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  Le Beatitudini    
   

“NON AVER DUNQUE VERGOGNA …”
2 Timoteo 1:8
 

TESTI: Matteo 5:1-12; Marco 8:31-38; 2Timoteo 1:6-12.
Il tema dello studio si svilupperà sull’argomento del bisogno, a volte, di soffrire per il vangelo. L’intento è di incoraggiare ognuno a non vergognarsi di Cristo ma, piuttosto, di rallegrarsi di fronte a qualsiasi forma di persecuzione, sapendo che il regno di Dio è nostro. Considereremo le beatitudini ponendo particolare enfasi sull’ultima di esse menzionata da Gesù nel Suo sermone sul Monte in Matteo 5.

Le Beatitudini: un’introduzione generale.
Molti cristiani si chiedono se stanno sperimentando nella loro vita vera felicità. La felicità del credente è qualcosa a cui Gesù si interessa. Il Suo sermone sul monte ne è la dimostrazione, esso inizia con il tema della felicità. Il termine beato presente nel testo vuole semplicemente dire: felice, contento, soddisfatto. Si tratta di una felicità che non dipende dalle circostanze. La parola “beato” o benedetto è usata per descrivere Dio Salmo 68:35; Salmo 119:12; 1Timoteo 1:11.
I Beati sono come Cristo, Egli stesso infatti viene chiamato così in 1 Timoteo 6:15. Il popolo di Dio è beato. L’unico popolo che realizzerà una condizione di beatitudine è quello che ha posto la propria fede in Cristo Gesù, il popolo che lo conosce e lo ama. La soddisfazione di cui parla Matteo 5 dipende dal carattere di Dio presente nella vita di chi crede.
Le Beatitudini descrivono le attitudini di chi fa parte del regno di Dio e non riflettono l’idea che il mondo ha della felicità. La maggior parte delle persone che sente parlare di: “poveri in spirito, afflitti, mansueti, affamati e assettati, misericordiosi,  puri di cuore e perseguitati”, non penserebbe minimamente alla felicità, anzi penserebbe alla miseria. Il paradosso presentato nelle beatitudini è proprio questo, ciò che è miseria per alcuni è in realtà vera e profonda felicità.
Salomone illustra questa verità, pur raggiungendo dei massimi livelli sociali, intellettuali ed economici, lui parla di vanità in Ecclesiaste 1:2. Gesù similmente ricorda la vanità di ciò che si possiede in Luca 12:15. È importante ricordare che dei beni materiali non possono soddisfare delle necessità spirituali.
Un predicatore puritano disse: “Le cose di questo mondo non possono difenderci da uno spirito turbato, come neanche un foglio di carta può proteggerci da una pallottola” cfr. Proverbi 23:5; Ecclesiaste 5:12-13. Le ricchezze di questa vita in alcuni casi lacerano l’anima Marco 4:19.

Le Beatitudini: quelle caratteristiche di chi può far parte del regno di Dio.
  1. I poveri in Spirito. Essere povero in spirito significa possedere un’opinione umile di se stesso; essere sensibile al fatto che siamo dei peccatori e che non abbiamo una nostra giustizia; essere disponibili a lasciarci salvare unicamente dalle grazie alle ricchezze della misericordia e della grazia di Dio. Isaia 57:15 L’opposto di un tale sentimento è quello di avere un cuore orgoglioso cfr. Luca 18:9-14. I poveri in spirito possono godere del governo di Dio sulla loro vita, al presente realizzano il beneficio di fare parte della chiesa del Signore, nel futuro.

  2. Gli afflitti. Vuol dire che gli afflitti a motivo della propria condizione peccaminosa, della propria povertà spirituale (Salmo 51:3-4) saranno consolati, sia nel presente sia nel futuro 2 Corinzi 1:3-5; Apocalisse 21:1-4.

  3. I mansueti. Sono coloro che preferirebbero soffrire invece di affliggere altri. Il loro sentimento non è frutto di debolezza ma di umiltà. Un buon esempio di mansuetudine è Mosè. Per certo non era un uomo debole né timido ma nel momento in cui fu attaccato a livello personale si dimostrò molto umile Numeri 12:1-3.
    I mansueti erediteranno la terra come risultato di avere messo al primo posto il regno di Dio Marco 6:33. Potremmo considerare questa promessa nell’affermare che forse possediamo meno degli empi ma Dio ci permette di godere ciò che abbiamo più di loro Ecclesiaste 5:19-6:2. È interessante riflettere su come i mansueti avranno ciò che i violenti e i superbi vorrebbero conquistare e ottenere senza riuscirne. I mansueti riceveranno come eredità una nuova terra 2 Pietro 3:10-13.

  4. Affamati e assetati di giustizia. Quest’espressione esclude un cuore diviso a metà. Le parole di Davide e Paolo possono rendere chiaro il significato Salmo 42:1-2; Filippesi 3:7-15. Chi cerca questa giustizia sarà saziato, riceverà per mezzo del sangue di Gesù quella giustizia di cui ha tanto bisogno Filippesi 3:8-9; Romani 5:9; Apocalisse 19:5-9.

  5. I misericordiosi. Sono coloro che mostrano amore verso chi è nella miseria (es. buon Samaritano) e che coltivano un sentimento di perdono. Gesù spesso ha enfatizzato quest’aspetto Matteo 6:14-15; Luca 23:34. È una virtù che proviene dalla misericordia di Dio che noi stessi abbiamo sperimentato. Il perdono del Signore sarà da loro realizzato: otterranno misericordia fuggendo l’ira di Dio Apocalisse 1:5-6; Romani 5:9.

  6. I puri di cuore. La frase sottolinea un cuore onesto, sincero e trasparente, quindi l’assenza di ipocrisia. Queste sono delle caratteristiche essenziali se si vuole vedere Dio Salmo 24:3-4. Al presente i cittadini del cielo possono contemplare Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù ma verrà il giorno in cui lo vedranno faccia a faccia Giovanni 14:6-7; Apocalisse 21:3; 22:3-4.

  7. Quelli che si adoperano per la pace. Fanno parte di questa categoria quelle persone che si sforzano ad aiutare altri a fare pace con Dio per mezzo della proclamazione dell’Evangelo Romani 5:1; Efesini 6:15. Sono dei cristiani in pace con Dio, che vivono in pace con loro stessi e, dov’è possibile, cercano di vivere in pace con tutti. Costoro godono il privilegio di essere chiamati figli di Dio 1 Giovanni 3:1-2; Apocalisse 21:5-7.

  8. I perseguitati. Il verso trasmette l’idea di chi si lascia perseguitare e non rinuncia alla propria fede per evitare eventuali avversità, anzi si sottomette al costo di pagare per la propria fede in Cristo. Per loro le porte del cielo saranno spalancate. A loro spetta la corona della vita Apocalisse 2:8-11.
Le Beatitudini: Il loro contesto al momento del sermone sul monte di Gesù
  • Contesto Politico
I giudei ai tempi di Gesù attendevano il Messia come personaggio politico ma Gesù non è venuto per diventare un re in quel senso. L’insegnamento dato nel sermone sul monte rispecchia questo perché le persone più importanti nel regno di Cristo sarebbero state considerate, da un punto di vista, le più umili.
  • Contesto religioso
Si può dividere la società religiosa dell’epoca in quattro gruppi presenti all’interno del Giudaismo.
  1. I farisei – Essi credevano che osservando la tradizione e i punti minuti della legge, si trovava la felicità. La loro ricerca di benedizione era nell’obbedire alle tradizioni orali sviluppate nei secoli.

  2. I sadducei – I sadducei pensavano che la felicità fosse una mentalità moderna e liberale. Suggerivano il mettere da parte il passato per favorire una religione aggiornata e adeguata ai tempi presenti. Un’ottica materialista.

  3. Gli esseni – Essi suggerivano che la felicità fosse nel separandosi dal mondo  vivendo isolati dalla società.

  4. Gli zeloti – Essi credevano che la felicità si sarebbe realizzata rovesciando il potere politico di Roma anche con l’utilizzo della forza se fosse stato necessario.
Gesù risponde ai Farisei dicendo che la religione non è fattore di osservanza esteriore. Ai sadducei la risposta fu che la religione non dovrebbe inventare delle filosofie per accomodare i tempi che cambiano. Agli esseni Gesù fa comprendere che la religione non è una questione geografica. Agli zeloti la risposta fu che la religione non è nell’attivismo sociale o addirittura nella lotta rivoluzionaria.
Il messaggio di Gesù invece rivela che il suo regno è una realtà interiore. Il sermone sul monte apre la porta a un nuovo patto già profetizzato da parte del profeta Geremia 31:33 e accennato nei Proverbi 4:23. Gesù enfatizza il bisogno di focalizzare l’attenzione su ciò che va oltre l’esteriorità dell’uomo Matteo 5:20.

Le Beatitudini: perché considerarle?
Elenchiamo cinque importanti motivi per studiare il sermone sul monte:
  • Illustra la necessità della nuova nascita.

  • Esso riflette la mente di Cristo.

  • Insegna l’unica via per raggiungere a una vera felicità.

  • È davvero un messaggio di evangelizzazione. Se si vivessero appieno i principi qui insegnati, le vite degli uomini sarebbero trasformate e così anche il mondo intero.

  • Dimostra come piacere a Dio.
Le Beatitudini: La loro ironia
Il risultato delle prime sei beatitudini è che il cristiano diventa una persona che si adopera per la pace, cerca dunque di riconciliare l’uomo con Dio. Chi si adopererà per la pace è a sua volta però perseguitato.
Il cristiano che cerca la pace, suscita dei contrasti, per questo subisce vituperio. Gesù, il Principe della pace, disse paradossalmente: “Non pensate che io sia venuto a metter pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada” Matteo 10:34. La pace con Dio richiede ravvedimento da parte dell’uomo per questo motivo il credente non è ben accolto.
Il mondo non sopporta chi è povero in spirito perché esso mette in risalto l’orgoglioso, colui che crede di essere autosufficiente. Non tollera la persona che fa cordoglio del proprio peccato perché non considera importante né il peccato né le sue implicazioni. Un inconvertito è un orgoglioso che non valorizza la mansuetudine. Il mondo disprezza chi sa di non meritare la salvezza dell’anima e riconosce che si può ottenere solo in dono perché frutto della grazia di Dio.
L’insegnamento del presente secolo è che ogni persona ha diritto di avere tutto, si merita ciò che si guadagna con le proprie forze e il proprio lavoro. Il non credente non conosce il significato di misericordia, né di purezza e non sa cosa vuole dire essere in pace con Dio. Le beatitudini sono delle attitudini totalmente estranee alla mentalità del presente secolo.

Le Beatitudini: Chi sarà perseguitato a motivo di esse?
Chi vorrà vivere piamente in Cristo 2 Tim. 3:11.
Vivendo in opposizione al mondo è normale trovarsi contrastato, chi è nato da Dio non può pretendere di essere amato dal mondo Galati 4:29; Giovanni 15:18,19. Alcuni esempi sono Gesù e Abele, quest’ultimo fu ucciso da suo fratello perché Caino non sopportava il fatto ch’egli fosse giusto. Una garanzia di avere ricevuto la salvezza è proprio la persecuzione Filippesi 1:28-29; 1Tessalonicesi 3:3-4.
Non sono molto convinto di come ultimamente si stanno usando personaggi famosi del mondo dello sport e dello spettacolo per promuovere la causa di Cristo. Bisogna fare attenzione che non si trasmetta l’idea che essere un cristiano è popolare, perché non lo è! C’è un solo modo per evitare la persecuzione, scendere a compromessi con il mondo. Non è tanto positivo quando tutti gli uomini parlano bene di noi, d’altronde non è la loro approvazione che cerchiamo Luca 6:26.
L’apostolo Paolo, forse il cristiano più conosciuto dalla chiesa ai suoi tempi, non aveva una vita da celebrità, il suo ministerio non si basava su credenziali personali o su un’immagine mediatica ben costruita o su vanti e successi individuali. Egli descrive così il suo ministerio e quello degli apostoli 1 Corinzi 4:9-12; 2Corinzi 11:23-27; 12:5-10

Chi sarà disposto a pagare un prezzo Matteo 10:37; 16:24-25; 19:29.
Essere un cristiano nei primi secoli dopo Cristo significava fare delle scelte che potevano mettere a rischio il posto di lavoro o l’interruzione di rapporti sentimentali. La società spesso trattava i cristiani con cattiveria; li insultava e li accusava delle cose più assurde.

Il motivo di questa persecuzione è semplice:
  • il mondo odia Cristo Giovanni 15:18-19 cfr. Giovanni 16:2.

  • Il mondo respinge la vita esemplare di Cristo. La santità del Signore e i suoi principi infastidivano alcuni del suo tempo. Più le persone hanno davanti dei cattivi esempi più si sentono “comode” nel loro peccato. Una vita cristiana che procaccia la santificazione turba chi preferisce le tenebre alla luce Giovanni 3:19-21; Giovanni 7:7

Le Beatitudini: una ricompensa promessa
Dio ha promesso una ricompensa verso chi rinuncia alle cose di questa vita per la causa di Cristo. Matteo 5:10-11; 19:29.
La Bibbia offre degli esempi. Giuseppe perseguitato dai suoi fratelli ma onorato da Dio Genesi 37:24; 41:39-44. Lo stesso possiamo dire del profeta Geremia 38:6. È una gioia partecipare alle stesse sofferenze che altri uomini e donne della bibbia hanno subito perché cerchiamo prima il regno di Dio e la Sua giustizia Ebrei 11.

Un’esortazione conclusiva
“Non vergognamoci di Gesù” Marco 8:31-38; 2Timoteo 1:6-12. Vergognarsi significa avere un senso di timidezza, di timore di soggezione di fronte ad una determinata cosa, persona o situazione. Biblicamente, forse potremmo dire, che chi si vergogna si preoccupa più dell’opinione degli uomini riguardo alla propria fede ed alla propria vita che dell’opinione, divina correndo il rischio di voler piacere ai nostri simili anziché a Dio. È meglio essere disprezzato mille volte dagli uomini e non allontanato e mandato via da Gesù nel giorno del giudizio Marco 8:38.
Non bisogna avere timore né essere timidi nel far sapere ad altri che amiamo Gesù, che crediamo alle sue verità, che seguiamo i suoi comandamenti e che ci identifichiamo appieno con il suo popolo, cioè con chi fa parte della sua chiesa.
Quali motivi vi sono che potrebbero farci vergognare dell’Evangelo? La realtà di pressioni esterne, l’influenza di familiari o amici, il timore di perdere del prestigio davanti a certuni ed essere classificato come una persona “differente”, la preoccupazione di essere isolati, scartati o di non poter realizzare certe nostre ambizioni o programmi.  Tutti vogliono far parte di una squadra vincente e l’idea di trovarsi in difficoltà o di soffrire non piace. Mosè fece una sua scelta: quella di non vergognarsi del popolo di Dio Ebrei 11:23-27.
Qual è l’atteggiamento di chi si vergogna? Ha la tendenza ad essere indifferente, passivo, poco interessato delle cose di Dio, quasi inattivo. Difficilmente prende posizioni a favore del Signore, non si schiera apertamente con la verità della Scrittura e forse non condivide con nessuno le proprie convinzioni di fede (se ne ha).
Tutto questo non produce effetti positivi sulla vita di chi c’è intorno, non possono ricevere nulla da chi si vergogna, nessuna testimonianza perché quest’ultimo non è disposto a parlare. E anche se riuscisse a parlare, essendo preso dalla timidezza causata da un senso di vergogna, non trasmetterebbe molta fiducia perché privo di convinzione. Come fanno a credere alle parole di chi in se stesso non è del tutto convinto?
L’unico rimedio per chi si vergogna di Cristo è:
  • Comprendere cosa Cristo ha fatto per noi, come ha sofferto per salvarci senza nessuna vergogna. Non ci vergogniamo di amare uno che ci ha amato così tanto.

  • Cercare il battesimo nello Spirito Santo, la potenza di Dio per testimoniare di Gesù. Atti 1:8

  • Ravvivare la fede non finta che è in noi e il dono dello Spirito Santo datoci dal Signore 2 Tim. 1:3-8.
   
GUERINO PERUGINI

Campeggio giovanile 21-24 maggio 2010 - Svizzera"


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