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Un mondo alienante

IL TEMA DELLO STUDIO, che prende le mosse dall’argomento generale dell’incontro Nazionale, potrebbe fin da subito trarre in inganno quanti vogliono approfondire la conoscenza di argomenti così attuali e importanti per i giovani credenti che si trovano a vivere ormai in un contesto sempre più virtuale. Prima di analizzare ogni riferimento biblico, che può tornare utile per la nostra serie di valutazioni, occorre far chiarezza su alcuni principi fondamentali che, siamo certi, ci spingeranno ad una riflessione profonda ed edificante. Getteremo le basi per le valutazioni che seguiranno nei prossimi studi, e che riguarderanno i “cristiani in un mondo virtuale”.
Quando individuiamo la parola “mondo” nella Sacra Scrittura tendiamo ad identificare un’entità astratta e lontana che sembra appartenere sempre e solo agli altri, in particolare ai malvagi e ai reprobi della società. Ma siamo sicuri che le cose stiano veramente così? Cos’è il mondo, dunque? Usiamo spesso questa parola per descrivere più realtà. La Bibbia (N.R.) riporta il termine, in tutte le sue accezioni, ben 222 volte. Un numero davvero notevole di citazioni che descrive diverse realtà materiali, sociali e, soprattutto, spirituali. Di queste ultime vengono poi toccate, nella maggioranza dei versetti riportati nel N.T., le molteplici sfaccettature. Ovviamente non potendo analizzare singolarmente ognuna di esse, cercheremo di soffermarci sulla definizione a noi più congeniale: il mondo… siamo noi stessi senza la Grazia di Cristo Gesù!

I. Una Corretta Valutazione - Giovanni 17:14,15
Il “mondo” si definirebbe, dunque, come quell’insieme di sentimenti, pensieri, attitudini e azioni che caratterizzano la vita dell’essere umano caduto nello stato di peccato e d’inimicizia nei confronti di Dio. Ciò si concretizza nell’offuscamento delle menti, con il turbamento dei cuori e mediante la degenerazione degli aspetti naturali, tale da renderci completamente difformi da ciò che il nostro Creatore aveva desiderato per noi (2 Corinzi 4:3, 4). Tale stato viene anche indicato nella Scrittura come quello dell’uomo “naturale” (1 Corinzi 2:12-14). Tale condizione si manifesta nei singoli individui come nelle collettività, nelle quali essi interagiscono esercitando gli uni verso gli altri una forte influenza, inducendosi reciprocamente a un allontanamento vieppiù dannoso dal Signore (1 Giovanni 4:5). Per la medesima ragione quanti vivono un reale rapporto di comunione con Lui vengono disprezzati e, spesso, screditati da molti (1 Giovanni 3:13). I primi saranno, infatti, guidati e sospinti in ogni cosa dallo Spirito Santo, mentre gli altri dalle proprie passioni, istinti e reazioni, che la Bibbia racchiude nel termine “carne” (Galati 5:16, 17).
Anche noi credenti, un tempo, siamo stati “del mondo”: prima della Salvezza! (Efesini 2:1-3). Dobbiamo però vigilare per non tornare a esserlo. Ciò avviene ogni qualvolta non viviamo in comunione con il nostro Signore, divenendo, di fatto, ostili alla causa di Cristo, sebbene frequentiamo luoghi o persone conformi alla Sua volontà (Matteo 16:22-23). Se non siamo in comunione con il Signore, se la Sua azione non è percepita dalle anime nostre, se la Sua presenza sembra non arrecarci beneficio vuoi dire che stiamo giacendo, come altri, in luoghi pericolosi (1 Giovanni 5:19) e ciò ci “allontana sempre di più da Lui” e pertanto diventa “alienante”.
Ma vi è una gloriosa speranza che dà forza all’anima nostra: che la nostra fede in Cristo Gesù vince il peccato (il mondo), sovrasta la vecchia natura colmandola di grazie celesti ed annulla ciò che ci separava da Dio, aprendo orizzonti eterni e gloriosi (1 Giovanni 5:4, 5; cfr. 1Giovanni 2:17). Ciò ci proietta in considerazioni più personali che riguarderanno, d’ora in poi, il “nostro mondo”. Quest’ultima espressione sottolinea la soggettività mediante la quale vediamo, valutiamo, apprezziamo o disapproviamo ciò che ci attornia o che avviene in noi stessi, senza dimenticare mai che di essi, non siamo esclusivamente succubi ma, in molti casi, anche fautori.
È logica la conseguenza: tutto ciò che facciamo, che diciamo, che proviamo, ogni aspetto della nostra vita, ogni ambito della nostra quotidianità, ogni estensione della nostra realtà, vissuta nella vera e piena comunione con Dio, potrà essere occasione di benedizione e crescita; diversamente, può divenire dannosa (1 Corinzi 6:12; 10:23). Tra queste estensioni, annoveriamo quello che oggi viene definito come “mondo virtuale”.

II. Una Nuova Consapevolezza - Giovanni 17:16,17
Che cosa è dunque il mondo virtuale? Come si colloca nella classificazione del “nostro mondo?”. Anche in questo caso si potrebbero fare così tanti ragionamenti da riempire capitoli interi di pubblicazioni accademiche. Per quanto ci riguarda, possiamo con certezza affermare, grazie anche a valutazioni più caute e ampie, che esso è estensione della nostra quotidianità, in cui pertanto, per coerenza, vigono le medesime caratteristiche della fede vissuta nell’ambito reale (Colossesi 3:16, 17).
Di contro, se ciò che proviamo, pensiamo, vediamo, che diciamo e che facciamo nella quotidianità pratica può incidere sul bene spirituale dell’anima nostra, o a suo danno, è chiaro che il “mondo virtuale” e il “mondo reale” non si differenziano poi così tanto tra loro (1 Tessalonicesi 5:21, 22). Entrambi costituiscono gli ambiti nei quali, oggigiorno, ci troviamo a operare in maniera sempre più analoga, al punto da traslare molte operazioni dall’uno all’altro senza accorgercene nemmeno. Con le dovute differenze, essi ci propongono quotidianamente opportunità e pericoli, non per la loro natura (materiale o virtuale) ma perché in essi abbiamo a che fare con “persone” (soggette al peccato ma anche alla Grazia di Cristo). Pertanto possiamo affermare con certezza che il mondo reale (fisico) e il mondo virtuale (in tutte le sue sfaccettature) appartengono al concetto di “mondo” secondo il Nuovo Testamento.

III. Un Giusto Approccio - Giovanni 17:18, 19
Chissà quante volte avremo sentito affermazioni semplicistiche riguardo a ciò che è definito “virtuale”. Potremmo, ad esempio, vedere le considerazioni anacronistiche di alcuni, scontrarsi con le recenti normative internazionali in materia di privacy, che arrivano a definire le cosiddette “persone digitali”. Qual è allora l’approccio più corretto? Partendo dal versetto di Giovanni 17:18 vogliamo ricordarci che i nati di nuovo sono e rimangono degli “inviati” di Cristo per la causa del Vangelo nel mondo (sia reale, sia virtuale). La demonizzazione delle nuove tecnologie, così come la dichiarazione della loro inoffensività, sono esagerazioni che dobbiamo evitare. Preoccupandoci invece di custodire la nostra santificazione (Giovanni 17:19) sarà reso identico il nostro condurci nel reale come nel virtuale. Dovremmo pertanto cercare di sfruttare ogni possibilità di svolgimento del Grande Mandato senza incorrere in alcun eccesso. Ciò contribuirebbe affinché “tutto l’Evangelo” venga predicato in “tutto il mondo” (Marco 16:15; cfr. 2 Corinzi 2:14).

 
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