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L'edificazione della Chiesa
Nella chiesa di Corinto si manifestavano i carismi dello Spirito Santo, ma da quanto riportato dall’apostolo Paolo nei capitoli Atti 12,14, risulta che quei credenti avevano bisogno di insegnamenti basilari sull’argomento. In questa chiesa il disordine si rifletteva anche nell’esercizio dei doni spirituali. L’intenzione di Paolo non è quella di soffocare o impedire l’esercizio dei carismi dello Spirito Santo, ma desidera che i credenti fossero arresi sempre di più alla guida dello Spirito Santo e che capissero la natura e il vero scopo dei carismi nella Chiesa.
a) L’esigenza della conoscenza (Atti 12:1, 2)
I Corinzi come tutti i Greci ritenevano molto importante la cultura e la conoscenza, l’apostolo dà loro un insegnamento approfondito sul concetto di conoscenza spirituale tanto diversa da quella umana. Avevano necessità di conoscere le cose dello Spirito tanto diverse dalla religione pagana degli idoli muti (Atti 12:2) che un tempo seguivano per ignoranza.
b) L’avvertimento contro false influenze (Atti 12:3)
“Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: «Gesù è anatema!» “… Il termine anatema è una traslitterazione del greco e significa “maledetto”. Sembra strano che i Corinzi avevano bisogno di una tale spiegazione, ma probabilmente in qualche messaggio carismatico si era manifestata qualche influenza avversa, oppure qualche ebreo introdottosi nella comunità con questo aggettivo affermava che Gesù non era divino in quanto gli ebrei ritenevano maledetto chiunque è appeso al legno (Galati 3:13; Deuteronomio 21:23).
c) Il valore della Signoria di Cristo (Atti 12:3)
“e nessuno può dire: «Gesù è il Signore!» se non per lo Spirito Santo.”
Chiunque può dire “Signore” con superficialità. Gesù stesso ha detto: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Matteo 7:21). Soltanto lo Spirito Santo può infondere la profonda convinzione della Signoria di Cristo nell’animo umano e metterlo in intenso contatto con la realtà attuale della presenza di Gesù: “Cristo in voi la speranza di gloria” (Colossesi 1:27). Infatti è lo Spirito Santo che rende Gesù nostro contemporaneo.
    I.   CARISMI, MINISTERI E OPERAZIONI (Atti 12:4-6)
Nel linguaggio comune “carisma” ha il significato di fascino personale, prestigio, forte ascendente sugli altri e di assumere una funzione di guida, di capo. L’aggettivo “carismatico” ha il significato di prestigioso, affascinante, trascinatore. In senso biblico e teologico, invece, significa un “dono di grazia ”, una “capacità ”, un ‘abilità spirituale” data da Dio. I versetti (Atti 12:4-6) mettono in evidenza un paradosso spirituale, notiamo infatti i termini ripetuti: “diversità… medesimo…” (Atti 12:4); “diversità… medesimo …” (Atti 12:5); “varietà… medesimo…” (Atti 12:6). Questo è il mistero unitario della Trinità: lo Spirito, il Figlio, il Padre che operano “tutte le cose in tutti”. Lo stesso termine originale, in questi versetti viene tradotto “diversità” e poi “varietà”. Diversità può sottintendere contrasto e disuguaglianza, invece qui significa soltanto varietà, tipi differenti (Cfr Efesini 3:10). Nelle tre Persone distinte della Trinità non esiste contrasto ma unità perfetta e perfettamente in armonia. Così è nelle azioni diverse che Dio manifesta in seno alla Sua Chiesa. I carismi ci parlano dell’unità della Chiesa, nella varietà dei suoi singoli membri. “Dio opera tutte le cose in tutti” vuol dire che Egli è all’opera in tutti i credenti che si arrendono a Lui. Da questi versetti (Atti 12:4-6) notiamo che tutta la Trinità è all’opera per il benessere della Chiesa: lo Spirito Santo distribuisce i carismi (Atti 12:4); Gesù, il Signore glorificato distribuisce i ministeri (Atti 12:5); Dio Padre compie le potenti operazioni (Atti 12:6).
    II.   I CARISMI
Il termine “carisina” è stato tradotto impropriamente “dono”. I carismi sono abilità e facoltà provenienti dalla grazia di Dio e assegnate momentaneamente ai credenti, battezzati nello Spirito Santo, perché siano esercitati soltanto nell’occasione in cui lo Spirito Santo li distribuisce e per lo scopo da Lui voluto (1 Corinzi 12:11).
    III.   I MINISTERI
Il termine “ministero” è l’amministrazione, il compito, l’ufficio di servire. Quindi è il mezzo per esprimere l’opportunità del servizio a Dio. Nell’originale greco sono usati due termini:
 
Diaconia che significa l’ufficio del servitore, da cui deriva la parola “diacono ”, “colui che amministra”. Nel caso specifico la diaconia è il servizio reso alla comunità nell’assistenza spirituale e materiale che nel tempo ha acquistato il significato legato al ministero pratico e spesso privato, in collaborazione col “ministero della Parola” (Atti 6:4).
 
Leitourgia (pubblica opera), da cui deriva l’italiano liturgia, che nel N.T. indica “sacra amministrazione”, “culto pubblico ed integrale a Dio” e si riferisce al Ministero della Parola. I ministeri sono dati dal Signore glorificato (Efesini 4:7-11).
    IV.   LE OPERAZIONI
Sono manifestazioni della potenza divina che non sono incluse nei carismi e ministeri. Ad esempio le visioni e i sogni (Atti 16:9; 27:23); oppure interventi divini che non possono essere identificati in altro modo (Atti 16:26).
    V.   DIFFERENZA TRA MINISTERI E CARISMI
I ministeri vengono chiamati tecnicamente i “ministeri del Signore glorificato”, perché dopo che è stato glorificato ha donato i ministeri alla Chiesa!
Dio è presente nella chiesa e il Signore abbonda in grandezza e in grazia! Vi è una grande varietà di doni: (Romani 12:6-8; 1Corinzi 12:28; Efesini 4:11).
La Scrittura insegna la distinzione tra ministeri e carismi:
 
I ministeri sono preceduti da una chiamata divina, i secondi da un impulso dello Spirito Santo;
 
I ministeri sono dati dal Signore Gesù glorificato (Efesini 4:8-11); i carismi sono distribuiti dallo Spirito Santo (1 Corinzi 12:4);
 
I ministeri sono designati per un servizio, i carismi sono doni di Grazia;
 
I ministeri sono uffici, dati ad alcuni e personali (Atti 6:3, 4); i carismi sono comuni, episodici ed impersonali (Atti 2:17, 18; 1Corinzi 11:4, 5, 24, 31). Quando si parla di ministero il riferimento è sempre alla persona che lo esercita, mentre quando si parla di carismi il riferimento al loro esercizio. Quindi riferirsi a un credente dicendo che “ha il dono di profezia” (o qualsiasi altro carisma) è improprio. È lo Spirito Santo che, sovranamente, distribuisce “… i doni a ciascuno in particolare come “Egli vuole” (1 Corinzi 12:11);
 
I ministeri servono per la Chiesa universale (Efesini 4:8-11), i carismi servono per la comunità locale (1 Corinzi 12:1, 23).
    VI.   LO SCOPO DEI CARISMI
I carismi dello Spirito Santo hanno lo scopo di rinforzare la Chiesa, edificarla, consolarla, esortarla (1 Corinzi 14:3). Ogni cosa deve essere fatta per il “bene comune” (1 Corinzi 12:7).
    VII.   LA CLASSIFICAZIONE DEI CARISMI (Atti 12:8-10)
I carismi sono nove e si possono raggruppare in tre gruppi:

1.       CARISMI DI PENSIERO SOPRANNATURALE:
  a.
La parola di conoscenza: il carisma della parola di conoscenza non deve essere confuso con una conoscenza acquisita mediante lo studio o l’esperienza cristiana. Esso è l’illuminazione momentanea e inaspettata che lo Spirito Santo dona per rivelare condizioni o circostanze ignote alla persona che utilizza il dono (Atti 5:1-4).
L’illuminazione operata dallo Spirito Santo in tale dono, può rimanere inespressa nella mente.
  b.
La parola di sapienza: consiste nella capacità momentanea e inaspettata che lo Spirito Santo dona per risolvere problemi umanamente irrisolvibili, presentandone il rimedio. Il carisma della “parola di sapienza” può essere donato dallo Spirito Santo per difendersi da attacchi, persecuzioni e contro chi si fa beffe e si oppone alla verità dell’Evangelo (Luca 21:14, 15; 12:11, 12; Atti 7:9, 10). Il carisma della “parola di sapienza” implica che inaspettatamente il credente proferisca qualcosa attraverso l’influenza diretta dello Spirito Santo in un determinato momento.
  c.
Il discernimento degli spiriti: il carisma del discernimento degli spiriti è la capacità soprannaturale di distinguere il tipo di spirito che agisce e si manifesta. Non è il discernimento e l’avvedutezza che tutti i cristiani hanno e che acquisiscono sempre di più maturando nell’esperienza cristiana. Ma è la capacità soprannaturale di distinguere il tipo di spirito che agisce e si manifesta in una determinata circostanza (2 Pietro 2:1).
Esso è una facoltà momentanea e inaspettata che lo Spirito Santo dona per intuire, valutare, discernere e distinguere l’origine e gli scopi delle manifestazioni spirituali (Atti 13:9, 10; 16:16-18). Nell’uomo possono operare tre tipi di spiriti: lo spirito di Dio, lo spirito dell’uomo, lo spirito del male.
Alla luce dell’Evangelo, l’uso di questo carisma serve:
      A mettere in luce e sconfiggere e annullare i piani dell’avversario (Atti 8:20, 21; 13:10);
      A provare gli spiriti (1Giovanni 4:1-4; 1Timoteo 4:1, 2);
      A discernere i cuori (2 Timoteo 3:1-5);
      A riconoscere la verità dall ‘errore (2 Pietro 2:1);
     
Ad intuire immediatamente, ciò che non si potrebbe comprendere o intuire umanamente (2 Corinzi 11:14, 15)

2.       CARISMI DI POTENZA SOPRANNATURALE
Questi carismi sono definiti così, perché manifestano la potenza di Dio.
  a.
Il carisma della fede: è il carisma più completo tra i carismi di Potenza soprannaturale, poiché tramite l’esercizio della fede, si permette allo Spirito Santo di manifestarsi con opere potenti, miracoli o con guarigioni. Il carisma è definito con: “implicita fiducia in Dio che compie grandi opere”.
Nel Nuovo Testamento il termine fede ricorre innumerevoli volte e si può affermare che esistono tre manifestazioni di fede:
      Fede che permette a Dio di salvare (Luca 7:50; Efesini 2:8);
     
Fede, fiducia, fedeltà (dal greco “pistis“) è un aspetto del frutto dello Spirito Santo (Galati 5:22) è una fedeltà risultante dalla fiducia in Dio, la nostra fede è alimentata e accresciuta dal rapporto continuo che abbiamo con Dio, per mezzo di tale rapporto noi speriamo e continuiarno a sperare nell’Iddio d’amore! Per fede possiamo “vedere l’invisibile e credere l’incredibile” (Ebrei 11:1, 2)
      Fede è intesa anche come dottrina (Giuda 3)
   
Il carisma della fede è la fede suscitata in noi dallo Spirito Santo per farci dire cose o compiere azioni inaspettate con effetti miracolosi o per mostrare la potenza di Dio (Atti 3:3-6, 16).
Molti credenti hanno avuto la consapevolezza, di fronte a particolari situazioni, che una fede speciale era stata suscitata in loro per affrontare certe circostanze (Atti 14:8-10; 20:9-12).
  b.
Il carisma delle guarigioni. È quella facoltà momentanea e inaspettata che conferisce lo Spirito Santo per dare la guarigione a tutti i tipi di malattie (Atti 3:6; 9:34). Esercitò sia il carisma della fede che quello di operare guarigioni!
Anche il carisma delle guarigioni è estemporaneo, sempre soggetto alla suprema volontà di Dio (1Corinzi 12:11; 1Giovanni 5:14). E questo spiega perché alcuni sono guariti ed altri no
(Giobbe. Paolo, Timoteo, Epafrodito…)
  c.
Il carisma della potenza di operare miracoli. Il miracolo esula completamente dalla conoscenza dell’uomo, pertanto non può essere spiegato. È quella facoltà di operare miracoli in modo inaspettato, secondo la sovranità dello Spirito Santo. Mentre le guarigioni sono limitate alle malattie fisiche, i miracoli riguardano in generale la sfera del soprannaturale (Matteo 14:25; Atti 2:22).

3.       CARISMI DI PAROLA SOPRANNATURALE
  a.
Profezia: Nel suo significato più ampio, profezia comprende ogni espressione da parte di Dio. Il termine originale greco, è vasto di significati: “profezia”, “messaggio che viene da Dio”. “predicazione ispirata da Dio”.
Il carisma di profezia si può definire come la facoltà momentanea e inaspettata, data dallo Spirito Santo, di porgere alla comunità un messaggio estemporaneo da parte di Dio, di solito breve ed incisivo (Atti 11:27, 28, 21:10, 11). Paolo è convinto che questo carisma è molto utile per la chiesa, esorta quindi i credenti a desiderarlo e a ricercarlo (1 Corinzi 14:24, 39).
Il carisma di profezia ha lo scopo di edificare, esortare, consolare, (1 Corinzi 14:3, 26, 31), convincere i non credenti (1 Corinzi 14:24), istruire (1 Corinzi 14:31); la parola greca manthànoosin significa: imparare, venire a sapere.
È utile attenersi ad alcuni principi per l’uso del carisma di profezia:
      Non disprezzare le profezie (1 Tessalonicesi 5:20);
      Ogni cosa deve essere fatta con decoro e con ordine (1 Corinzi 14:40, 32, 33, 14:1, 3, 4, 12);
      Profetizzare secondo la proporzione della propria fede;
      Esaminare ogni cosa (1 Tessalonicesi 5:21);
     
Ritenere il bene (1 Tessalonicesi 5:21). Per valutare correttamente le profezie bisogna rifiutare il falso insegnamento e la cattiva testimonianza (Matteo 7:5, 6).
Per essere veramente puro, il carisma richiede una comunione molto intensa tra il credente il Signore!
  b.
Il carisma delle lingue: è quella facoltà momentanea, data dallo Spirito Santo per pronunciare in altra lingua, a lui sconosciuta, un messaggio da parte di Dio, come dimostrazione pratica della presenza di Dio (1 Corinzi 14:22). Naturalmente c’è una netta distinzione tra il segno delle lingue, che è espressione della lode e adorazione a Dio e l’edificazione personale, e il carisma delle lingue, che è un messaggio a cui necessariamente deve seguire l’interpretazione, affinché la comunità sia edificata (1 Corinzi 14:9, 4, 5, 27). Come tutti gli altri carismi, anche quello delle lingue deve essere usato in modo controllato (1 Corinzi 14:32).
  c.
Il carisma dell’interpretazione delle lingue. Questo carisma non è l’attitudine naturale a comprendere le lingue straniere, quindi non è la traduzione di un linguaggio comprensibile, ma la facoltà momentanea, data dallo Spirito Santo per rendere il senso del messaggio dato in altra lingua nella lingua comunemente parlata (1 Corinzi 14:27).

    Pasquale Puopolo
 
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