANZIANI E NONNI
Il Signore richiede per gli anziani massimo rispetto (Levitico 19:32; Giobbe 32:4-8; 1Timoteo 5:1; 1Pietro 5:5)
La persona anziana in casa e nella società era rispettata, era tenuta in grande onore, si ascoltavano i suoi saggi consigli e le sue esortazioni…
La mancanza di onore agli anziani era ed è segno di decadimento spirituale e morale (Isaia 3:5; Lamentazioni 5:12; 2Timoteo 3:1-5)…
Agli anziani, secondo Tito 2:2 è richiesto di essere:

  1. Sobri,sobrio” dal latino sobrius «non ebbro non ubriaco» da qui colui che è equilibrato nel soddisfacimento degli appetiti naturali, in particolare del mangiare e nel bere… L’anziano deve essere equilibrato in ogni cosa!
  2. Dignitosi: un anziano credente è dignitoso nel parlare; nel vestire, nell’agire in modo da trasmettere ai giovani dignità!
  3. Assennati: l’assennatezza è la qualità di chi ha senno cioè la capacità di giudicare e operare saggiamente, secondo giustizia. Assennato significa “di mente sana”, equilibrato, padrone di sé e quindi non schiavo di passioni ne di vizi. Nessuna parola italiana risponde appieno al greco e le versioni traducono «prudenti, temperati, savi, circospetti, seri, assennati, di mente sobria, ecc.» (Proverbi 20:29; Proverbi 16:31).
  4. Sani: “sano” è colui che gode di piena efficienza fisica e psichica che è immune da malattie congenite o acquisite. È lo stato di chi è in buona salute, di chi non è malato (2 Timoteo 4:3; Tito 1:9). L’anziano deve essere sano quanto:
    • alla fede: 2 Timoteo 1:5 (fede vera in Cristo Gesù, genuina, sincera non adulterata da altre false e strane dottrine, idee e filosofie…);
    • all’amore (amore genuino, sincero, incondizionato, soprattutto per il Signore e per l’opera Sua);
    • alla pazienza (intesa come costanza nella prova nella malattia e avversità).
     
Pasquale Puopolo


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