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Il profeta Isaia ne parlò di questo nuovo stato finale del cielo e della terra (Isaia 65:17 «Poiché, ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria»).
Questo primo cielo sarà trasformato e rinnovato (Apoc. 20:11 a&quo;Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro»; Salmo 102:25-26 «nel passato tu hai creato la terra e i cieli sono opera delle tue mani; essi periranno, ma tu rimani; tutti quanti si consumeranno come un vestito; tu li cambierai come una veste e saranno cambiati»t;).
Anche Pietro ne parla in 2° Pietro 3.10-13 «Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia».
Gesù stesso ne fece riferimento in Matteo 5:18 «Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto». Matteo 24:35 «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».
Anche la terra sarà «nuova» dal greco «Kainos» parola che si impiega quando paolo parla della «nuova creatura» 2° Cor. 5:17, del «nuovo uomo» Efes. 2:15 e del vestimento dell'«uomo nuovo» Efes. 4:24.
Il termine greco ci suggerisce una nuova creazione con elementi dell'antica creazione.
Per i TdG il «nuovo cielo» e la «nuova terra» rappresenta una società di individui giusti che rimarranno sopra questa vecchia terra, con i suoi vecchi mari.
Ma l'apostolo Giovanni non parlava di un cielo e di una nuova terra simbolici, ma tangibili, materiali e reali.

    Alcune cose che vengono escluse
a) Non ci sarà più il mare(Apoc. 21:1).
L'assenza del mare impressionò fortemente Giovanni e ciò é più comprensibile visto che il mare occupa i tre quarti della nostra terra.
Il mare sempre ha simbolizzato le masse senza tranquillità dell'umanità. A causa della sua caratteristica di esser spesso agitata e frequentemente causa di distruzione e di morte, quest'elemento che divide le nazioni e le chiese, non poteva esistere in un mondo in cui regna una «vita senza fine ed una pace senza confini».
Tutto sarà tranquillità e pace nel cielo. Non ci sarà il mare ma ci sarà un fiume che scende dal trono di Dio.

b) Non ci sarà più la morte (21:4).
È definita il re degli spaventi (Giobbe 18:14). Fu gettata nello stagno di fuoco.
La sofferenza umana è in relazione con il presente ordine. La morte come conseguenza del peccato, produce lacrime, pianti e dolori… ma nell'eterno ordine non esisterà nulla di tutto questo. Oggi si parla di un defunto come di un «caro scomparso», lo si priva addirittura del proprio nome e lo si chiama »buon'anima», i cinesi dicono «tuo padre é ancora in posizione?». La propaganda commerciale fa di tutto per aiutarci a negare l'ultimo fatto della vita. Miliardi vengono spesi nell'industria cosmetica che promette creme e lozioni per ritardare il processo d'invecchiamento e dare una giovinezza duratura. Le marce sulle strade di prima mattina, palestre sono divenuti i mezzi per mantenere in forma il corpo e prolungare la vita. Si usano alimenti con fibre, si abbandona il fumo, ma la Bibbia dice che in un modo o nell'altro noi morremo. (Ebrei 9:27 «Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio») e che la vita é passeggera (Giac. 4:14 «mentre non sapete quel che succederà domani! Che cos'è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce»).
Ma la Bibbia ci dà una speranza e ci dice in 1° Cor. 15:26 «L'ultimo nemico che sarà distrutto, sarà la morte». Gli uomini riceveranno immortalità e immarcescibilità.
Per il cristiano la morte può essere affrontata realisticamente e vittoriosamente, perché egli sa che (Rom.8:38-39 «Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore»).
Un credente Patrick Henry scrisse nel suo testamento: «ho lasciato tutti i miei beni alla mia famiglia. Ma c'é ancora una cosa che avrei voluto lasciare loro ed é la mia fede in Cristo Gesù. Se avessero questo ed io non avessi lasciato loro neanche un a lira, sarebbero ricchi,; se non avessi loro dato ciò e avessi dato loro tutto il mondo, sarebbero in realtà poveri».
L'eternità è quindi dipinta come un luogo nel quale saranno assenti quegli elementi negativi del destino umano che sempre lo accompagnano su questa terra: morte, dolore, pianto e angoscia.
La Parola di Dio non nega mai la realtà del dolore e della morte che dilagano su questa terra, ma essa brilla già ora per l'assicurazione che ci vien data che in quel futuro radioso non esisteranno più.

c) Non ci sarà più il Tempio (21:22).
Mentre Giovanni, nel cielo, ammirava la santa città, non vi scorgeva alcun Tempio. Ciò contrastava con l'ordinamento contenuto nell'Antico Testamento nel quale il Tabernacolo ed il Tempio occupavano un posto centrale di grande importanza ed onore. Anche durante il millennio sarà eretto un Tempio per l'adorazione di Dio, ma nell'eternità Dio e l'Agnello saranno il Tempio.
Non sarà più necessario recarsi in qualche determinato luogo per ricercare la presenza di Dio: essa sarà conosciuta e sentita universalmente, penetrando ogni cosa, come la luce del giorno. Secondo l'etimologia «tempio» viene dal greco «temno», «io taglio». Il tempio era un frammento, una proiezione del mondo celeste nel terrestre.
Gesù stesso vide il tempio come qualcosa di secondario in relazione alla vera adorazione a Dio Giov. 4:24 «Dio è Spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in spirito e verità».
Il tempio dal greco "naos" è il luogo speciale per adorare Dio e dove si spera che la Sua presenza sia manifestata. La Nuova Gerusalemme non necessita del tempio, perché la presenza di Dio starà sempre con loro. Levitico 26:11-12 «Io stabilirò la mia dimora in mezzo a voi e non vi detesterò. Camminerò tra di voi, sarò vostro Dio e voi sarete mio popolo»; Ezechiele 37:27 «la mia dimora sarà presso di loro; io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo». La shekinà invaderà qualsiasi angolo della città celeste.

d) Non ci sarà più né sole, né luna (21:23).
La nuova luce che illuminerà tutto e tutti sarà la gloria di Dio. Colui che disse in Giov. 8:12 «Io sono la luce del mondo» sarà la luce dell'amata città di oro. I credenti cammineranno nella luce.
Un solo raggio di questa gloria fu causa della cecità di Saulo da Tarso mentre si recava a Damasco perseguitando i seguaci di Cristo. Ma nei nuovi cieli quella stessa gloria risplenderà chiara e limpida, non più offuscata da alcunché.
Il dr. Wilbur Smith osserva che «noi abbiamo bisogno di una candela per rischiarare un ambiente buio per la notte, ma non di giorno quando risplende il sole; similmente abbiamo bisogno del sole e della luna mentre siamo ancora su questa terra, ma, quando saremo nei nuovi cieli e ci troveremo alla presenza di Dio, che è la vera luce, non avremo più questa necessità». Isaia 60:19 «Non più il sole sarà la tua luce, nel giorno; e non più la luna t'illuminerà con il suo chiarore; ma il Signore sarà la tua luce perenne, il tuo Dio sarà la tua gloria».
e) Non ci sarà più notte (21:25).
«Le porte non saranno più chiuse» così facevano nelle città fortificate, con il calare del sole chiudeva le porte per protezione dal nemico. Ma Dio sarà la nostra luce perenne.
L'uomo ha sempre temuto l'oscurità. Nel camminare nei vicoli scuri fa rizzare i peli a chiunque.
La notte del peccato sarà passata e l'alba del giorno eterno sarà spuntata. "Tutte quelle tenebre (il peccato che copre l'anima come la notte, il dolore che porta l'oscurità nel cuore) saranno eliminate per sempre. Le porte della città resteranno aperte anche durante il giorno e la pace regnerà dappertutto: la notte non può esistere quando Dio, l'Onnipotente, è il Sole che illumina ogni cosa" (Efficott).
Le porte si chiudevano anche il giorno di sabato per il riposo Neemia 13:19 «Non appena le porte di Gerusalemme cominciarono a essere nell'ombra, prima del sabato, ordinai che queste fossero chiuse, e che non si riaprissero fino a dopo il sabato; e collocai alcuni dei miei servi alle porte, affinché nessun carico entrasse in città durante il sabato» ma noi vivremo di un eterno riposo senza più alcun peso.

f) Non ci sarà più alcuna contaminazione (21:27).
È questa una delle più benedette fra le divine affermazioni offerteci dalla Parola. L'ingresso nella città sarà permesso solo a coloro i cui nomi sono scritti nel Libro della Vita dell'Agnello, e tutto ciò che sa di malvagio sarà escluso.
Solo il peccatore pentito sarà accettato. Harry Lacey osserva che «nessuna apparenza di menzogna potrà mai offuscare la realtà della purezza esistente nella città, nessun idolo potrà rivaleggiare con il Suo Sovrano e nulla potrà oscurare la sua bellezza o contaminare la sua purezza».
Tutti gli abitanti di questa città vestono robe di lino fino che sono le opere giuste dei santi. Senza la santificazione nessuno vedrà il Signore. Isaia 52:1 «Risvégliati, risvégliati, rivéstiti della tua forza, Sion! Mettiti le tue più splendide vesti, Gerusalemme, città santa! Poiché da ora in poi non entreranno più in te, né l'incirconciso né l'impuro».

g) Non ci sarà più maledizione (22:3).
La maledizione fu il risultato della caduto di Adamo ed Eva.
Nella parola «maledizione» si riassumono tutti i mali umani, significa che la tragedia umana non ci sarà nel cielo.
La creazione originale fu maledetta a causa del peccato, ma nell'eternità questo non esisterà più: conseguentemente non esisterà nemmeno la maledizione.
Non essendoci nemmeno il diavolo in questa nuova terra, non ci sarà possibilità di caduta.
Le Scritture cominciano con il paradiso (Gen. 1 e 2) e finiscono col paradiso (Apoc. 22). Ma la conclusione é ben più gloriosa dell'inizio.
Il paradiso futuro non é solamente il paradiso perduto ritrovato, ma é innanzitutto il paradiso celeste e eternamente trasfigurato.
Nel paradiso perduto vi era un pericolo: (Gen 2:17 «ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai»); nel paradiso trasfigurato regna invece una piena sicurezza (Apoc. 22:3 «Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell'Agnello; i suoi servi lo serviranno»).
Nel paradiso perduto, il serpente suggerì (Gen. 3:5 «ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male»), ma la promessa era ingannatrice; nel paradiso trasfigurato, é Dio che mediante la Sua Parola afferma che (Apoc. 22:4 «vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte»).
Il paradiso si chiuse con la disfatta dell'uomo (Gen. 3:24 «Così egli scacciò l'uomo e pose a oriente del giardino d'Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell'albero della vita»); il paradiso trasfigurato rimane per sempre per coloro che hanno vinto (Apoc. 2:7 «Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò da mangiare dell'albero della vita, che è nel paradiso di Dio»).
Nei capitoli 21 e 22 dell'Apocalisse vengono menzionate sette «cose nuove»: Un nuovo cielo, una nuova terra, una nuova Gerusalemme, un nuovo popolo, una nuova adorazione, un nuovo luminare ed un nuovo paradiso (21:1-8,22-23; e 22:1-2).
Tutto questo non fa che confermare le parole del nostro Creatore e Salvatore e Redentore Cristo Gesù «Colui che é seduto sul trono diceva «Ecco, io fo ogni cosa nuova».
Nel giubilo celeste tutte le creature riscattate lo loderanno con questo cantico trionfante: «A COLUI CHE SIEDE SUL TRONO E ALL'AGNELLO SIANO LA BENEDIZIONE E L'ONORE E LA GLORIA E L'IMPERIO, NEI SECOLI DEI SECOLI AMEN». Associamoci anche noi con loro.

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