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La Chiesa, perché Corpo di Cristo, riceve benedizione dall’unione instaurata con Cristo quale capo (Efesini 1:22) e con i diversi membri (Giovanni 15:12). Alla Chiesa il Signore affida i ministeri, affida i Suoi doni affinché tutti possano crescere, edificarsi e incoraggiarsi vicendevolmente. Paolo presenta un elenco misto delle attività del Corpo di Cristo (1 Corinzi 12:28; Romani 12:6-8). Prima di tornare al Padre, Gesù ha affidato ai discepoli il compito di dare continuità all’opera da Lui avviata (Marco 16:15, 16; Matteo 28:19, 20). Per assolvere questo “Grande Mandato” Gesù non ha lasciato un modello organizzativo preciso, modello che emerge però, di fatto, negli Atti degli Apostoli e nelle Epistole man mano che la Chiesa cresceva numericamente. Per la crescita e la cura della Sua opera, Dio ha istituito i ministeri, i quali vengono presentati chiaramente dagli Apostoli, lo scopo di Dio non è stato quello di creare una struttura gerarchica, piramidale, con vari ordini di importanza, ma piuttosto l’attribuzione di ruoli e responsabilità diverse, tra loro complementari. Il risultato che ne deriva è un insieme armonico, ideato da Colui che è venuto per servire nella pienezza dello Spirito Santo, basato sulla sola regola dell’amore!
Il termine più comune per indicare una persona appartata per il servizio cristiano è “ministro”.
Ministro (dal latino “minus”= “meno” e “minor “ = “minore “) indica una persona che agisce come agente inferiore, in obbedienza e in stato di sottomissione ad un altro o che serve o officia; termine in contrasto con “magister”, “magistri” “maestro, capo” (da “magnus “= “superiore”), che appartiene alla famiglia di magis «più».
Ministrare quindi significa servire, assistere, aiutare, somministrare, offrire. Dal latino ministrare significa propriamente «servire in tavola». L’esempio perfetto del vero ministro è Gesù (Marco 10:45; Matteo 20:24-28).
Quattro termini greci del Nuovo Testamento sono tradotti con “ministro”:
  a.
“Diakonos”, è il termine più diffuso; viene tradotto in diversi modi: servo, diacono, attendente e ministro (Marco 10:43; Romani 13:4; 15:8; 1Corinzi 3:5; 2Corinzi 3:6; 6:4; 11:15; Galati 2:17; Efesini 6:21; Colossesi 1:7, 23, 25; 4:7; 1Tessalonicesi 3:2; 1Timoteo 4:6).
“Diakonos” viene usato in riferimento al servizio e al ministero. Assume poi un significato più tecnico, specificamente dedicato ai ministri attivi nelle questioni temporali e pratiche, a differenza di quelli impiegati nella predicazione della Parola (Atti 6; 1Timoteo 3).
  b.
“Leitourgos”, indica un ministro o servo pubblico. È applicato agli angeli (Ebrei 1:7); a Epafrodito (Filippesi 2:25); alle offerte dei Gentili per i Giudei (Romani 15:27); ai magistrati (Romani 13:6); a Paolo (Romani 15:16); a Cristo (Ebrei 8:2).
  c.
“Huperetes”, si riferisce a persona in condizione subordinata. È utilizzato per indicare il custode dei libri sacri nella sinagoga giudaica (Luca 4:20); Giovanni Marco (Atti 13:5); Paolo (Atti 26:16; 1Corinzi 4:1); e i servi della Parola (Luca 1:2).
  d.
“Oikonomos”, significa “amministratore” ed è usato in riferimento ai credenti in generale (1 Pietro 4:10); ai predicatori o insegnanti della Parola (1 Corinzi 4:1, 2); ai vescovi (sovrintendenti, sorveglianti) e ai presbiteri (anziani, Tito 1:7);
“Oikonomos” originariamente era usato per indicare il capo di una casa o di una proprietà (Luca 12:42; 16:1, 3, 8; 1Corinzi 4:2; Galati 4:2); e per i servi (Romani 16:23).
    1. LO SCOPO DEI MINISTERI
  Le principali funzioni dei ministeri sono espresse in Efesini 4:12-15. Sono necessari per:
  a.
Perfezionare i santi (Matteo 5:48; Salmo 141:5).
Qualcuno asserisce che avendo ricevuto lo Spirito Santo può fare a meno di ricevere l’insegnamento (1Giovanni 2:27). Ma il contesto è diverso e poi la Scrittura insegna che il Signore ha dato certamente lo Spirito Santo che guida il credente nella verità (Giovanni 16:13), ma ha dato anche i ministeri alla chiesa perché insieme potesse crescere (Atti 2:42; 6:2-4; Ebrei 10:24, 25).
Il ministero della Parola serve per il perfezionamento dei santi, che non esclude la lettura della Parola di Dio in casa, ma questa non deve rendere il singolo orgoglioso e superficiale!
   
nella dottrina (insegnare la Parola di Dio; Colossesi 1:27. 28; 1Timoteo 4:11; 6:2; 2Timoteo 4:1, 2; Tito 2:15);
    nella pratica (portare a vivere la Parola di Dio, 1Timoteo 4:11. 12; Giacomo 1:22-25);
   
nella giustizia e santità (portare ad assomigliare a Cristo, 1Giovanni 2:3-6; 1Pietro 2:21-25; 1Pietro 1:16; Efesini 5:1; 1Corinzi 11:1).
  b. Edificare il Corpo di Cristo
    Per la crescita del credente come singolo
    Per la crescita della Chiesa nel suo insieme (2Pietro 3:18; Efesini 4:13).
  c. Unire la Chiesa
    Collegando il corpo con l’aiuto delle giunture (Giovanni 17:23; Efesini 4:3, 13);
    Promuovendo una sola fede e un solo sentimento nei riguardi di un unico Signore (Efesini 4:5, 6; Giuda 3).
  d. Mantenere pura ed integra la dottrina
    Salvaguardando la Chiesa dai continui tentativi di inquinamento della verità operati dagli avversari di Dio (Tito 1:9; 2:1).
    2. I MINISTERI MAGGIORI O DIDATTICI
 
Sono chiamati così in rapporto alla maggior responsabilità, “didattici” perché sono il dono per l’ammaestramento della Chiesa.
  a. “Apostolo”, il termine “apostolo” proviene dal greco “apostolos ”, termine composto da “apo” = “da” e “stello” = “inviare”, che significa “persona da inviare” o “persona inviata”. Quindi l’apostolo è il messo, l’inviato, colui che è mandato, il messaggero, il delegato o ambasciatore in missione. Questo significa che il termine “apostolos” si collega al termine ebraico “shaliac”, che indica un delegato o un ambasciatore inviato con l’autorità e la potenza del mandante (Matteo 10:40; Giovanni 20:21; Luca 10:3; 2Corinzi 2:17).
Si distingue un apostolato speciale e un apostolato generico. Al primo appartengono gli Apostoli del fondamento, ai secondi quelli dell’edificio.
   
Gli apostoli del fondamento, sono i dodici che furono direttamente istituiti e inviati da Cristo (Efesini 2:20; Marco 3:14, 15; Luca 6:13; 9:10; Atti 1:21, 22). Costoro sono quelli che furono chiamati direttamente da Gesù Cristo durante il Suo ministero terreno e che sono stati testimoni oculari della vita, della morte e della resurrezione di Cristo. Gli apostoli del fondamento sono definiti così, perché sono quelli che hanno gettato il fondamento della Chiesa, secondo l’insegnamento di Gesù Cristo. Annunciavano Cristo come il Figliuolo di Dio, che era stato crocifisso, che era risorto, che era asceso al cielo (Giovanni 15:27; Atti 4:33; 5:32; 1Corinzi 9:1; 15:8, 9; 1Giovanni 1:1). La persona e l’opera di Cristo sono gli elementi con cui è costituto il fondamento.
   
Gli apostoli dell’edificio sono coloro che come l’apostolo Paolo sono stati inviati ad annunciare l’Evangelo ove non è stato mai proclamato (Romani 1:1; 1Corinzi 9:2; 2Corinzi 12:11, 12; Romani 11:13; Galati 1:17-19) rimane sul posto per un periodo, organizza la chiesa, la stabilisce nella sana dottrina e lascia un conduttore a guidarla (Efesini 2:19-22). È da notare come negli Atti degli apostoli e nelle epistole le conversioni avvenivano con l’annuncio della Parola di Dio (Atti 2:14; 4:2, 31; 11:19; 21:26, 13:5; 16:32; Romani 10:13-17; Ecclesiaste 11:1; 2Corinzi 9:6; Salmo 126:6).
  b.
“Profeta”, proviene dal greco “prophetes” che è un termine composto da “pro” = “per” o “prima” e “pheml” = parlare. Un profeta è quindi una persona che “parla prima” (proclama) e anche uno che “parla per” (nel nome di) Dio. Il termine significa anche “predicatore”. Il profeta è colui che predica (non necessariamente annuncia eventi futuri) e la cui predicazione è guidata dallo Spirito Santo svelando i segreti dei cuori (1Corinzi 12:28; Atti 13:1; 15:31, 32).
  c.
“Evangelista”, il termine “evangelista” deriva dal greco “evangelistes ”, indica una persona che porta il Vangelo (la Buona Notizia) e proviene dalla stessa radice del termine “euangelion” (Vangelo, buona notizia) e “euangelizomai” (annunciare buone notizie). L’evangelista, quindi, è “colui che annuncia il bene”, è il “messaggero” (di buone notizie). L’evangelista si contraddistingue per una predicazione dell’Evangelo laddove non vi è testimonianza e lascia ad altri il compito di organizzare la comunità e lui si dirige altrove per continuare ad annunciare la Buona Notizia (Atti 8:5, 26; 8:4-5).
  d. “Pastore-dottore”, la forma grammaticale greca sarebbe “episkopoi-didaskalous” (pastore, vescovo- insegnante). È il ministero locale svolto da chi è stato chiamato da Dio e da Lui qualificato per curare e guidare spiritualmente una comunità. I due ruoli (pastore e dottore) sono complementari ed essenziali l’uno all’altro per l’edificazione del corpo di Cristo (1Timoteo 3:2; 5:17; Ebrei 13:7; 2Timoteo 2:2). L’operato del pastore-dottore comporta la spiegazione ed esposizione della Sacra Scrittura e la “cura pastorale”, interessamento delle anime che sono deboli, scoraggiate, malate e hanno bisogno di essere spronate e guidate nel bene!
I diversi nomi usati come sinonimi dal Nuovo Testamento per delineare il ministero pastorale ci danno una visione più ampia del pastore-dottore: “Vescovo-Anziano”.
   
“Vescovo” è la traduzione del termine greco “episkopos ”, proveniente da “episkeptomail” che significa “ispezionare, curare, sovrintendere”. Il termine “episkopos” è composto da “epi” = su e “skopeo” = guardare. “Episkopos” è impiegato cinque volte nel Nuovo Testamento: quattro volte da Paolo (Atti 20:28; Filippesi 1:1; 1Timoteo 3:2; Tito 1:7) e una da Pietro (1Pietro 2:25). I termini “vescovo” e “anziano” vengono utilizzati per indicare la stessa persona. Le ragioni che giustificano l’uso dei due termini sono sostanzialmente due: “vescovo” si riferisce alla funzione e “anziano” è riferito all’uomo;
“Vescovo” viene usato principalmente da Paolo, il quale prestava particolare attenzione ad utilizzare un linguaggio più comunicativo possibile: usava “vescovo” scrivendo ai Gentili, in quanto essi lo avrebbero compreso meglio del termine “presbitero” (anziano), il quale porta con sé un concetto giudaico. Vescovo viene utilizzato infatti scrivendo a Filippi, in Asia Minore (Filippesi 1:1); agli anziani di Efeso (Atti 20:17, 28); a Timoteo (1Timoteo 3:1, 2) e a Tito a Creta (Tito 1:7).
   
“Anziano” è la traduzione del termine greco “presbyteros”, derivato da “presbus” = “uomo anziano” o “anziano” e da “presbyterion” = “assemblea di anziani” (Atti 11:30; 14:23; 1Timoteo 4:14 1; 5:17; Giacomo 5:14). “Presbyteros” è utilizzato ad esempio nel giudaesimo per riferirsi agli anziani (capi di famiglie o di tribù); ai 70 che assistevano Mosè (Numeri 11:16, Deuteronomio 27:1); al re Salomone; in riferimento ad anziani, scribi e capi sacerdoti che componevano il Sinedrio (la corte suprema giudaica); per gli anziani delle sinagoghe giudaiche (le quali erano governate da un consiglio di anziani, sotto la guida del capo della sinagoga, con il sommo Sacerdote che svolgeva il ruolo di presidente); nell’Apocalisse per riferirsi ai 24 anziani presenti nel cielo (Apoc. 4:4,10; 5:5-14; 7:11, 13; 11:16; 14:3; 19:4).
Il termine “presbyteros” è riportato 67 volte nel Nuovo Testamento.
“Presbyterion” (anzianità) compare tre volte: una in riferimento agli anziani cristiani (1Timoteo 4:14); due volte in riferimento al Sinedrio (Luca 22:66; Atti 22:5).
Il termine “vescovo”, invece, era il preferito sia dalla lingua scritta che in quella parlata, per rivolgersi ai cristiani di origine Gentile, il termine “anziano” era il migliore da utilizzare per i giudei convertiti al Cristianesimo (Atti 11:30; 14:23; 15:2, 4, 22, 23; 16:4; 21:18). Il termine “anziano” è usato per indicare la maturità spirituale del credente che ha ricevuto questo ministero da Cristo. “Vescovo” o “Sorvegliante” è il termine usato per indicare la natura della loro opera, cioè quello di pascere e sorvegliare la Chiesa di Cristo. Nell’era apostolica, insieme agli apostoli, gli anziani e i vescovi erano guidati dallo Spirito Santo a prendere decisioni inerenti il buon andamento dell’opera di Dio (Atti 15:2; 21:18). Il loro compito è:
     
vigilare che nella Chiesa del Signore non si introducano false dottrine (Efesini 5:6; Filippesi 3:2; Colossesi 2:8; 2Tessalonicesi 2:3; 2Pietro 3:14; 1Timoteo 1:3-4; Romani 16:17-18);
      nutrire il popolo di Dio della Sua Parola, affinché esso viva e cresca (1Timoteo 4:6; 2Timoteo 4:2);
      fortificare la fede dei fedeli con i loro incoraggiamenti ed esortazioni,
      correggere pazientemente le anime indebolite o allontanatesi dalla fede (2Timoteo 2:24, 25; 1Tessalonicesi 5:14-15).
     
consigliare il popolo a guardarsi dal peccato (2Corinzi 8:10: Romani 8:13; 13:13; 1Corinzi 10:12; 1Pietro 2:11; Giacomo 1:14, 15).
      ricordare al credente che “il Signore sa trarre i pii da tentazioni” (2 Pietro 2:9);
     
ricordare alla chiesa che Gesù ritorna e che deve essere sempre pronta, ricerando la santificazione (Ebrei 12:14; Apocalisse 19:7; 1Tessalonicesi 5:12-13; Ebrei 13:17-18; 1Tessalonicesi 5:25).
    3. I MINISTERI MINORI
 
Sono definiti così perché ricoprono un ruolo di minor responsabilità rispetto i maggiori; sono un ulteriore segno della diversità delle operazioni a favore del popolo di Dio. Sono definiti anche ministeri “etici” o “pratici” o “di assistenza e amministrazione”.
  a.
“Diacono”. “Diakonos” denota principalmente un “servitore”, un “subordinato”, un “messaggero” e indica una sottomissione volontaria, diversa da quella obbligata dello schiavo. In senso particolare il N. T. indica quei credenti dedicati alle funzioni assistenziali e amministrativi. Coloro che sono chiamati a esercitare un servizio pratico verso i poveri, i bisognosi, i malati e i forestieri (Atti 6:1-4). A loro spetta l’amministrazione degli affari materiali della chiesa, sono anche indicati, nel N. T., come aiutanti degli Anziani in tutte le attività spirituali. I sette credenti scelti per servire alle mense in (Atti 6:1-6) non sono espressamente definiti “diaconi”, sebbene il tipo di servizio loro affidato è tipico del ruolo di diacono. (1Timoteo 3:8; Salmo 15:4; 12:1-2; 119:113; Proverbi 6:12; 28:18; 1Timoteo 3:10; 3:12-13).
  b.
“Esortatore”, (Romani 12:8). L’esortatore è colui che è portato a dare incoraggiamento e conforto ai deboli nella fede, ricordando loro che le promesse di Dio sono fedeli. Questo compito non è limitato al solo conduttore di chiesa, ma a tutti i fedeli. Il dover incoraggiare, esortare e confortare i fratelli implica una vita esemplare e irreprensibile.
Esortazione: invitare con fervore ad assumere un dato comportamento. Spingere a fare, spingere a una decisione, a un passo, spingere a fare un passo di fede, a fare la volontà di Dio.
Talvolta per esortazione si intende solo ammonizione, riprensione (Atti 20:31), ma nella Parola di Dio ha un significato più ampio: significa anche incoraggiamento, preghiera, consolazione …
In (Ebrei 3:7-19) viene presentata la necessità e il valore dell’esortazione tra i credenti. L’esortazione, l’incoraggiamento è necessaria nella vita comunitaria (Atti 16:40; Filippesi 2:1; 1Tessalonicesi 3:2, 3; Atti 14:22). È detto di Barnaba: (Atti 11:23, 24; 14:20-22). Il nome Barnaba significa “figlio di consolazione”, ci viene presentato come un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede!
Il dono d’esortare è spingere i fratelli a fare la volontà di Dio, a guardare verso l’alto, è spingere chi è nell’afflizione a confidare nel Signore che si prende cura di loro. E questo di solito lo si fa con la testimonianza personale, con i contatti personali. Con le nostre parole vogliamo esortare, incoraggiare, confortare, fasciare il cuore rotto, afflitto, deluso, spingerli a guardare a Gesù, capo e compitore di fede!
  c.
“Governo e presidenza”: la capacità di guidare le riunioni in modo saggio, spirituale, in maniera che sia garantita l’equità, l’ordine, il decoro affinché tutto si svolga per l’edificazione della chiesa (Romani 12:8; 1Corinzi 12:28; Atti 15:7, 12).
  d.
“Opere pietose”: una chiamata a compiere opere filantropiche, è un servizio di misericordia verso la fratellanza (1Corinzi 12:28).

    Pasquale Puopolo
 
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