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:: Le buone fondamenta

«Chiunque viene a me, e ode le mie parole, e le mette ad effetto, io vi mostrerò a cui egli è simile. Egli è simile ad un uomo che edifica una casa, il quale ha cavato, e profondato, ed ha posto il fondamento sopra la pietra; ed essendo venuta una piena, il torrente ha urtata quella casa, e non l’ha potuta scrollare, perciocché era fondata in su la pietra». Luca 6:47-48

INTRODUZIONE
Quello che desidero proporvi, e per questo ho pregato il Signore, è uno studio che ho proposto a dei vostri coetanei dieci anni orsono, in questo stesso luogo.
Scoprirete che non è un vero e proprio studio biblico nel senso classico, per il quale tra l’altro non ho una grande propensione, ma un modo per aiutarvi a pensare.
Non che voi non lo facciate, ma il pensare a cui faccio riferimento, è quello che produce in tutti noi quegli effetti che ci fanno scoprire di essere cresciuti, d’essere qualcosa, di essere... qualcuno, il pensare, insomma, che ci da il senso di noi stessi.
Se pensate che questo voglia dire essere o diventare dei musoni, delle persone seriose, il tipico religioso di cui sono piene le barzellette, siete su di una strada completamente sbagliata, infatti Gesù è venuto “perché abbian la vita e l’abbiano ad esuberanza”. (Giov. 10:10)

«Benedetto sia il Signore, il Dio d’israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti; uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano. Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo patto, del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre, di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura, in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita». Luca 1:68-75

La nostra vita deve avere un significato.
Aldilà della gioia di vivere, della ricerca della vita, ogni cosa acquista un significato se fondata su quei valori che giustificano e danno senso ad ogni episodio di cui essa è costellata. (Filippesi 4:8)

Ma cosa sono questi valori di cui si parla e su cui dobbiamo fondare la nostra esperienza? Cominciamo con il considerare che cosa sono i valori in senso generale e cosa invece sono nel particolare della nostra personale esperienza cristiana.
    I VALORI
In senso generale è considerato un valore qualcosa il cui significato e importanza si conserva inalterato nel tempo.
Cambiano le mode, mutano i pensieri, ma i valori rimangono immutati (Gen. 6:9).
Possiamo paragonare i valori a del metallo prezioso, che è tale perché è raro trovarlo in natura e si presta ad essere lavorato particolarmente in maniera artistica.
Anche se la forma che lo fa diventare una volta un gioiello, un’altra volta un oggetto prezioso passa di moda, pure rimane adatto per prendere una forma ed un uso nuovo, ma sempre d’immutato valore.
Non come quegli oggetti antichi, che anche se di valore, rimangono testimonianza di un tempo e di cose ormai morte.
A dei giovani queste cose possono sembrare sorpassate, perché o sono fraintese o sono mal presentate (questo dipende dalla coerenza di chi le presenta), ma i valori sono come le fondamenta di un edificio: se esse non sono ben poste, tutto l’edificio che vi è costruito sopra, crolla alla prima tempesta, ma chi ha buone fondamenta, buoni valori, è come colui che ha scavato e scavato profondamente. (Luca 6:48)
Come le fondamenta, i valori vivono nascosti nella nostra vita (pensate a quando i vostri genitori si preoccupano della vostra buona educazione quando in casa vostra sembrate mostrare una totale mancanza di regole) manifestando la loro presenza di fronte alle tempeste che vi si abbattono contro, con una capacità di resistere insospettata. (Matteo 10:26; Luca 6:48; 13:2-1)
Mi piace molto parlare di Giuseppe (Gen. 30:22-24) che rimane un esempio a cui ricorrere ogni qualvolta si parla di giovani.
Non significa niente che vivesse in tempi e in mezzo a popoli di culture diverse anche rispetto ai nostri giorni, poiché le prove che dovette affrontare, le sue vittorie, hanno, in proporzione, lo stesso prezzo ed il medesimo valore che avrebbero se vissute oggi.
Giuseppe soffrì ai suoi giorni allo stesso modo in cui soffrirebbe qualsiasi giovane di oggi, decidendo di prendere, così come lui, decisioni che riguardano la sua vita, la sua gioventù, la sua grande voglia di vivere.
Ha lottato ieri, come lotta ognuno di voi oggi, dinanzi alle allettanti proposte di un mondo senza valori e per questo senza un futuro. (1Tess. 4:13; Ger. 17:13)
Giuseppe scalò ogni monte, sconfisse ogni nemico e arrivò in cima: vittorioso (Matteo 10:22), forte (Sal. 112:2), giusto (Sal. 37:25), santo (Lev. 11:45; 1Pietro 1:15) senza svendere quello che era stato seminato nella sua vita, ma onorando il nome di Colui al quale aveva creduto ed affidato la sua vita. (1Tim. 4:2; 2Tim. 4:7)
Io credo che tanti di voi, venuti in questo luogo, vogliate onorare il Signore con la vostra vita personale, ma bisogna che vi “attrezziate”.
Allo stesso modo, ci sono altri che hanno altre “visioni”, obbiettivi puramente materialistici e carnali, tante volte legittimi, ma che certamente non hanno ancora “afferrato” quello che ognuno di noi può essere e può compiere nelle mani dello Spirito consolatore.
    I VALORI NEL PARTICOLARE
Per motivi di tempo non possiamo fare un’indagine approfondita su tutti quei valori che ci riguardano da vicino e possono rafforzare la nostra esperienza cristiana, però, quando hai smosso le acque, quando hai cominciato a scavare, difficilmente ti puoi più fermare.
Noi parleremo soltanto di tre di questi valori e sono:
1) il valore delle radici;
2) il valore della croce;
3) la libertà dono di Dio,
perciò un valore.
    1) IL VALORE DELLE RADICI (Giosuè 24:2-4; Esodo 4:5)
Quando facciamo riferimento alle nostre radici noi facciamo riferimento a Dio stesso ed a quello che d’innegabile Egli ha compiuto nella vita di quanti ci hanno preceduto. (Esodo 4:5; 1Re 21:3)

LE ORIGINI
È fondamentale, per proseguire su di una via sicura, sapere da dove veniamo perché solo così possiamo esser certi del dove arriveremo. (Giosuè 1:5)
Questo riferimento vale per tutto il nostro movimento ma anche per ognuno di noi personalmente.
Non siamo senza radici: possiamo fare riferimento alla nostra casa, al primo convertito della nostra famiglia, alla storia della nostra famiglia fino ad arrivare a noi stessi (la storia è anche la nostra vita, siamo noi stessi).
Più in generale facciamo riferimento alla storia di questo movimento cominciato con un glorioso risveglio di natura pentecostale: non un risveglio di natura letteraria o filosofica nato nell’ambito di circoli culturali, ma dal desiderio di tanti cuori semplici di trovare risposta alle personali domande di salvezza e di intervento divino nel quotidiano della propria vita.
Come Gesù andò a ricercare nei ceti meno abbienti della società d’allora, così lo Spirito Santo ha iniziato un’opera di risveglio che dura ancora. (2 Cor. 12:9)
Questo risveglio si è appoggiato su quelle che sono state le medesime esperienze della chiesa Apostolica fondata sul “non oltre ciò che è scritto”. (1 Cor. 4:6)
Dio si è usato di uomini simili (Francescon, Lombardi, Beretta, Ottolini etc.) dando loro le medesime vittorie della Chiesa del 1° secolo e in pochi anni furono fondate chiese in mezzo agli italiani di Brasile, Argentina e Italia stessa…
Quegli uomini hanno trovato nella Bibbia, sfidando anatemi e scomuniche, dopo averlo cercato e sperato, il segreto della Vita e della Potenza che era rimasto tra quelle pagine, dimenticato per secoli e secoli a causa dell’oscurantismo religioso che aveva precluso l’accesso alla Parola di Dio. (Giov. 14:16,26; 15:16; 16:7)
Quando i veli dell’ignoranza sono stati rimossi, la Verità è esplosa come la Luce quando squarcia le tenebre e di nuovo la Buona Novella dell’Evangelo è stata sparsa come il grano sul terreno. (Luca 8:11)
Vari risvegli sono maturati e Dio ha ripreso a regnare nella Chiesa regnando sul cuore di quanti hanno aperto la porta della propria vita. (La vera Chiesa tra le “pieghe” della storia) Dio ha risposto fino a mandare lo Spirito a fiumi e la Potenza della Pentecoste è stata nuovamente sparsa proprio come un Nuova Pentecoste.

L’ESPERIENZA MATURATA
Tante cose, che a noi appaiono come scontate, sono state invece il frutto di esperienze, di studio, di rivelazioni che cuori onesti hanno cercato ai piedi della croce del Maestro. Studiandosi di fare appieno la volontà di Dio, (2 Tim. 2:15) si sono trovati a dover rompere con un passato fatto di ignoranza, idolatria mista a superstizione e spesso magia. La loro sola cultura è stata quella attinta dalla Parola di Dio: potevano essere tacciati di scarsa cultura su tutto il sapere umano ma non di ignoranza della Parola di Dio. Essa riempiva tutti i loro discorsi con le sue espressioni. Era citata a menadito e quasi sempre il loro italiano era infarcito di “perciocché e imperocché” appresi dalla lettura della traduzione Diodati delle Sacre Scritture (quello era l’italiano che conoscevano avendolo appreso da quelle pagine benedette).
Hanno vissuto la loro vita come un’avventura esaltante (Giov. 3:8), con la fede e l’entusiasmo che infiammava i cuori di quanti si avvicinavano loro.

ENTRIAMO NELLA LORO FATICA (Giov. 4:38)
C’è un episodio emblematico del Vecchio Testamento ed è quello di Naboth (1 Re 21) il quale è fatto oggetto di un complotto per farlo morire, non avendo ceduto alle lusinghe del re Achab che voleva privarlo della sua vigna, “eredità dei suoi padri”.
Non che Naboth fosse legato alla proprietà, ma a quello che quella vigna rappresentava (per lui era un valore inalienabile), poiché essa era l’evidenza dell’adempimento delle promesse di Dio per Israele e particolarmente per la sua famiglia.
Avere un passato, sapere da dove veniamo è necessario per avere un fondamento su cui costruire.
Come fai ad acquistare fede in Dio se mai nessuno ti ha mostrato cosa produce la fede in Dio?
Come fai a dare il tuo cuore a Gesù se non hai mai visto gli effetti che questo comporta nel cuore dell’uomo?
Come fai a cercare la pienezza dello Spirito Santo se non comprendi che a causa di quella potenza il ministerio dei semplici è stato un ministerio potente e vittorioso?
Noi costruiamo su quello che altri hanno già fondato ed altri (voi) costruiranno sul nostro se saremo capaci, nel nostro tempo e ai nostri giorni, di continuare nel solco tracciato. Noi possiamo sciogliere o legare, ma Dio non rinuncia…
Il modo migliore per mostrare apprezzamento alla loro fedeltà è continuare la loro opera con una soluzione di continuità verso la buona, accettevole, perfetta volontà di Dio (Rom. 12:2) ed alla fine continuare a dare tutta la gloria al solo che abita una luce inaccessibile (1 Tim. 6:16).
Una testimonianza. Entriamo nella loro fatica!
    2) IL VALORE DELLA CROCE (1 Cor. 1:23)
Come può essere un valore la croce se essa è stata usata come uno strumento di supplizio, la manifestazione pubblica di un giudizio verso coloro che si macchiavano di gravi delitti verso i propri simili e la società?
Avendo il loro Maestro subito l’onta della croce, i discepoli di Gesù Cristo furono e sono i seguaci di “un crocifisso” e fu anche per questo che furono chiamati cristiani. (Atti 11:26), appellativo datogli non certo per rendergli onore!
Forse è da riportare a questo particolare tipo di origine l’avversione subita da quella primitiva Chiesa. In una maniera inconscia tale avversione è presente ancora oggi, verso coloro che si dichiarano suoi discepoli, facendolo così, proprio Signore e Salvatore. (Gal. 6:14)

IL MESSAGGIO E L’OPERA DELLA CROCE
La croce di Cristo, non una generica croce, ha in se un messaggio: la croce di Cristo parla di qualcosa che o è interamente condiviso o risulta essere una pazzia. (1 Cor. 1:18)
O si è per la croce o si è nemici della croce: non esiste una posizione neutra, una via di mezzo che ci permetta di evitare questo ostacolo. (Rom. 3:23; Gal.6:14)
La croce, la croce di Cristo, è innanzitutto un mezzo di mediazione (1 Tim.2:5): essa unisce la terra con il cielo (Gen. 28:12), squarcia la cortina che separa l’uomo da Dio (Matteo 27:5-1), fonde i popoli eliminando le discriminazioni, le diversità, facendoli parlare un unico linguaggio, quello universale della carità. (Gen. 22:18; Apoc. 5:9)
Per compiere tutto questo, l’opera della croce comincia dal cuore di ogni singolo uomo che si avvicina al Golgota, poiché la croce è anche paragonabile al bisturi di un abile chirurgo che conosce la tecnica per estirpare “ogni radice di male.”

LA RISPOSTA DI DIO: LA CROCE
C’è una domanda posta da Dio all’uomo: «… cosa darà l’uomo in cambio dell’anima sua?» (Matteo 16:26)
La storia dell’uomo è piena di una ricerca: la ricerca della salvezza!
Di che tipo di salvezza si tratti, di quale salvezza abbia la necessità, l’uomo non riesce a comprenderlo: egli vede soltanto vanificato ogni suo sforzo di elevarsi, di emanciparsi dall’avvento improvviso e ineluttabile della morte e da questa cerca salvezza. Lotta, studia, ricerca per sfuggire a questo “destino” e quando gli sembra di essere arrivato alla meta, deve ricominciare tutto daccapo.
Tutta la storia umana è fatta di questi tentativi: esaltazioni e disillusioni.
Egli non riesce a vedere ed a considerare se non secondo un metro prettamente umano: «Un personaggio famoso morto qualche tempo fa, pur ponendosi tante domande su Dio e l’eternità della sua anima, mostrando, non si sa secondo quale metro di giudizio, la certezza di un premio, dichiarava che avrebbe preferito il purgatorio, apparendogli il paradiso abbastanza noioso».
Tutta questa confusione, tutte queste tenebre sono debellate dalla luce della croce di Gesù Cristo
L’uomo ha mancato lo scopo della sua creazione (Isaia 43:7; Efesini 2:10), privando se stesso degli scopi della sua esistenza. Tutto quello con cui ha tentato di sostituire lo scopo della sua creazione non ha fatto altro che illuderlo, deluderlo e poi deprimerlo, rendendo vuoto il dono della vita concessogli da Dio.
L’uomo ha svenduto, rinunciandovi, la sua anima (1 Re 21:2), lo scopo della sua esistenza e per questo è stata preparata la croce. (1Pietro 1:17-21; Rom. 5:8; Efesini 1:4-6) La croce preparata non perché ogni uomo la portasse, ma solo per Colui che ha reso, nei giorni della sua vita terrena, pieno valore agli scopi di Dio Padre che ha per l’uomo (Gesù ha compiuto in ogni cosa, la volontà di Dio [2Cor. 5:21; 1Pietro 2:21-24]). Si è immolato, vittima innocente, quale prezzo di riscatto per molti (Marco 10:45).
Così, mentre per un uomo il peccato è passato su ogni uomo, per la grazia acquistata dall’uomo Gesù, la salvezza è stata acquistata per ognuno che crede. (Rom. 5:15-17)

GLI EFFETTI DELLA CROCE
La croce ha prodotto per l’uomo degli effetti degli effetti insperati.
Oltre agli effetti della grazia, della nuova nascita, gli ha aperto dinnanzi delle possibilità gloriose che si possono scoprire solamente con il passare del tempo e degli anni, camminando. (Atti 9:31; Col. 2:6; 2Cor 2:14)
Lo ha elevato da una condizione di decadimento ad uno stato di nobiltà tanto da affidargli il lavoro della vigna (Matteo 20:1).
Lo ha reso degno di essere tempio dello Spirito Santo e luogo nel quale la Parola di Cristo abita doviziosamente. (1Cor. 3:16; 6:19; Col. 3:16)
Ha reso l’uomo capace di portare come Cristo, a sua somiglianza, la propria croce (Matteo 10:38; Luca 14:27).
Conoscere Cristo (Filippesi 3:10);
avere comunione con le sue sofferenze;
conoscere la potenza della sua resurrezione (la vivrà egli stesso);
giungere egli stesso alla resurrezione dei morti.
Comprendere ed apprezzare queste cose richiede una capacità di visione ed una riconoscenza che è proiettata aldilà della vista dei nostri occhi materiali.
Vorrei ricordarvi il senso contenuto nelle parole tradotte “uomo” nei testi sia dell’Antico che del Nuovo Testamento e cioè “adam”(colui che è tratto dalla polvere “della terra”) e “antrophos”(colui che guarda in alto, che è fatto per guardare in alto).
Colui che è stato tratto dalla polvere della terra, per mezzo della croce di Gesù Cristo, è stato reso capace di mutare la sua condizione, il suo stato (questa è la vera evoluzione: non la scimmia che diventa uomo, ma l’uomo terreno che diventa uomo spirituale): ora può aspirare a guardare in alto, dove abita il suo Eterno Redentore, …ma non finisce tutto qui, perché guardare in alto vuole dire… Signore Gesù Cristo, sia benedetta quella croce che ti diede dolore e morte ma da cui è scaturita come una fonte inesauribile la vita eterna.
INEFFABILE amore di Gesù. (2Cor. 9:15; 1Pietro 1:8)
    3) LA LIBERTÀ DONO DI DIO (Giov. 8:32; 2Cor. 3:17)
Uno degli argomenti che la Parola di Dio non può che affrontare approfonditamente è quello della libertà.
La libertà è un valore intorno a cui sono stati consumati fiumi d’inchiostro e per la cui ricerca e realizzazione è stato versato il sangue dei martiri e di innumerabili vittime innocenti. Molte volte, essa è ridotta, dal nostro egoismo, ad essere solamente l’espressione dei nostri singoli, insignificanti piccoli interessi e delle nostre meschine licenziosità.
La libertà, per il profondo significato dei valori che racchiude in se, non può essere ridotta ad un’attitudine egoistica, dove ognuno, pensa esclusivamente al proprio tornaconto, ai propri esclusivi vantaggi dove non c’è posto per gli altri e per la libertà degli altri. La libertà è di più, molto di più.

CHE COS’È LIBERTÀ
Esiste una condizione opposta a quella della libertà: la mancanza di libertà.
Questa mancanza di libertà può essere chiamata in tanti modi, ma conserva sempre la medesima forma: la forma della prevaricazione, la forma della soggezione. (2Pietro 2:19) La privazione della libertà, infatti, dipende sia da chi ci vince e ci assoggetta che da chi si lascia vincere ed assoggettare. (Gen. 4:6-7)
Che la libertà ci sia stata tolta, ci accorgiamo, sempre, soltanto quando ormai non la possediamo più.
La libertà è un dono di Dio, è il più grande dei doni di Dio e per rendercelo Egli ci ha “dato” Gesù Cristo. Anzi, la libertà è individuabile con Cristo stesso. (2Cor. 3:17) (proprietà transitiva)
L’uomo si è ritrovato privo di libertà essendo caduto vittima del laccio del diavolo (2Tim. 2:26) e ogni volta che l’uomo preferisce seguire altro e non adempie così la volontà di Dio, rinuncia volontariamente alla possibilità di godere della vera libertà. (2Tess. 2:9-12)
Essere liberi:
  • Significa essere padroni di se stessi.
  • Significa essere uomini.
  • Significa portare in se l’immagine di Colui che ci ha creato. (Gen. 1:26)
  • Significa adempiere personalmente lo scopo di Dio per noi. (Isaia 43:7; Efesini 2:10).


  • DOVE TROVARE LA LIBERTÀ
    Stiamo parlando come persone che conoscono ed apprezzano pienamente la libertà. Chi, però, si trovasse sotto il dominio dell’avversario, dove andrebbe a trovare la sua libertà? (Atti 10:38)
    Abbiamo già letto che: «…Dov’è lo Spirito del Signore, ivi è libertà». (2Cor. 3:17) e quindi qui, in questo luogo ed in questo momento, noi siamo in un luogo di libertà, anzi nella vera casa della libertà per l’uomo. (Sal. 133)
    Questo luogo è tale, non solo per coloro che conoscono i benefici della vera libertà, ma anche per coloro i quali, avendola ricevuta, si studiano di conservarla. (2Pietro 1:10)

    LA LIBERTÀ DONO DI DIO (Quanto e a chi costa la nostra libertà)
    Dio avrebbe potuto crearci “obbligati, legati” a certe condizioni, ma ha preferito per noi e per ogni creatura morale, la libertà.
    Infatti, ha anche preparato per noi il suo “agnello sacrificale” (1Pietro 1:19-20). Egli è stato il prezzo pagato per la nostra libertà ed il suo sangue è il sangue che l’ha bagnata (Efesini 2:13; Ebrei 10:19; Apoc. 1:5) nonostante noi avessimo mostrato disprezzo, rendendoci schiavi del serpente.
    Nel dono di Cristo, Dio manifesta la sua fede per l’uomo (Isaia 63:8) e anche se è costato disprezzo, dolore, sacrificio, il suo dono è un dono senza pentimento o irrevocabile (Rom. 11:29), anzi, Egli aspetta di “vedere”il frutto del suo tormento ed esserne saziato. (Isaia 53:11)

    COME USARE LA LIBERTÀ
    Credo che, con tutto quello che sappiamo esser dotato di grande valore, usiamo tutte le accortezze e le cure per conservarlo integro nel tempo, badando così a conservarne immutato il valore.
    Usare queste cose in una maniera impropria le priva dello splendore, le fa perdere di valore se non le rende, addirittura, inutili.
    La libertà non deve mai essere una scusa; (Gal. 5:13; 1Pietro 2:16)
    non deve subire gli affronti di chi, non riuscendo ad apprezzarla, la usa in maniera impropria ed inadeguata. (1Cor. 10:28-29)
    La nostra personale libertà non deve mai essere motivo di scoraggiamento per i nostri fratelli, perché nella vera libertà non può mancare l’amore che ti fa privilegiare l’altrui piuttosto che il proprio. (Gal. 5:13; 1Cor. 10:24)

    CONSERVARE LA LIBERTÀ
    Per chi ha imparato ed apprezza il valore della libertà, nessun prezzo, nessuna rinuncia, nessun sacrificio sarà mai troppo elevato perché si decida di farne a meno.
    D’altronde, sarebbe la stessa cosa per tutto quello che rende ricca, nel vero, la nostra vita. Solo chi è veramente libero (Giov. 8:36) può apprezzarne tutto il valore e studiarsi di conservare questa sua condizione privilegiata. (2Tim. 2:15)
    Ciò vuole anche dire che c’è una falsa libertà, un’illusione che ti potrebbe lasciare confuso. (1Pietro 2:6)
    C’è una perseveranza che ci condurrà nell’eterno luogo della libertà (Matteo 10:22; 24:13), la vera terra della libertà.
    Tutto questo sarà esclusivamente conseguenza dello studio che avremo messo nel perseguire la verità, nella sua guida e con il suo aiuto. (Giac. 1:25)

    CONCLUSIONI
    Molti giovani hanno timore di dare il loro cuore a Gesù perché guardano a coloro che li hanno preceduti in questa scelta.
    Se è il timore per la santità delle cose che ti sono poste innanzi che ti frena, allora hai i sentimenti giusti per accostarti ad esse.
    Se ti intimorisce il fatto che ti sembrino così estranee e lontane ti consiglio allora di approfondire seriamente il senso del loro valore.
    Forse hai paura di quello che ti sarà chiesto di essere e di operare, del prezzo che dovrai necessariamente pagare: guardati intorno, agli esempi che ti sono posti davanti. (Filippesi 3:17; Ebrei 12:1)
    Non badare ai rumori emessi dai tanti.
    Quando i rumori cesseranno, gustando il valore della pace, non potrai che apprezzare il loro silenzio che con un sospiro di sollievo.
    Scoprirai, però, nella tua vita, nei tuoi pensieri, nelle tue azioni la medesima opera di coloro che ci hanno fatto da padri, da fratelli, da conservi nel Signore.
    Ci sono uomini (maschi e femmine) ed uomini: uomini carnali, con il senso delle cose degli uomini e uomini spirituali, con il senso delle cose di Dio, che a costo di sacrificio, hanno scavato, scavato profondo perché hanno guardato in alto. (Ebrei 11:32-40)

    Raffaele Frezza

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